lunedì 26 febbraio 2018

[Recensione] Isola di Siri Ranva Hjelm Jacobsen - Iperborea



Trama
Una giovane ragazza danese ha nostalgia di un'isola verde e impervia battuta dai venti del Nord, un'isola delle Faroe dove non ha mai vissuto ma che ha sempre sentito chiamare «casa», perché da lì emigrò la sua famiglia negli anni Trenta. Comincia così, dall'urgenza di riappropriarsi delle sue origini e di una cultura che ha ereditato ma non le appartiene, il suo viaggio di ritorno a Suduroy, da cui nonno Fritz, pescatore dell'Artico, partì alla ricerca di un destino migliore, e nonna Marita, sognatrice irrequieta, fuggì verso il mondo e la modernità. Un viaggio nella storia di una famiglia e di questo piccolo arcipelago sperduto nell'Atlantico, che è stato coinvolto nel secondo conflitto mondiale e nella guerra fredda e che ha lottato fieramente per una sua autonomia dalla Danimarca. Un viaggio nella memoria e nel mito che perdura in queste terre sospese nel tempo, tra le asprezze di una natura primigenia, dove ogni racconto di vita si colora di leggenda, dall'amore segreto tra Marita e Ragnar il Rosso, falegname filosofo e ribelle che chiama i gabbiani «i proletari del mare», alla roccia incantata nel giardino di zia Beate, che attira sciagure su chi prova a rimuoverla. Romanzo d'ispirazione autobiografica, "Isola" è un canto d'amore alle Faroe e un racconto sulle ripercussioni intime dell'emigrazione, sul ruolo degli affetti e dei legami di sangue nell'identità di una persona, sul bisogno di radici o almeno di un'Itaca dell'anima, un posto che si possa chiamare casa.

La mia opinione
Il romanzo Isola di Siri Ranva Hjelm Jacobsen racconta la storia di una ragazza danese che, alla morte della nonna Marita, torna nella sua “Isola”, una delle Faroe. 
In realtà, lei non ha mai vissuto in questo posto, ma ne è profondamente legata per merito dei racconti che i nonni le hanno tramandato e per le vacanze che vi ha trascorso.
La stessa autrice è profondamente legata a questa terra, misteriosa, affascinante, dove il mare è padrone. Un luogo dove chiunque sente quell’odore di salsedine tipico dei posti di mare e che affascina i visitatori e gli abitanti.
La protagonista, in un alternarsi tra presente e passato, ci porta a ripercorrere la storia dei nonni, caratterizzata da un grande amore e da una scelta difficile come quella dell’emigrazione verso la Danimarca. Ma dietro il forte legame tra Marita e Fritz si nascondono tanti segreti che, piano piano, vengono rivelati al lettore. 
Soprattutto si racconta la storia di una famiglia di pescatori unita e forte, quella del nonno Fritz, dove si intrecciano misteri e segreti, nella quale ciascuno cerca di uscire dal mestiere deciso per lui e dall’appartenenza all’isola. La fuga da questo luogo magico viene vista come possibilità di riscatto e realizzazione, la speranza di potersi migliorare e di trovare un proprio ruolo nel mondo. Un sentimento che spesso caratterizza gli isolani e che, da sarda, posso capire perfettamente. 
Ho trovato tante assonanze con le persone che conosco e che hanno deciso di partire. Da un lato la soddisfazione per la propria realizzazione personale, per aver avuto il coraggio di lasciare le proprie radici e la famiglia. Dall’altro, un amore sconfinato per la propria terra d’origine, che solo chi vive in un’isola, spesso difficile da raggiungere, può capire.
E l’amore per la propria terra, la necessità di avere un luogo in cui tornare e da chiamare casa, emerge chiaramente nelle parole della protagonista. Un’adolescente che, pur non avendo mai vissuto nelle isole Faroe, le sente profondamente sue.
Ho apprezzato tantissimo l’ambientazione, perché le descrizioni sono talmente perfette e reali che fanno venire voglia di partire subito verso questo mondo sconosciuto e affascinante. Ugualmente la prosa dell’autrice, definita poetica, contribuisce a rendere questo libro magico.
Ciò che mi è piaciuto un po’ meno è stata l’evanescenza della trama. Il racconto della vita dei nonni, persone a mio parere fondamentali nella vita di ciascuno di noi, avrebbe meritato un approfondimento in più, così come la vita della protagonista.
Penso che quella di lasciare molte parti all’immaginazione del lettore sia stata una scelta voluta della scrittrice, che ben si concilia con il suo stile poetico, ma che in me ha lasciato un senso di insoddisfazione e incompletezza. Un bel romanzo, ma che in parte mi ha delusa rispetto alle aspettative iniziali.

