mercoledì 14 marzo 2018

[BlogTour] Il profumo della mimosa - Intervista all'autrice Claudia Musio


Buongiorno lettori e lettrici, siamo giunti alla quinta e ultima tappa del bellissimo BlogTour dedicato al romanzo di Claudia Musio "Il profumo della mimosa", edito da La Zattera. Oggi conosciamo meglio la scrittrice, la città di Cagliari, e affrontiamo con lei l'annoso problema della emancipazione femminile. Non perdetevela. E ricordatevi che alla fine troverete una bellissima sorpresa! Buona lettura!

1. Parlaci un po’ di te, qualcosa di Claudia che non troviamo nella biografia presente nel tuo romanzo e che vorresti far conoscere ai lettori.
Nella biografia del mio romanzo si dice che io sia un ingegnere elettrico prestato all’informatica. Questo è vero, ma è solo una parte di ciò che sono realmente. Sono un’anima in perenne lotta tra la passione per la scienza e quella per la letteratura, anche se credo che questi due aspetti non necessariamente debbano andare in contrasto. Amo tantissimo i romanzi storici che parlano di donne, non per niente sono la prima a scriverli! Scrivo da sempre, e prima di scrivere disegnavo per dare voce e vita alle mie storie. Molti si chiedono come sia possibile essere ingegneri e scrittrori, io penso che sia più facile di quanto si creda: l’ingegneria si basa su un metodo e io uso questo metodo per costruire le mie storie in modo rigoroso e, quando si parla di Storia, che rispetti ciò che è accaduto realmente, integrando la mia storia con quella con la S maiuscola.
2. All’inizio del romanzo è presente una bellissima poesia, dedicata alle donne. Come è nata? 
La poesia all’inizio del romanzo è di Maria Musio, mia zia e figlia di mia nonna, Lisetta Aramu, la donna che ha ispirato il mio romanzo. Mia zia mi fece leggere questa poesia quando le consegnai la prima stesura del mio romanzo perché lei fosse tra le prime a leggerla. Di quella poesia mi innamorai. E decisi che avrebbe aperto il romanzo e gli avrebbe dato il titolo. In quelle righe c’è il senso di tutta la mia storia, c’è l’anima di chi l’ha ispirata, quel concetto fondante per il quale lo studio e la cultura sono gli unici strumenti tramite i quali si può raggiungere la vera emancipazione.
3. A chi ti sei ispirata per il personaggio di Elisa? Quanto c’è di te nella protagonista?
Come ho scritto in precedenza, la protagonista Elisa è ispirata alla figura di mia nonna paterna, Lisetta Aramu. Conoscevo mia nonna solo per il suo essere stata la bidella del paese, ma poi, grazie a dei documenti trovati per caso, ho scoperto che questa donna era molto, molto di più. Era una donna che credeva nello studio e nella cultura come strumenti di libertà, e che, in una società come quella degli anni Cinquanta che lasciava poco spazio alla realizzazione femminile e al riconoscimento dei diritti civili (di tutti in questo caso), aveva lottato, impegnandosi socialmente e politicamente, perché i più deboli, e in particolare le donne lavoratrici, fossero tutelati. Quando ho creato il personaggio di Elisa, ho voluto darle quello stesso spirito pieno di coraggio, orgoglio e tenacia. Ho voluto che fosse un personaggio pronto a sfidare i veti di una società che vedeva le donne solo come mogli, madri o suore. Che poi, a ben guardare, Elisa è anche tutte le donne che non si arrendono, che si rialzano dopo che la vita le ha prese a pugni, che continuano a sognare e a lavorare duramente perché i loro sogni si realizzino. Io stessa mi ritrovo in Elisa, perché faccio un mestiere considerato maschile e perché ho conquistato il mio lavoro usando quella stessa tenacia.
4. Il romanzo è ambientato parzialmente a Cagliari, città che pochi conoscono, ma che fa innamorare chiunque la visiti. Cosa significa per te questa città?