Voto finale: 3/5

giovedì 22 febbraio 2018

[BlogTour] La ragazza di stelle e inchiostro - Quarta tappa: Ambientazione

Buongiorno lettori e lettrici! Oggi il blog ospita la quarta tappa del BlogTour dedicato al bellissimo romanzo “La ragazza di stelle e inchiostro” di Kiran Millwood Hargrave pubblicato da Libri Mondadori.
Un libro affascinante e avventuroso, che consiglio a tutti i ragazzi dai 14 anni in su! Sono sicura che lo amerete.



Trama
Cosa c'è oltre la foresta? Chi abita i Territori Dimenticati? Isabella, figlia del cartografo che ha mappato la misteriosa isola di Joya fin dove lo spietato governatore Adori permette di esplorarla, sogna di poter disegnare su una cartina la risposta a queste domande.
Così quando Lupe, la sua migliore amica nonché figlia del governatore, sparisce proprio in quei territori, è Isabella a guidare la spedizione di ricerca. Le mappe di famiglia la guidano attraverso villaggi deserti, nere foreste e fiumi prosciugati, e le stelle che suo padre le ha insegnato a osservare la accompagnano dall'alto. Ma il vero pericolo del suo viaggio appare presto chiaro: nelle viscere bollenti della terra Yote, un demone di fuoco, si sta risvegliando…

Ambientazione
Il romanzo inizia nell’isola di Joya, che è il luogo dove vivono Isabella, protagonista del romanzo, e suo padre, il cartografo del Paese Gromera. 
In realtà l’esplorazione dell’isola è molto limitata, in quanto il temibile governatore Adori non consente di recarsi né verso il mare né verso i “Territori Dimenticati”, un luogo ormai sconosciuto dove buona parte della popolazione è stata esiliata. 
Il libro è diviso in quattro parti, che ricalcano i luoghi che attraverseremo in compagnia di Isabella. Il primo “L’isola di Joya” è un luogo ormai molto triste a causa delle limitazioni imposte dal governatore di cui vi ho accennato e che scoprirete meglio leggendo il romanzo. Una parte di isola che è quasi una prigione, le stesse case non brillano più della luce dei loro abitanti. La casa di Isabella si differisce dalle altre grazie alla passione del padre per le mappe, che rende certe stanze fantastiche. Ma al di là di Gromera c’è tutta una parte che i giovani non conoscono, Isabella sa qualcosa dai racconti di Pa’, e dalla mappa disegnata da Ma’, i suoi genitori.
Proprio a causa di questa sorta di esilio, è sempre presente nei personaggi il desiderio di scoprire i luoghi sconosciuti e di disegnarne una mappa. Questi luoghi agognati prendono ispirazione dalle terre che noi conosciamo e che l’autrice ha modificato per rendere il romanzo fantasioso. 

“Dove vorresti andare per prima cosa, Pa’, quando i porti verranno riaperti?”“Se, Isa! Se verranno riaperti, vorrei andare per prima cosa in Amrica, naturalmente, ma poi anche in India.”“Perché?”“L’India è il paese in cui i colori brillano il doppio. Rosa che bruciano gli occhi, blu dove potresti annegare”.

La seconda parte del libro è dedicata a “I territori dimenticati”, un luogo sconosciuto, pericoloso, nel quale nessun abitante di Gromera si vorrebbe avventurare. Ed è là che Lupe, la migliore amica di Isabella, scompare. Isabella, unendosi alla spedizione di ricerca di Lupe, si avventura in un posto pieno di foreste misteriose, animali pericolosi al confine tra fantasia e realtà. 
La terza parte, invece, è ambientata nel “Labirinto”. Anche qua la scrittrice riunisce tantissimi elementi della natura: fuoco, acqua, rocce. In un mondo sotto terra, dove la luce è assente, Isabella e Lupe vivranno la parte più avventurosa del romanzo.
Infine, l’ultima parte “Da qualche parte nel mar occidentale”, che ci racconta i personaggi un anno dopo e sulla quale non mi soffermerò per non svelarvi nulla della storia. 
Il filo conduttore di tutto, però, è il cielo stellato. Le stelle sono la guida di ogni cartografo, e Isabella non passa un minuto senza alzare gli occhi verso i suoi punti fermi, che illumineranno il suo avventuroso cammino.

Il BlogTour continua nei prossimi giorni, trovate tutte le tappe nei blog:









martedì 20 febbraio 2018

[Recensione] Cannibali di Régis Jauffret - Edizioni Clichy


Trama
Noémie è una pittrice di 24 anni che ha appena rotto con Geoffrey, un architetto cinquantaduenne con cui ha avuto una relazione. Il romanzo inizia con una lettera in cui la ragazza annuncia alla madre del suo ex di aver rotto con lui. Tra le due donne si sviluppa una corrispondenza che finisce per creare un legame diabolico che le porterà a progettare di divorare quest'uomo. Due donne che sono due amanti appassionate. La madre che ha dato al figlio il nome dell'unico uomo che abbia mai amato, morto prima del suo matrimonio. La ragazza che è una «collezionista di storie d'amore» sempre alla ricerca di un ideale irraggiungibile.

La mia opinione
Si dice spesso che “l’amore è follia” e il romanzo “Cannibali” di Régis Jauffret racconta perfettamente di questo labile confine.
Si tratta di un romanzo epistolare che inizia con l’annuncio da parte della giovanissima pittrice Noémie alla madre del suo ex, Geoffrey, della loro rottura. Inizialmente, come ci si aspetterebbe da chiunque, la madre si mostra fredda nei confronti della ragazza, non capisce perché le abbia scritto e difende a spada tratta il figlio.
Piano piano le lettere si infittiscono e il rapporto tra le due donne diventa folle: il progetto finale è quello di distruggere Geoffrey, ma non in senso letterale. Le due, infatti, progettano di diventare dei veri e propri cannibali e fare un banchetto con il corpo dell’amante e figlio. 
Tre i protagonisti della storia. Da una parte abbiamo Noémie, apparentemente ingenua e fragile, ma che in realtà tratta gli uomini come degli oggetti, alla ricerca del suo ideale che, probabilmente, non esiste. In questo modo colleziona storie d’amore fallimentari, dove l’uomo è visto come strumento di realizzazione, talvolta come possibile padre di un figlio, talaltra come oggetto da mostrare nella società.
Geoffrey diventa l’uomo arrogante, crudele, che è destinato ad uscire perdente nella rappresentazione delle due donne. L’autore cerca di dare una connotazione negativa di questo personaggio che, nonostante ciò, finisce col diventare agli occhi del lettore una vittima della follia di due donne che, in qualche modo, lo amano entrambe.
Infine c’è la madre di Geoffrey che a mio parere è il personaggio meglio riuscito della storia: una donna che è sempre rimasta in secondo piano nella sua relazione con il marito, come si addiceva alle donne del passato, ma che nasconde una passione incredibile, che con la corrispondenza con Noémie trova finalmente sfogo.
Adoro gli scrittori francesi per la particolarità del loro stile e delle storie che raccontano, così come ho imparato nel corso del tempo ad apprezzare certi film francesi. Mentre leggevo le pagine di questo romanzo, mi sono venuti in mente i film come “Amami se hai coraggio” o “M’ama non m’ama”, dove come in questo caso amore e follia sono due sentimenti indissolubilmente legati. 
Lo stile dello scrittore è a dir poco sublime. Un crescendo di pathos, passione, ma anche uno stile crudo e spesso cinico. Si tratta di un romanzo che, nella sua forza, scorre come un fiume in piena, in un botta e risposta appassionante e curato in ogni minimo dettaglio.

Voto finale: 5/5


lunedì 19 febbraio 2018

[Recensione] Enjoy Sarajevo di Michele Gambino - Fandango Libri



Trama
Quando Amos Profeti irrompe di nuovo nella vita di Michele Banti, sono passati più di vent'anni dal loro ultimo incontro. Quell'uomo, un mercenario dal passato pieno di ombre, ha segnato inesorabilmente la sua vita e ha trasformato un giornalista in prima linea sempre accanto agli ultimi nel cinico autore di un programma televisivo pomeridiano. Il passato torna a chiedere il conto e riavvolge il nastro della memoria. Ci ritroviamo catapultati insieme a Banti sotto la pioggia di bombe su una Sarajevo assediata dopo un viaggio nell'inferno della guerra balcanica. Amos Profeti è una guida, un male necessario, un assassino che ha incrociato la strada di Michele trascinandolo in un perfido gioco senza lieto fine. Michele Banti, e noi con lui, verrà travolto dal fascino pericoloso di Profeti e insieme attraverseranno l'ex Jugoslavia, dove l'orrore della guerra si mischierà alla paura di morire per mano di un uomo a cui ha dato non solo fiducia ma accesso ai suoi affetti e alle sue debolezze. Un tragico evento chiamerà Banti a una scelta difficile, forse impossibile per lui. Un confine dove il bene e la giustizia devono per forza passare attraverso il male, quello definitivo.