Cagliari è la mia città d’adozione, è la città dei miei studi e del mio lavoro. Per chi come me viene dal paese, Cagliari è la Casteddu dei racconti dei nonni, quel luogo in cui tante ragazze andavano a servizio per aiutare la famiglia a sopravvivere. La Cagliari di Elisa è forse quella più bella, quella più vivace. È la Cagliari non ancora sventrata dai bombardamenti, ricca di cultura, dai teatri affollati, come il Teatro Politeama, dove la padrona di Elisa va spesso, facendosi accompagnare dalla bambina. La Cagliari di quegli anni è molto affascinante ed è stato bello ed emozionante ricrearla nella mia storia. Quel fascino lo mantiene ancora adesso e sono d’accordo che, una volta conosciuta, Cagliari diventa un ricordo nel cuore che non svanisce.
5. Uno degli argomenti più importanti è l’emancipazione femminile. Sicuramente dai tempi di Elisa abbiamo fatto moltissimi passi avanti, ma pensi ci sia ancora strada da fare?
Sicuramente sono stati fatti molti passi avanti dagli anni Cinquanta, ma ne restano ancora moltissimi da fare. Sono cambiamenti che riguardano soprattutto l’ambito dell’educazione e della cultura. Mi è capitato, per lavoro, di parlare ai ragazzi della mia azienda e di convincerli che la professione dell’informatico non è un mestiere maschile e che abbiamo un disperato bisogno anche del contributo delle ragazze. Quando si arriva a trasmettere questo messaggio significa che c’è un problema di fondo nella comunicazione e nell’educazione, perché nessuna ragazza dovrebbe sentirsi ‘fuori posto’ studiando ingegneria o informatica, e men che meno dovrebbe sentirsi dire “ma questo è un lavoro da uomini!”. C’è ancora tanto lavoro da fare quando penso ai condizionamenti mentali che una ragazza subisce da quando è piccola, con i negozi che dividono i giocattoli per genere, assegnando le cucine alle femmine e i droni ai maschi, senza che nessuno trovi assurda questa distinzione. Per me, quindi, l’obiettivo più importante che resta da realizzare è quello di far sì che una ragazza, e il resto della società con lei, pensi che può fare tutto perché è capace di tutto. E che l’essere donna sia un punto di forza piuttosto che una penalizzazione in termini di stipendio e gratificazioni.
6. Tornando a te, quali sono i tuoi libri preferiti? C’è un libro che ti è rimasto nel cuore e vorresti suggerire ai lettori?
I miei libri del cuore sono due. Il primo, che mi ha spinto a scrivere e che ha acceso la mia passione per l’Antico Egitto, è Il dio del fiume di Wilbur Smith. Scoprii questo libro quando avevo appena tredici anni e da allora è rimasto un caposaldo della mia libreria. Wilbur Smith, in generale, è il mio punto di riferimento per le descrizioni dei luoghi, che, ne Il dio del fiume, sono meravigliose. Il mio secondo libro del cuore è Jane Eyre di Charlotte Bronte. Amo questo romanzo per la forza della sua protagonista, per il suo orgoglio e la sua modernità. Anche Jane Eyre combatte per trovare il suo posto nel mondo, per scegliere sempre liberamente e, soprattutto, per farsi riconoscere, come pari, dall’uomo che ama, indipendentemente dalla sua classe sociale. Jane Eyre è intelligente e ama la cultura. Per me è un simbolo di modernità e libertà.
7. L’ultima domanda è, invece, per tutti gli scrittori giovani che so che seguono i blog. Penso che farsi conoscere e pubblicare oggi sia molto difficile. Hai dei consigli per loro? 
A chi ama scrivere e spera un giorno di trasformare la propria passione in lavoro dico questo: siate sempre realisti, pronti a cogliere ogni occasione per crescere e maturare. Create collaborazioni con altri autori o con chi lavora in questo settore, non abbiate mai paura di confrontarvi coi lettori, né di ricevere critiche. Si migliora proprio con i commenti negativi, perché mostrano aspetti del proprio romanzo che erano deboli e possono magari essere migliorati. E soprattutto non cedete alla trappola di chi vi propone una pubblicazione a pagamento. Sono pubblicazioni che non rispettano né voi né chi vi leggerà. Un editore che crede davvero nel suo autore investe su di lui, perché la realizzazione di entrambi va di pari passo. Quindi: passione, orgoglio del proprio lavoro ma umiltà nell’accettare le critiche e tanto lavoro per migliorarsi. 