La mia opinione
Il romanzo “Enjoy Sarajevo” di Michele Gambino ci trasporta nella Sarajevo degli anni ’90, che, come è noto, si trova sotto assedio e rimarrà così per diversi anni.
I protagonisti della storia sono Michele Banti e Amos Profeti, due personaggi solo apparentemente diversi, accomunati forse da un senso di vigliaccheria ed egoismo che spesso li porta a pensare solo a loro stessi. La storia, infatti, inizia con il ritorno improvviso di Amos Profeti nella vita di Michele Banti, autore di uno di quei programmi da “salotto”, che oggi vanno tanto di moda e che il protagonista, ex giornalista di guerra, non apprezza, ma che gli serve per andare avanti.
Michele Banti è fondamentalmente un’idealista o, meglio, lo era. Da quando ha intrapreso la carriera giornalistica, infatti, non si è mai piegato alle forze politiche dominanti, ha sempre lavorato per il dovere di cronaca che dovrebbe caratterizzare ogni giornalista, fino all’incontro con Amos Profeti, personaggio inizialmente insignificante, ma che gli sconvolgerà la vita.
La storia è strutturata tra presente e passato, che si alternano nella memoria di Michele Banti, ottimo narratore di una storia coinvolgente. 
Amos Profeti lo accompagnerà in un viaggio che ha come meta la Sarajevo sconvolta dall’assedio, dove, con una precisione storica certamente derivante dal mestiere dell’autore, conosceremo nei dettagli quel mondo spesso trascurato nella formazione di ognuno di noi.
Il racconto della guerra a Sarajevo è stato infatti la parte che, personalmente, ho apprezzato più di tutte. C’erano tante cose che non sapevo e che, grazie a Michele Gambino, ho avuto voglia di approfondire. Colpisce particolarmente il tratto multiculturale di Sarajevo, nella quale si incontrano diverse etnie e religioni e che, presumibilmente, è stato uno dei motivi scatenanti dell’assedio. 
L’emblema del multiculturalismo è rappresentato sicuramente da due personaggi fondamentali nel romanzo, Helena e Boban, lei musulmana e lui uno dei pochi serbi rimasti in città, entrambi ottimi amici del protagonista.
Un’altra caratteristica che mi ha colpito e che l’autore riprende nella dedica è il ruolo fondamentale delle donne all’interno della guerra. Perché, se in prima fila vi sono gli uomini, che un processo di trasformazione li riporta ai primordiali istinti animaleschi, dietro ci sono le donne, silenziose e forti, che continuano ad occuparsi della famiglia, di procurare i beni di vita primari e di incoraggiare i propri cari ad andare avanti nonostante i continui bombardamenti. La forza delle donne come Helena è incredibile, soprattutto quando si pensa che si tratta di vicende che sono realmente accadute.
Ciò che colpisce del romanzo è, come già accennato, la precisione storica nel raccontare i fatti, il tratto quasi giornalistico che caratterizza la ricostruzione dell’assedio di Sarajevo e che l’autore è riuscito perfettamente ad integrare con le parti narrative. 
Un romanzo tratto da una storia vera che vi consiglio di leggere se volete immergervi in una storia appassionante, ma allo stesso tempo formativa. 


Voto finale: 3,5/5


venerdì 9 febbraio 2018

[Review Party] L'ultimo spartano di Matteo Bruno - Leone editore

Buongiorno lettori e lettrici! Oggi il blog ospita il Review Party dedicato al libro "L'ultimo spartano" di Matteo Bruno, edito da Leone editore. Dopo la recensione, troverete una breve e interessante intervista all'autore. Buona lettura!


Trama
I Balcani sono in fermento. Il giovane re macedone Alessandro Magno ha appena invaso il Medioriente per ampliare il suo dominio. Un mercenario greco, Filocrate di Megalopoli, viene allora inviato in missione a Sparta, per convincere re Agide a rivendicare l'indipendenza della polis e costringere così Alessandro a rivedere i suoi piani di conquista. Tra combattimenti, intrighi e tradimenti, Filocrate si guadagnerà la stima degli spartani e si troverà a guidare i leggendari soldati dai mantelli rossi in un'ultima disperata battaglia per la libertà dell'intera Grecia.

La mia opinione
Questo romanzo è il classico caso in cui, a mio parere, si può proprio dire che “l’abito non fa il monaco”. 
Per mio gusto personale, come vi ho anticipato su instagram per chi mi segue, la copertina non mi attirava.
Ma già dalle prime pagine ho capito la bravura di Matteo Bruno, un giovane scrittore molto preparato, che ha già tanti fedeli lettori tra gli appassionati di storia.
Mi sono ritrovata immersa in un mondo antico, tra le affascinanti lotte tra Alessandro Magno e Sparta. Un tempo la mia passione per i romanzi storici, specie ambientati nella Grecia antica o nell’antica Roma, mi ha portato a leggere tutti i libri di Valerio Massimo Manfredi, che penso tutti conoscerete. Posso dirvi con certezza che Matteo Bruno è altrettanto bravo. 
Il personaggio principale, Filocrate, è un mercenario di Megalopoli, che si trova ad avere un ruolo fondamentale nel contrastare l’avanzata di Alessandro Magno che, dai ricordi di storia, cercava di dominare tutto il Mediterraneo. 
Un personaggio perfetto, descritto in modo impeccabile e, soprattutto, con una forte passione per la storia, che credo che gli sia stata “trasmessa” dall’autore, la cui competenza emerge in ogni singola pagina.
Non possono poi mancare gli amori, le guerre, il colpi di scena e anche la crudeltà dei mercenari, uomini senza patria che lottano per guadagnare. 
Filocrate è un mercenario un po’ atipico, sia per la sua cultura, sia per l’attaccamento verso la sua patria d’origine, Megalopoli. Ma, leggendo il romanzo, scoprirete che c’è anche qualcos’altro, nelle sue origini, che lo rende diverso dagli altri.
Un romanzo avvincente, scritto benissimo, con una competenza storica eccellente e con tantissimi colpi di scena che vi terranno con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.


Voto finale: 4/5

La parola all'autore
Oggi i blog partecipanti al Review Party hanno avuto la possibilità di fare delle domande all'autore. Ecco le mie:



  1. Personalmente ho sempre pensato che scrivere romanzi ambientati nel passato, e così lontano come quello da te scelto, sia davvero complicato e dal tuo libro emerge una profonda conoscenza del periodo storico. Per cui la prima curiosità è questa: come funziona il processo creativo? Ti immagini prima il personaggio e poi approfondisci il periodo storico, oppure i personaggi si creano nella tua mente mentre studi o leggi libri storia?
Prima di tutto approfondisco il periodo storico. I personaggi e la trama di fantasia si creano di conseguenza, integrando a poco a poco la realtà con ciò che mi viene in mente leggendo e studiando. Nel caso de L’Ultimo Spartano però devo dire che già da qualche tempo desideravo scrivere un romanzo che avesse per protagonista un mercenario (un tipo di protagonista che non avevo mai trattato nei romanzi precedenti), pertanto i due livelli sono andati quasi di pari passo.
  1. Una domanda per conoscere meglio i tuoi gusti. Ti contattano per realizzare un film basato sul tuo romanzo. Puoi scegliere attori e colonna sonora. Cosa ti piacerebbe?
Magari! Non sai da quanto tempo aspetto questa telefonata! A parte le battute, in altre parole mi stai chiedendo chi sono i miei attori preferiti? Guarda, sinceramente è una cosa alla quale non ho mai pensato. Immagino però che, qualora i miei romanzi dovessero davvero diventare dei film, siano necessarie produzioni di alto budget per ricreare le scene d’azione e l’intero contesto. E allora perché non pensare in grande? Tanto stiamo fantasticando, no? Come attori e colonna sonora non saprei proprio, ma alla regia mi piacerebbe uno tra Oliver Stone e Steven Spielberg (ma anche Peter Jackson mica scherza!)
  1. Tornando ai gusti personali, ma rimanendo nella letteratura, ti chiedo tre libri. Quello che consideri il tuo preferito, quello che pensi ti abbia cambiato in una determinata fase della tua vita e, infine, se c’è, un libro che proprio non sei riuscito a terminare?
Iniziamo dal mio libro preferito. Vorrei citarne uno di Bernard Cornwell, che considero il mio maestro ideale di scrittura, però in realtà tra i suoi non saprei scegliere dato che mi piacciono tutti, e allora dico Il Signore degli Anelli. Quello che mi ha cambiato in una determinata fase della mia vita è il più difficile da indicare, forse il ciclo gotico di Dracula (non solo il classico di Stoker, ma anche tutti i derivati successivi) che racchiude molte delle mie passioni. Infine, quello che proprio non sono riuscito a terminare è Anna Karenina; il buon Tolstoj mi perdonerà.





giovedì 8 febbraio 2018

[Recensione] La cercatrice di corallo di Vanessa Roggeri - Rizzoli



Trama
Achille e Regina si incontrano per la prima volta nell'estate del 1919, di fronte alle acque spumeggianti di una Sardegna magica. Regina dona ad Achille un rametto di corallo rosso come il fuoco, il più prezioso, con la promessa che gli porterà fortuna. Anni dopo, quella bambina è diventata una delle più abili cercatrici di corallo; quando si tuffa da Medusa, il peschereccio di suo padre, neanche l'onda più alta e minacciosa la spaventa. Lei è come una creatura dei mari ed è talmente libera da non avere mai conosciuto legami. Finché, un giorno, la sua strada si incrocia di nuovo con quella di Achille: nel viso di un uomo ritrova gli occhi del ragazzino di un tempo. A travolgerli non è solo un sentimento folle, ma anche un passato indelebile. Le loro famiglie, infatti, sono legate a doppio filo da rancori e vendette ed è in corso una guerra senza ritorno. Spesso non basta l'amore per cambiare un destino che sembra già scritto. Ma l'unico modo di scoprirlo è provarci, fino all’ultimo...