Seguendo le istruzioni del Giveaway, uno di voi potrà vincere una copia autografata del romanzo! Che aspettate? Avete tempo fino al 18 Marzo 2018! In bocca al lupo!

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lunedì 12 marzo 2018

[Recensione] Uomini che restano di Sara Rattaro - Sperling & Kupfer


Trama
All'inizio non si accorgono nemmeno l'una dell'altra, ognuna rapita dal panorama di Genova, ognuna intenta a scrivere sul cielo limpido pensieri che dentro fanno troppo male. Fosca e Valeria si incontrano per caso nella loro città, sul tetto di un palazzo dove entrambe si sono rifugiate nel tentativo di sfuggire al senso di abbandono che a volte la vita ti consegna a sorpresa, senza chiederti se ti senti pronta. Fosca è scappata da Milano e dalla confessione scioccante con cui suo marito ha messo fine in un istante alla loro lunga storia, una verità che per anni ha taciuto a lei, a tutti, persino a se stesso. Valeria nasconde sotto un caschetto perfetto e un sorriso solare i segni di una malattia che sta affrontando senza il conforto dell'uomo che amava, perché lui non è disposto a condividere con lei anche la cattiva sorte. Quel vuoto le avvicina, ma a unirle più profondamente sarà ben presto un'amicizia vera, di quelle che ti fanno sentire a casa. Perché la stessa vita che senza preavviso ti strappa ciò a cui tieni, non esita a stupirti con tutto il buono che può nascondersi dietro una fine. Ti porta a perderti, per ritrovarti. Ti costringe a dire addio, per concederti una seconda possibilità. Ti libera da chi sa soltanto fuggire, per farti scoprire chi è disposto a tutto pur di restare al tuo fianco: affetti tenaci, nuovi amici e amici di sempre, amori che non fanno promesse a metà.

La mia opinione
Nonostante il titolo sia dedicato agli uomini, l’ultimo romanzo di Sara Rattaro, “Uomini che restano” è un inno alle donne e alla forza femminile.
Molto spesso noi donne ci convinciamo che la parte fondamentale della nostra vita sia rappresentata da un uomo, che trasformiamo come centro del nostro universo e dal quale, spesso, diventiamo dipendenti.
Le storie di Valeria e Fosca, protagoniste del romanzo, si incrociano proprio a causa di due uomini che se ne sono andati. La fuga improvvisa dei loro compagni di vita provoca nelle due uno scombussolamento tale da far credere loro che la vita si sia fermata, che le fondamenta sulle quali basavano la propria esistenza siano crollate senza alcuna via d’uscita.
Ci sono però degli elementi fondamentali da non sottovalutare mai e da ricordare quando ci si sente presi dallo sconforto. Innanzitutto la famiglia, un valore che è profondamente radicato nell’autrice e che permea tutte le pagine del romanzo. Sara Rattaro racconta le classiche famiglie italiane, quelle sempre presenti, talvolta un po’ invadenti, ma punto fermo nella vita di ciascuno di noi. Ma ci sarà spazio anche per le “nuove” forme di famiglia che, anche se non sono convenzionali, sono pur sempre regno di amore, di fiducia e stimolo per la crescita di ogni individuo che si senta davvero amato, in qualunque forma possa presentarsi quest’amore. 
La seconda parte importante è l’amicizia. Si dice sempre che gli amici sono i fratelli che ti scegli. Nella nostra vita incontriamo tante persone, alcune rimangono per poco tempo, magari per dimostrarci ciò che non vogliamo essere, altre ci saranno per sempre. E talvolta il destino sembra davvero insinuarsi nelle nostre vite per farci incontrare le persone giuste per un determinato ciclo del nostro percorso personale. Questo è quello che succede a Fosca e Valeria: avevano bisogno l’una dell’altra per capire che il dolore può presentarsi in tantissime forme e il loro incontro casuale si trasformerà in una bellissima amicizia, di quelle che restano per sempre.
Ma, soprattutto, il romanzo di Sara Rattaro è uno stimolo per risollervarsi, per credere nelle seconde opportunità, e per trovare la forza in sé stessi. Non è necessario avere qualcuno accanto per ricostruirsi una vita felice. Se la persona che credevate di conoscere all’improvviso decide di andarsene dalla vostra vita, la cosa migliore da fare è ricominciare da sé, un percorso tortuoso e spesso difficile, ma fondamentale. Perché solo quando ricominci da te stesso, inizi a conoscerti e a riconoscere le tue esigenze, solo allora puoi iniziare a pensare che ci possano essere “Uomini che restano” per sempre.
Una nota finale vorrei spenderla per la scrittura di Sara Rattaro. Questa giovane scrittrice italiana mi colpisce ogni volta con il suo stile magico, coinvolgente, una bravura che ho trovato di rado e che mi ricorda moltissimo lo stile di una delle mie scrittrici preferite, Margaret Mazzantini. 
Un libro indimenticabile, assolutamente da leggere.