La mia opinione
La scrittrice Vanessa Roggeri ci regala un’altra meravigliosa storia ambientata nella mia amata Sardegna.
Apparentemente si tratta solo di una storia d’amore, quella tra Achille e Regina, due cugini che si incontrano da piccolissimi, quando Achille e la sua famiglia sono talmente poveri da dover chiedere l’aiuto del padre di Regina, Fortunato Derosas, un ricco corallaro. Fortunato caccia via in malo modo i parenti sgraditi, ma la piccola Regina regala ad Achille un corallo, simbolo di fortuna e amore. 
E forse proprio questo rametto di corallo, custodito gelosamente da Achille nel corso degli anni, a legarli indissolubilmente in un destino che vuole farli incontrare a tutti i costi.
Come vi ho anticipato è solo apparentemente una storia d’amore, perché dietro c’è molto di più. C’è la grande povertà che aveva colpito l’Italia e, conseguentemente la Sardegna, a cavallo delle due guerre. E in questo contesto emerge la forza incredibile dei sardi. Non solo contadini, ma anche minatori, che hanno lavorato duramente per poter risollevare una bellissima terra, spesso troppo sfruttata dai loro connazionali. 
C’è una bellissima storia familiare, fatta di competizione, lotta per l’eredità, invidie e voglia di vendetta. 
E, al centro di tutto, l’immancabile corallo. Un rametto prezioso, di un colore inimitabile, oggetto di tantissime leggende legate al mare. E la Sardegna non può che riportarci a quel meraviglioso mare e ai pescatori, ma soprattutto ai cercatori di corallo, che prima della guerra prosperavano. E Regina ha un legame particolare sia con il mare sia con il corallo.  È come se il mare si fidasse ciecamente di lei, che la chiamasse e la portasse a scoprire i coralli più belli che ci sono. 
Ho amato questo libro sin dall’inizio, forse l’ambientazione nella mia amata isola mi ha un po’ influenzata, ma devo dire che Vanessa Roggeri è davvero una scrittrice magica. Non è solo la storia che coinvolge, è tutto il contesto che lei descrive perfettamente e dal quale emerge l’amore per una terra stupenda, che pochi conoscono davvero e che, grazie a lei, viene meravigliosamente riportata alla luce di tutti. Se volete immergervi nella bellezza della Sardegna, essere coinvolti in una storia d’amore forte, che cerca di andare oltre le convenzioni sociali e la sete di vendetta, “La cercatrice di corallo” è il libro che fa per voi. 


Voto finale: 4,5/5


mercoledì 7 febbraio 2018

[Recensione] Al di là di noi - il segreto delle anime di Rita Piras - La Zattera edizioni



Trama
Chi sono le guide spirituali? Sono angeli? E come ci guidano? Talvolta le percepiamo e seguiamo il cammino indicato, ma la maggior parte delle volte agiscono senza che noi lo sappiamo, portandoci comunque a seguire in un modo o nell'altro, la via del bene, del meglio assoluto per noi. Anche se la vita ci appare dura e faticosa possiamo essere sicuri che tutto ciò che ci succede è il meglio che possa accadere, perché l'universo è perfetto e niente è fuori posto. Tutto ha un senso e un ­ne di crescita ed evoluzione. Tutto insegna, tutto è amore, anche la tragedia della perdita di un ­figlio. Questo racconto ve lo farà toccare con mano. Il suo messaggio forte e potente, può aprirvi la mente ai misteri più profondi della vita e della morte. La storia di Elisabeth, Jeremy, Sebastian, Oliver e Sarah, Isabel e Jimmy, una storia con molti preziosi insegnamenti.

La mia opinione 
Il libro di Rita Piras mi ha colpita fin dalle prime pagine per la profondità del messaggio trasmesso dall’autrice: esistono delle guide spirituali? Le nostre anime fluttuano dall’alto e ci accompagnano nel cammino che, giorno per giorno, percorriamo?
Tutto inizia dalla storia di Elisabeth, una giovane donna infelice che ha deciso di togliersi la vita. Tuttavia, la sua decisione è ostacolata da un angelo che tiene con cura il filo che ancora la lega alla terra e non la lascia andare. E, in questo mondo tra la vita e la morte, le mostra le anime di chi la circonda in quel letto di ospedale.
A cominciare dal dottore, Jeremy Owen, che ogni giorno le dimostra con affetto l’importanza della vita, della possibilità di superare il dolore anche quando sembra impossibile, della difficoltà di perdonare chi amiamo, anche quando gli errori commessi sembrano talmente gravi da intaccare la nostra serenità per sempre.
In questo viaggio sospeso fra la vita e la morte, Elisabeth incontra le anime di Jeremy, Sebastian, Oliver e Sarah, Isabel, Jason e Jimmy che le mostrano la difficoltà di vivere, ma anche la bellezza del mondo che a volte ci appare crudele.
Rita Piras racconta delle anime che preesistono a ciascuno di noi, che fluttuano nel cielo fino a quando non decidono di arrivare sulla terra e incarnarsi in un essere umano. E ipotizza che il destino sia già scritto, che ci sia una forza incontrastabile che ci aiuti a scegliere, che sappia già quello che è meglio per noi. Un piano per ciascuno, che talvolta prevede delle sofferenze che non comprendiamo, ma che fanno parte di un disegno più grande. In ogni storia c’è un insegnamento e spesso anche la tragedia apparentemente più irreversibile, come la perdita di un figlio, porta con sé un messaggio di speranza, di amore. Perché, in fondo, le anime sono sempre con noi, non le vediamo, ma le percepiamo. 
La scrittura dell’autrice, nella maggior parte delle pagine del libro, è davvero incantevole. Porta il lettore ad immergersi nelle storie dei personaggi, a commuoversi e soffrire con loro, e soprattutto trasmette tanti messaggi di speranza e amore.
L’unica pecca, a mio parere, è nella parte che racconta la storia di Jeremy, Oliver e Sebastian Owen. La scrittrice ha utilizzato sempre il nome intero “Jeremy Owen”, “Oliver Owen” e “Sebastian Owen” e questo per me ha reso i capitoli che riguardava questi personaggi un po’ pesanti da seguire. Anche perché la stessa scelta non è stata fatta per gli altri protagonisti della storia.
"Al di là di noi - il segreto delle anime" è romanzo interessante, profondo e commuovente, con qualche spunto di miglioramento per rendere la lettura più scorrevole, ma sicuramente un esordio da leggere.

Voto finale: 3,5/5


venerdì 2 febbraio 2018

[BlogTour] La cercatrice di corallo di Vanessa Roggeri - 5 tappa: Il contesto storico



Buongiorno cari lettori e lettrici siamo arrivati alla quarta tappa del BlogTour dedicato al romanzo “La cercatrice di corallo” di Vanessa Roggeri, un libro meraviglioso che vi consiglio di leggere.


Trama


Achille e Regina si incontrano per la prima volta nell'estate del 1919, di fronte alle acque spumeggianti di una Sardegna magica. Regina dona ad Achille un rametto di corallo rosso come il fuoco, il più prezioso, con la promessa che gli porterà fortuna. Anni dopo, quella bambina è diventata una delle più abili cercatrici di corallo; quando si tuffa da Medusa, il peschereccio di suo padre, neanche l'onda più alta e minacciosa la spaventa. Lei è come una creatura dei mari ed è talmente libera da non avere mai conosciuto legami. Finché, un giorno, la sua strada si incrocia di nuovo con quella di Achille: nel viso di un uomo ritrova gli occhi del ragazzino di un tempo. A travolgerli non è solo un sentimento folle, ma anche un passato indelebile. Le loro famiglie, infatti, sono legate a doppio filo da rancori e vendette ed è in corso una guerra senza ritorno. Spesso non basta l'amore per cambiare un destino che sembra già scritto. Ma l'unico modo di scoprirlo è provarci, fino all'ultimo... 