Voto finale: 5/5


giovedì 1 marzo 2018

[Review Party] La locanda degli amori sospesi di Viviana Picchiarelli - Newton Compton



Trama
La locanda dei libri è un casale sulle sponde del lago Trasimeno. Negli anni è diventato un punto di riferimento per lettori onnivori e scrittori in cerca di ispirazione. L’atmosfera ricca di charme e dal tocco provenzale, le stanze traboccanti di romanzi lo rendono rifugio ideale per i clienti che cercano conforto nelle pagine e nelle storie altrui. Proprio la locanda, dopo trent’anni, fa da scenario all’incontro tra Matilde, ex psicoterapeuta e ora proprietaria del casale, e Matteo, avvocato di professione e scrittore per passione. Il loro amore, interrottosi bruscamente quando stava per diventare un sentimento assoluto e potente, sarà però costretto a fare i conti con il tempo che è trascorso, con i traguardi che entrambi hanno raggiunto e anche con gli errori commessi. Matteo e Matilde vivranno un confronto fatto di ricordi, dolore e passione. È possibile recuperare le emozioni nate tanti anni fa e che nessuno dei due ha mai dimenticato? E ritrovare quella parte di sé che senza l’altro sembrava perduta?

La mia opinione 
Il nuovo romanzo di Viviana Picchiarelli, che esce oggi per Newton Compton editori, è la storia perfetta per le sognatrici che amano i libri.
A partire dall’ambientazione, la locanda, che è un luogo dove vorreste immediatamente essere teletrasportate. Un luogo incantato, dedicato ai nostri amati libri, dove ogni stanza rappresenta un genere letterario diverso. Un posto dove si organizzano incontri letterari e dove gli scrittori e gli artisti possono godere della quiete del lago Trasimeno, sulle cui sponde sorge il casale.
Proprio qui troviamo una della protagoniste del romanzo, Matilde, una donna che ha sofferto tanto e che con l’amica Emma decide, superati ormai i 50 anni, di rimettersi in gioco con la locanda. La vita delle due scorre tranquilla finché Matteo, un avvocato-scrittore, non irrompe nuovamente nella quotidianità di Matilde, costringendola a fare i conti con il passato, con il desiderio di vivere il momento, ma con la paura di doversi di nuovo leccare le ferite a causa di una delusione ormai lontana nel tempo. 
Personaggio fondamentale nella storia è poi Ginevra, la figlia di Matteo, ragazza testarda e intelligente, che non riesce a perdonare il padre per la vita che le ha regalato, fatta di bugie e compromessi.
La locanda, nella sua magia, sarà il luogo ideale per le seconde occasioni. Non solo quella di due persone che si sono amate da giovani e che, probabilmente, nonostante il tempo trascorso, non hanno mai smesso di farlo, ma anche quella di un padre e una figlia il cui legame  indissolubile non può essere spezzato. 
Il romanzo tratta tanti temi, come il rapporto tra genitori e figli, spesso difficile e contrastato, le convenzioni sociali che costringono a scegliere una strada che non si sente propria, ma sopratutto la speranza nelle seconde opportunità. Perché non è mai troppo tardi per cambiare il proprio destino e scegliere una strada diversa da quella che sembra essere segnata per noi.


Viviana Picchiarelli scrive in modo dolce, delicato, affrontando tante tematiche importanti con una sensibilità unica. “La locanda degli amori sospesi” è perfetto per queste serate fredde, dove per evadere dalla quotidianità abbiamo bisogno di immergerci in storie romantiche e che ci permettono di sognare. Come dice anche la copertina "Benvenuti tra le pagine di un sogno".

Voto finale: 4/5

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