"La cercatrice di corallo" di Vanessa Roggeri richiama la shakespeariana tragedia di Romeo e Giulietta in salsa sarda con una storia d’amore che supera ogni conflitto e ogni avversità. Nello scenario di bellezza, umiltà e aridità della Sardegna nascono Achille e Regina. Le loro famiglie si odiano da sempre e il conflitto sembra inasprirsi di generazione in generazione e quello sembra essere il destino che toccherà inesorabilmente anche a loro due. Ma Achille e Regina si incontrano per la prima volta nel 1919 in una giornata calda d’estate, in riva al mare. Sono solo due bambini, ma gli occhi blu di Regina colpiscono Achille e con il passare degli anni rimarranno scolpiti nel suo cuore di ragazzo e di adulto. Proprio in riva al mare, la bambina regala ad Achille un ramoscello di corallo, promettendogli che gli porterà tanta fortuna e che non dovrà mai separarsi da lui. Questo è solo l’inizio di una tragedia, di due mondi vicini eppure così opposti che si contrappongono, facendosi del male. La faida tra le due famiglie sembra essere insormontabile e a pagarne saranno Achille e Regina che saranno subito separati l’uno dall’altra e strappati alla loro innocenza di bambini. Molti anni dopo però i due si ritrovano: Regina è diventata una vera cercatrice di corallo e il cuore di Achille non ha mai smesso di battere per lei. "La cercatrice di corallo" di Vanessa Roggeri è un pezzo di Sardegna, della sua asprezza e meravigliosa accoglienza, delle montagne brulle e del mare blu intenso che rapisce lo sguardo.


Il contesto storico del romanzo
La particolarità di questo BlogTour consiste nel fatto che è curato solo da bloggers sarde. Inoltre, grazie allo stupendo lavoro di Sara, fondatrice del blog “Diario di un sogno”, in ogni tappa troverete dei video con le interviste all’autrice. In più, alla fine della tappa troverete una bellissima sorpresa! Io oggi mi occupo del contesto storico del romanzo.
La storia narrata da Vanessa Roggeri ne “La cercatrice di corallo”, si colloca in un periodo particolarmente difficile sia per l’Italia, sia per la Sardegna, dove è ambientato il romanzo (fonti http://www.minieredisardegna.it, "La Storia di Sardegna", Francesco Cesare Casula, Carlo Delfino editore).
Siamo tra la fine della Prima Guerra Mondiale e l’inizio della Seconda. La Sardegna si trova in una fase davvero difficile, di grande povertà, colpita da epidemie, come la febbre spagnola o la malaria, che minano la forza dei suoi abitanti, da sempre conosciuti per essere un popolo caparbio.
In questo contesto il lavoro che certamente risulta più redditizio, anche rispetto a quello “classico” della coltivazione dei campi, è quello delle miniere.


È in quel periodo che si afferma il fascismo di Mussolini che, specie nella prima fase del regime, risulta fondamentale per molti sardi. 
Vanessa fa un cenno alla città di Carbonia, fondata il 18 dicembre del 1938, e definita da Mussolini, durante l’inaugurazione come “Il più giovane comune del regno di Italia”.
Nasceva in questo modo la città del carbone, edificata sopra il grande bacino carbonifero del Sulcis. 
Ma qual era lo scopo della creazione della città? Fondamentalmente quella di sfruttare la forza lavoro della popolazione indebolita. L’edificazione di Carbonia, infatti, fu promossa dal Duce come un’occasione di rinascita e stimolo per una "terra fedelissima e troppo spesso dimenticata". Pare, in realtà, che si trattasse di una strategia politica con la quale si voleva ottenere il favore delle classi meno abbienti dei lavoratori sardi, permettendo allo stesso tempo di avere una organizzazione efficiente della forza lavoro.


Interessantissima, perché non la conoscevo prima di leggere romanzo, ho trovato l’estrazione del guano. Ho scoperto che in Italia il guano è diffusissimo solamente nelle grotte della Sardegna. Per questo motivo, quando veniva utilizzato e commercializzato come alternativa ai concimi chimici artificali, prendeva il nome di Guano di Sardegna.
Una grotta famosa per l’estrazione del guano di pipistrello è quella di Ulari, che sorgeva a Borutta, dove è ambientata buona parte del libro.  
La particolarità del materiale estratto rende questo sito rende sicuramente la grotta di Ulari uno fra i più particolari ed interessanti tra i siti estrattivi della Sardegna.
Foto d'epoca che mostra i minatori all'esterno della grotta di Ulari (http://www.minieredisardegna.it/)



Fondamentale nella storia, infine, è il ruolo del corallo, come si evince già dal titolo, e dei suoi pescatori. Anche in questo campo, si tratta di un periodo particolarmente sfortunato per i corollari sardi, i quali, profondamente arricchitisi in passato, attraversano un periodo di crisi che viene ripercorso fedelmente da Vanessa Roggeri nel romanzo.

In questa bellissima intervista, l'autrice ci racconta meglio il contesto storico del romanzo.


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Nell'augurarvi una buona lettura, vi ricordo che, grazie a Sara di Diario di un sogno, un fortunato vincitore avrà la possibilità di portarsi a casa una copia del romanzo con la dedica di Vanessa Roggeri. Vi basta compilare e seguire le istruzioni del Giveaway: