martedì 24 aprile 2018

[BlogTour] Seconda Tappa: I personaggi di Esper - Il terzo occhio



Buongiorno lettori e lettrici! Oggi il blog è felicissimo di ospitare la seconda tappa del “BlogTour” dedicato ad Esper - Il terzo occhio di Valeria Terenzi, pubblicato dalla casa editrice Genesis Publishing.

La tappa di oggi prevede un Focus sui protagonisti del romanzo: in particolare, potrete indicare nei commenti il personaggio preferito o a cui vi sentite più affini! Il commento è importantissimo per partecipare all’estrazione di bellissimi premi librosi (trovate tutte le regole alla fine del post! Buona lettura e buon divertimento!

                                     I protagonisti di Esper – Il terzo occhio


 Kaytlin Hill (Maia Mitchell)
Kaytlin è una ragazza solitaria, con un passato drammatico alle spalle e una strana capacità di cui nemmeno lei sa spiegarsi l’origine o il potenziale. Per colpa di questa sua particolarità a scuola viene emarginata da tutti tranne che dal suo unico amico, Connor Walker. 





Connor Walker (Freddie Highmore)
È il migliore amico di Kaytlin e non è esattamente il ragazzo più popolare della scuola. Alto e mingherlino, è spesso vittima di bullismo da parte dei membri della squadra di pallanuoto. Nonostante ciò per Connor vale comunque la pena andare a scuola solo per poter ammirare Ember Easley, la ragazza di cui è innamorato praticamente da sempre. 


Ember Easley (Holland Roden)
Capelli rossi, occhi verdi e un fisico perfetto. Insieme a sua cugina Lily è considerata la ragazza più bella della scuola. Ember però non è la ragazza “facile” che tutti credono. Nasconde un animo tormentato, diviso tra quello che dovrebbe essere e quello che vuole essere. 


Lily Easley (Dove Cameron)
Come la cugina, Lily ha tutti i ragazzi (e non solo) ai suoi piedi. I capelli biondi e gli occhi azzurri la fanno sembrare la perfetta raffigurazione di un angelo. In realtà il suo aspetto cela qualcosa di molto più oscuro e pericoloso. 

È il nuovo arrivato in città, figlio del vicesceriffo e di una donna con una profonda cicatrice sul volto. Potrebbe sembrare un ragazzo normale, affascinante e sicuro di sé, ma Trevon ha allo stesso tempo un animo sensibile e coraggioso. Gli abitanti di Easley Lane impareranno presto a conoscerlo e a capire che forse il suo arrivo in città non è stato esattamente un caso.





REGOLE DI PARTECIPAZIONE

- Scegliere un numero compreso fra 1 e 90.
- Diventare lettore fisso dei blog partecipanti:


- Commentare almenotre tappe su cinque.


PREMI

I premi messi in palio per il Tour sono tre:
I POSTO:una copia cartacea autografata del romanzo Esper – Il terzo occhio.
II POSTO: una copia ebook (nel formato a scelta tra .epub e .mobi) del romanzo Esper – Il terzo occhio+ un ebook (nel formato a scelta tra .epub e .mobi) a piacere dal nostro Catalogo.
III POSTO: una copia ebook (nel formato a scelta tra .epub e .mobi) del romanzo Esper – Il terzo occhio.

N.B.: I premi sono privi di valore commerciale, in quanto frutto di donazione.


VINCITORE

Vincono i primi due numeri estratti sulla ruota di Milano, nell’estrazione in data 1 Maggio 2018.
In caso di non uscita dei numeri scelti dai partecipanti. Se nessuno dei cinque numeri corrisponderà, si passerà alla ruota di riserva (Roma). 
Il risultato sarà pubblicato sul blog della Casa Editrice: “Writing with Genesis Publishing”, il giorno 2 Maggio 2018.
I vincitori dovranno contattare la Casa Editrice al suo indirizzo email genesispublishing@live.com, per reclamizzare i premi, indicando l’indirizzo al quale si desidera ricevere il cartaceo e il formato preferito degli ebook.

lunedì 16 aprile 2018

[Recensione] H&J di Paolo Montaldo - Edizioni La Zattera


Trama
H&J è la storia di una amicizia molto speciale, perchè oltrepassa le odiose barriere imposte da una vigliacca malattia, l'autismo. Un piccolo animaletto, June, che grazie al suo sconfinato amore per il padroncino Henry, riuscirà a portare un po' di luce in una famiglia che fino a quel momento aveva vissuto nell'ombra della malattia. Il volume si fregia di due illustri presenze, con l'introduzione scritta dal grande Ireneo Picciau e la nota scientifica a cura della bravissima Giorgia La Licata.

La mia opinione
Ho sempre amato i romanzi che parlano di animali, soprattutto dei cani, e di quanto questi esserini speciali entrino silenziosamente nelle nostre vite diventandone parte fondamentale e regalandoci amore incondizionato.
Per questo non potevo non leggere il libro di Paolo Montaldo, un bravissimo scrittore sardo, che con H&J affronta un tema molto importante e delicato: la pet therapy.
Già da molto tempo è diffusa nella comunità scientifica la convinzione che la presenza di un animale sia fondamentale all’uomo per affrontare le malattie.
Nel romanzo l’autore ci trasporta nel mondo di Henry e dei suoi genitori. Henry è un bambino “speciale”. Utilizzo questo termine di proposito, per sottolineare un passaggio molto importante del libro, la difficoltà delle persone che gli stanno attorno e degli stessi genitori a definirlo un bambino “normale”. Henry ha una malattia, l’autismo, che gli fa percepire ciò che lo circonda in modo diverso dagli altri. Questo non vuol dire che non sia intelligente, anzi probabilmente ha un intelligenza superiore a tutti gli altri: solo che non riesce ad esprimere se stesso come tutti i bambini, ha dei rituali che devono essere rispettati, ogni piccolo cambiamento nella sua quotidianità può farlo soffrire.
I suoi genitori sono meravigliosi in questo: tutto quello che fanno è dedicato a questo bambino, alla speranza di offrirgli sempre cure migliori.
E la sua vita cambierà profondamente grazie al padre, voce narrante della storia, che lo porterà in un’altro Stato dell’America, in una clinica specializzata per le malattie come la sua. Qua il bambino conoscerà June, un piccolo cagnolino che con il suo amore infinito aiuterà Henry a creare finalmente un rapporto di fiducia, dedizione per l’altro e amicizia.
Come vi ho accennato la voce narrante è quella del padre di Henry, che è una delle cose che più ho apprezzato del romanzo per vari motivi. Innanzitutto perché nel corso del libro si vede il percorso difficile di due genitori alle prese con qualcosa di più grande di loro, i crolli e le risalite, l’amore sconfinato verso il loro unico figlio, la voglia di dargli sempre il meglio. Inoltre, l’autore ha scelto di raccontarci la storia entrando nei pensieri del padre, con un ritmo incalzante, che permette di immergersi completamente nel libro e vivere gli stessi sentimenti dei protagonisti. 
Penso sia questo il punto di forza del romanzo: uno stile diretto, alla portata di tutti, grandi e piccoli, che ne ha fatto un successo anche nelle scuole, proprio per la sua capacità di coinvolgere qualunque lettore, emozionarlo, farlo arrabbiare e piangere con i protagonisti. 
Un solo appunto finale, nonostante sia alla terza ristampa, richiederebbe qualche modifica sulla sistemazione delle virgole, che spesso dividono soggetto da verbo. 
Per il resto H&J è una storia profonda di amicizia, amore, coraggio, fiducia, che mi ha commosso tantissimo e che tutti dovreste leggere. 

Voto finale: 5/5



martedì 3 aprile 2018

[Recensione] Separarsi non è mai stato così facile. Quindi (non) fatelo di Francesco Biagini - GoWare


Buongiorno lettori e lettrici, oggi parliamo del romanzo di Francesco Biagini, “Separarsi non è mai stato così facile. Quindi (non) fatelo”, un interessante spaccato delle storie di divorzi e separazioni viste da parte di un avvocato di diritto di famiglia che nel suo studio raccoglie le confessioni di uomini e donne, raccontandoci le differenze nell’affrontare un percorso duro come quello della fine di una relazione, con tanta ironia, ma che diventa anche spunto di riflessione sulle relazioni di oggi. Potete acquistarlo online su tutte le piattaforme come Amazon, Ibs, o in tutti i link indicati dall’editore GoWare.

Trama
Quali confessioni ascolta un avvocato matrimonialista da una coppia che si siede nel suo studio per chiedere il divorzio? Francesco Biagini ci svela gli aneddoti, le storie di vita vissuta, i segreti e i retroscena della psicologia maschile e femminile. Pensato per chi ha già compiuto il passo della separazione, per chi lo medita da tempo e per tutti coloro che, semplicemente, amano curiosare nelle umane vicende, questo libro aiuterà chiunque a guardare con un po’ di autoironia alle dinamiche di convivenza con i propri compagni. E se alla fine si scoprisse che uomini e donne “recitano” spesso una parte determinata solo dagli eventi?

La mia opinione
Francesco Biagini, nel romanzo “Separarsi non è mai stato così facile. Quindi (non) fatelo” ci racconta il mondo delle separazioni e dei divorzi, ormai sempre più frequenti e più facili rispetto ai tempi dei nostri nonni.
Chi, come me, ha frequentato le aule dei Tribunali e ha avuto esperienza in diritto di famiglia, conoscerà benissimo questo mondo. Quando si entra nello studio di un avvocato che esercita diritto di famiglia ci si sente un po’ come quando si va dallo psicologo. Si viene messi al corrente di vicende che pensavamo fossero possibili soltanto nei film e che, invece, sono storie reali, che potrebbero riguardare ciascuno di noi.
L’autore parte proprio da queste storie per una riflessione sulle coppie di oggi. Quello che si nota è una sempre maggiore intolleranza verso il partner dopo un tot di tempo trascorso insieme. Ho sempre pensato che questo sia dovuto alla maggiore facilità nel divorziare oggi, la separazione non è più vista come uno stigma morale dal quale è difficile riprendersi, ma è spesso la fine naturale di una relazione. 
Oggi abbiamo molte più opportunità di conoscere nuove persone e vacillare è facile. Ma i risvolti di una separazione sono spesso duri, portano rancori, sofferenze, lotte per il patrimonio. 
Il romanzo di Francesco Biagini si rivolge alle coppie, quasi un invito a pensare bene prima di chiudere una relazione, a chi ha già affrontato una separazione e vuole trovare conforto in altre storie come le sue, ma anche a chi ha deciso di rimanere single (avrà fatto la scelta migliore?) 
Uno spaccato realistico, divertente e spunto di riflessione sul mondo del divorzio, separazioni nelle aule dei tribunali, che analizza le storie delle persone, ma anche le differenze tra uomini e donne nell’affrontare un percorso così doloroso. 

Per conoscere meglio il romanzo e l'autore, visitate la pagina Facebook o il sito del libro cliccando qui.




mercoledì 14 marzo 2018

[BlogTour] Il profumo della mimosa - Intervista all'autrice Claudia Musio


Buongiorno lettori e lettrici, siamo giunti alla quinta e ultima tappa del bellissimo BlogTour dedicato al romanzo di Claudia Musio "Il profumo della mimosa", edito da La Zattera. Oggi conosciamo meglio la scrittrice, la città di Cagliari, e affrontiamo con lei l'annoso problema della emancipazione femminile. Non perdetevela. E ricordatevi che alla fine troverete una bellissima sorpresa! Buona lettura!

1. Parlaci un po’ di te, qualcosa di Claudia che non troviamo nella biografia presente nel tuo romanzo e che vorresti far conoscere ai lettori.
Nella biografia del mio romanzo si dice che io sia un ingegnere elettrico prestato all’informatica. Questo è vero, ma è solo una parte di ciò che sono realmente. Sono un’anima in perenne lotta tra la passione per la scienza e quella per la letteratura, anche se credo che questi due aspetti non necessariamente debbano andare in contrasto. Amo tantissimo i romanzi storici che parlano di donne, non per niente sono la prima a scriverli! Scrivo da sempre, e prima di scrivere disegnavo per dare voce e vita alle mie storie. Molti si chiedono come sia possibile essere ingegneri e scrittrori, io penso che sia più facile di quanto si creda: l’ingegneria si basa su un metodo e io uso questo metodo per costruire le mie storie in modo rigoroso e, quando si parla di Storia, che rispetti ciò che è accaduto realmente, integrando la mia storia con quella con la S maiuscola.
2. All’inizio del romanzo è presente una bellissima poesia, dedicata alle donne. Come è nata? 
La poesia all’inizio del romanzo è di Maria Musio, mia zia e figlia di mia nonna, Lisetta Aramu, la donna che ha ispirato il mio romanzo. Mia zia mi fece leggere questa poesia quando le consegnai la prima stesura del mio romanzo perché lei fosse tra le prime a leggerla. Di quella poesia mi innamorai. E decisi che avrebbe aperto il romanzo e gli avrebbe dato il titolo. In quelle righe c’è il senso di tutta la mia storia, c’è l’anima di chi l’ha ispirata, quel concetto fondante per il quale lo studio e la cultura sono gli unici strumenti tramite i quali si può raggiungere la vera emancipazione.
3. A chi ti sei ispirata per il personaggio di Elisa? Quanto c’è di te nella protagonista?
Come ho scritto in precedenza, la protagonista Elisa è ispirata alla figura di mia nonna paterna, Lisetta Aramu. Conoscevo mia nonna solo per il suo essere stata la bidella del paese, ma poi, grazie a dei documenti trovati per caso, ho scoperto che questa donna era molto, molto di più. Era una donna che credeva nello studio e nella cultura come strumenti di libertà, e che, in una società come quella degli anni Cinquanta che lasciava poco spazio alla realizzazione femminile e al riconoscimento dei diritti civili (di tutti in questo caso), aveva lottato, impegnandosi socialmente e politicamente, perché i più deboli, e in particolare le donne lavoratrici, fossero tutelati. Quando ho creato il personaggio di Elisa, ho voluto darle quello stesso spirito pieno di coraggio, orgoglio e tenacia. Ho voluto che fosse un personaggio pronto a sfidare i veti di una società che vedeva le donne solo come mogli, madri o suore. Che poi, a ben guardare, Elisa è anche tutte le donne che non si arrendono, che si rialzano dopo che la vita le ha prese a pugni, che continuano a sognare e a lavorare duramente perché i loro sogni si realizzino. Io stessa mi ritrovo in Elisa, perché faccio un mestiere considerato maschile e perché ho conquistato il mio lavoro usando quella stessa tenacia.
4. Il romanzo è ambientato parzialmente a Cagliari, città che pochi conoscono, ma che fa innamorare chiunque la visiti. Cosa significa per te questa città?
Cagliari è la mia città d’adozione, è la città dei miei studi e del mio lavoro. Per chi come me viene dal paese, Cagliari è la Casteddu dei racconti dei nonni, quel luogo in cui tante ragazze andavano a servizio per aiutare la famiglia a sopravvivere. La Cagliari di Elisa è forse quella più bella, quella più vivace. È la Cagliari non ancora sventrata dai bombardamenti, ricca di cultura, dai teatri affollati, come il Teatro Politeama, dove la padrona di Elisa va spesso, facendosi accompagnare dalla bambina. La Cagliari di quegli anni è molto affascinante ed è stato bello ed emozionante ricrearla nella mia storia. Quel fascino lo mantiene ancora adesso e sono d’accordo che, una volta conosciuta, Cagliari diventa un ricordo nel cuore che non svanisce.
5. Uno degli argomenti più importanti è l’emancipazione femminile. Sicuramente dai tempi di Elisa abbiamo fatto moltissimi passi avanti, ma pensi ci sia ancora strada da fare?
Sicuramente sono stati fatti molti passi avanti dagli anni Cinquanta, ma ne restano ancora moltissimi da fare. Sono cambiamenti che riguardano soprattutto l’ambito dell’educazione e della cultura. Mi è capitato, per lavoro, di parlare ai ragazzi della mia azienda e di convincerli che la professione dell’informatico non è un mestiere maschile e che abbiamo un disperato bisogno anche del contributo delle ragazze. Quando si arriva a trasmettere questo messaggio significa che c’è un problema di fondo nella comunicazione e nell’educazione, perché nessuna ragazza dovrebbe sentirsi ‘fuori posto’ studiando ingegneria o informatica, e men che meno dovrebbe sentirsi dire “ma questo è un lavoro da uomini!”. C’è ancora tanto lavoro da fare quando penso ai condizionamenti mentali che una ragazza subisce da quando è piccola, con i negozi che dividono i giocattoli per genere, assegnando le cucine alle femmine e i droni ai maschi, senza che nessuno trovi assurda questa distinzione. Per me, quindi, l’obiettivo più importante che resta da realizzare è quello di far sì che una ragazza, e il resto della società con lei, pensi che può fare tutto perché è capace di tutto. E che l’essere donna sia un punto di forza piuttosto che una penalizzazione in termini di stipendio e gratificazioni.
6. Tornando a te, quali sono i tuoi libri preferiti? C’è un libro che ti è rimasto nel cuore e vorresti suggerire ai lettori?
I miei libri del cuore sono due. Il primo, che mi ha spinto a scrivere e che ha acceso la mia passione per l’Antico Egitto, è Il dio del fiume di Wilbur Smith. Scoprii questo libro quando avevo appena tredici anni e da allora è rimasto un caposaldo della mia libreria. Wilbur Smith, in generale, è il mio punto di riferimento per le descrizioni dei luoghi, che, ne Il dio del fiume, sono meravigliose. Il mio secondo libro del cuore è Jane Eyre di Charlotte Bronte. Amo questo romanzo per la forza della sua protagonista, per il suo orgoglio e la sua modernità. Anche Jane Eyre combatte per trovare il suo posto nel mondo, per scegliere sempre liberamente e, soprattutto, per farsi riconoscere, come pari, dall’uomo che ama, indipendentemente dalla sua classe sociale. Jane Eyre è intelligente e ama la cultura. Per me è un simbolo di modernità e libertà.
7. L’ultima domanda è, invece, per tutti gli scrittori giovani che so che seguono i blog. Penso che farsi conoscere e pubblicare oggi sia molto difficile. Hai dei consigli per loro? 
A chi ama scrivere e spera un giorno di trasformare la propria passione in lavoro dico questo: siate sempre realisti, pronti a cogliere ogni occasione per crescere e maturare. Create collaborazioni con altri autori o con chi lavora in questo settore, non abbiate mai paura di confrontarvi coi lettori, né di ricevere critiche. Si migliora proprio con i commenti negativi, perché mostrano aspetti del proprio romanzo che erano deboli e possono magari essere migliorati. E soprattutto non cedete alla trappola di chi vi propone una pubblicazione a pagamento. Sono pubblicazioni che non rispettano né voi né chi vi leggerà. Un editore che crede davvero nel suo autore investe su di lui, perché la realizzazione di entrambi va di pari passo. Quindi: passione, orgoglio del proprio lavoro ma umiltà nell’accettare le critiche e tanto lavoro per migliorarsi. 

Seguendo le istruzioni del Giveaway, uno di voi potrà vincere una copia autografata del romanzo! Che aspettate? Avete tempo fino al 18 Marzo 2018! In bocca al lupo!

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lunedì 12 marzo 2018

[Recensione] Uomini che restano di Sara Rattaro - Sperling & Kupfer


Trama
All'inizio non si accorgono nemmeno l'una dell'altra, ognuna rapita dal panorama di Genova, ognuna intenta a scrivere sul cielo limpido pensieri che dentro fanno troppo male. Fosca e Valeria si incontrano per caso nella loro città, sul tetto di un palazzo dove entrambe si sono rifugiate nel tentativo di sfuggire al senso di abbandono che a volte la vita ti consegna a sorpresa, senza chiederti se ti senti pronta. Fosca è scappata da Milano e dalla confessione scioccante con cui suo marito ha messo fine in un istante alla loro lunga storia, una verità che per anni ha taciuto a lei, a tutti, persino a se stesso. Valeria nasconde sotto un caschetto perfetto e un sorriso solare i segni di una malattia che sta affrontando senza il conforto dell'uomo che amava, perché lui non è disposto a condividere con lei anche la cattiva sorte. Quel vuoto le avvicina, ma a unirle più profondamente sarà ben presto un'amicizia vera, di quelle che ti fanno sentire a casa. Perché la stessa vita che senza preavviso ti strappa ciò a cui tieni, non esita a stupirti con tutto il buono che può nascondersi dietro una fine. Ti porta a perderti, per ritrovarti. Ti costringe a dire addio, per concederti una seconda possibilità. Ti libera da chi sa soltanto fuggire, per farti scoprire chi è disposto a tutto pur di restare al tuo fianco: affetti tenaci, nuovi amici e amici di sempre, amori che non fanno promesse a metà.

La mia opinione
Nonostante il titolo sia dedicato agli uomini, l’ultimo romanzo di Sara Rattaro, “Uomini che restano” è un inno alle donne e alla forza femminile.
Molto spesso noi donne ci convinciamo che la parte fondamentale della nostra vita sia rappresentata da un uomo, che trasformiamo come centro del nostro universo e dal quale, spesso, diventiamo dipendenti.
Le storie di Valeria e Fosca, protagoniste del romanzo, si incrociano proprio a causa di due uomini che se ne sono andati. La fuga improvvisa dei loro compagni di vita provoca nelle due uno scombussolamento tale da far credere loro che la vita si sia fermata, che le fondamenta sulle quali basavano la propria esistenza siano crollate senza alcuna via d’uscita.
Ci sono però degli elementi fondamentali da non sottovalutare mai e da ricordare quando ci si sente presi dallo sconforto. Innanzitutto la famiglia, un valore che è profondamente radicato nell’autrice e che permea tutte le pagine del romanzo. Sara Rattaro racconta le classiche famiglie italiane, quelle sempre presenti, talvolta un po’ invadenti, ma punto fermo nella vita di ciascuno di noi. Ma ci sarà spazio anche per le “nuove” forme di famiglia che, anche se non sono convenzionali, sono pur sempre regno di amore, di fiducia e stimolo per la crescita di ogni individuo che si senta davvero amato, in qualunque forma possa presentarsi quest’amore. 
La seconda parte importante è l’amicizia. Si dice sempre che gli amici sono i fratelli che ti scegli. Nella nostra vita incontriamo tante persone, alcune rimangono per poco tempo, magari per dimostrarci ciò che non vogliamo essere, altre ci saranno per sempre. E talvolta il destino sembra davvero insinuarsi nelle nostre vite per farci incontrare le persone giuste per un determinato ciclo del nostro percorso personale. Questo è quello che succede a Fosca e Valeria: avevano bisogno l’una dell’altra per capire che il dolore può presentarsi in tantissime forme e il loro incontro casuale si trasformerà in una bellissima amicizia, di quelle che restano per sempre.
Ma, soprattutto, il romanzo di Sara Rattaro è uno stimolo per risollervarsi, per credere nelle seconde opportunità, e per trovare la forza in sé stessi. Non è necessario avere qualcuno accanto per ricostruirsi una vita felice. Se la persona che credevate di conoscere all’improvviso decide di andarsene dalla vostra vita, la cosa migliore da fare è ricominciare da sé, un percorso tortuoso e spesso difficile, ma fondamentale. Perché solo quando ricominci da te stesso, inizi a conoscerti e a riconoscere le tue esigenze, solo allora puoi iniziare a pensare che ci possano essere “Uomini che restano” per sempre.
Una nota finale vorrei spenderla per la scrittura di Sara Rattaro. Questa giovane scrittrice italiana mi colpisce ogni volta con il suo stile magico, coinvolgente, una bravura che ho trovato di rado e che mi ricorda moltissimo lo stile di una delle mie scrittrici preferite, Margaret Mazzantini. 
Un libro indimenticabile, assolutamente da leggere.

Voto finale: 5/5


giovedì 1 marzo 2018

[Review Party] La locanda degli amori sospesi di Viviana Picchiarelli - Newton Compton



Trama
La locanda dei libri è un casale sulle sponde del lago Trasimeno. Negli anni è diventato un punto di riferimento per lettori onnivori e scrittori in cerca di ispirazione. L’atmosfera ricca di charme e dal tocco provenzale, le stanze traboccanti di romanzi lo rendono rifugio ideale per i clienti che cercano conforto nelle pagine e nelle storie altrui. Proprio la locanda, dopo trent’anni, fa da scenario all’incontro tra Matilde, ex psicoterapeuta e ora proprietaria del casale, e Matteo, avvocato di professione e scrittore per passione. Il loro amore, interrottosi bruscamente quando stava per diventare un sentimento assoluto e potente, sarà però costretto a fare i conti con il tempo che è trascorso, con i traguardi che entrambi hanno raggiunto e anche con gli errori commessi. Matteo e Matilde vivranno un confronto fatto di ricordi, dolore e passione. È possibile recuperare le emozioni nate tanti anni fa e che nessuno dei due ha mai dimenticato? E ritrovare quella parte di sé che senza l’altro sembrava perduta?

La mia opinione 
Il nuovo romanzo di Viviana Picchiarelli, che esce oggi per Newton Compton editori, è la storia perfetta per le sognatrici che amano i libri.
A partire dall’ambientazione, la locanda, che è un luogo dove vorreste immediatamente essere teletrasportate. Un luogo incantato, dedicato ai nostri amati libri, dove ogni stanza rappresenta un genere letterario diverso. Un posto dove si organizzano incontri letterari e dove gli scrittori e gli artisti possono godere della quiete del lago Trasimeno, sulle cui sponde sorge il casale.
Proprio qui troviamo una della protagoniste del romanzo, Matilde, una donna che ha sofferto tanto e che con l’amica Emma decide, superati ormai i 50 anni, di rimettersi in gioco con la locanda. La vita delle due scorre tranquilla finché Matteo, un avvocato-scrittore, non irrompe nuovamente nella quotidianità di Matilde, costringendola a fare i conti con il passato, con il desiderio di vivere il momento, ma con la paura di doversi di nuovo leccare le ferite a causa di una delusione ormai lontana nel tempo. 
Personaggio fondamentale nella storia è poi Ginevra, la figlia di Matteo, ragazza testarda e intelligente, che non riesce a perdonare il padre per la vita che le ha regalato, fatta di bugie e compromessi.
La locanda, nella sua magia, sarà il luogo ideale per le seconde occasioni. Non solo quella di due persone che si sono amate da giovani e che, probabilmente, nonostante il tempo trascorso, non hanno mai smesso di farlo, ma anche quella di un padre e una figlia il cui legame  indissolubile non può essere spezzato. 
Il romanzo tratta tanti temi, come il rapporto tra genitori e figli, spesso difficile e contrastato, le convenzioni sociali che costringono a scegliere una strada che non si sente propria, ma sopratutto la speranza nelle seconde opportunità. Perché non è mai troppo tardi per cambiare il proprio destino e scegliere una strada diversa da quella che sembra essere segnata per noi.


Viviana Picchiarelli scrive in modo dolce, delicato, affrontando tante tematiche importanti con una sensibilità unica. “La locanda degli amori sospesi” è perfetto per queste serate fredde, dove per evadere dalla quotidianità abbiamo bisogno di immergerci in storie romantiche e che ci permettono di sognare. Come dice anche la copertina "Benvenuti tra le pagine di un sogno".

Voto finale: 4/5

Trovate le altre recensioni dell'evento nei blog

lunedì 26 febbraio 2018

[Recensione] Isola di Siri Ranva Hjelm Jacobsen - Iperborea



Trama
Una giovane ragazza danese ha nostalgia di un'isola verde e impervia battuta dai venti del Nord, un'isola delle Faroe dove non ha mai vissuto ma che ha sempre sentito chiamare «casa», perché da lì emigrò la sua famiglia negli anni Trenta. Comincia così, dall'urgenza di riappropriarsi delle sue origini e di una cultura che ha ereditato ma non le appartiene, il suo viaggio di ritorno a Suduroy, da cui nonno Fritz, pescatore dell'Artico, partì alla ricerca di un destino migliore, e nonna Marita, sognatrice irrequieta, fuggì verso il mondo e la modernità. Un viaggio nella storia di una famiglia e di questo piccolo arcipelago sperduto nell'Atlantico, che è stato coinvolto nel secondo conflitto mondiale e nella guerra fredda e che ha lottato fieramente per una sua autonomia dalla Danimarca. Un viaggio nella memoria e nel mito che perdura in queste terre sospese nel tempo, tra le asprezze di una natura primigenia, dove ogni racconto di vita si colora di leggenda, dall'amore segreto tra Marita e Ragnar il Rosso, falegname filosofo e ribelle che chiama i gabbiani «i proletari del mare», alla roccia incantata nel giardino di zia Beate, che attira sciagure su chi prova a rimuoverla. Romanzo d'ispirazione autobiografica, "Isola" è un canto d'amore alle Faroe e un racconto sulle ripercussioni intime dell'emigrazione, sul ruolo degli affetti e dei legami di sangue nell'identità di una persona, sul bisogno di radici o almeno di un'Itaca dell'anima, un posto che si possa chiamare casa.

La mia opinione
Il romanzo Isola di Siri Ranva Hjelm Jacobsen racconta la storia di una ragazza danese che, alla morte della nonna Marita, torna nella sua “Isola”, una delle Faroe. 
In realtà, lei non ha mai vissuto in questo posto, ma ne è profondamente legata per merito dei racconti che i nonni le hanno tramandato e per le vacanze che vi ha trascorso.
La stessa autrice è profondamente legata a questa terra, misteriosa, affascinante, dove il mare è padrone. Un luogo dove chiunque sente quell’odore di salsedine tipico dei posti di mare e che affascina i visitatori e gli abitanti.
La protagonista, in un alternarsi tra presente e passato, ci porta a ripercorrere la storia dei nonni, caratterizzata da un grande amore e da una scelta difficile come quella dell’emigrazione verso la Danimarca. Ma dietro il forte legame tra Marita e Fritz si nascondono tanti segreti che, piano piano, vengono rivelati al lettore. 
Soprattutto si racconta la storia di una famiglia di pescatori unita e forte, quella del nonno Fritz, dove si intrecciano misteri e segreti, nella quale ciascuno cerca di uscire dal mestiere deciso per lui e dall’appartenenza all’isola. La fuga da questo luogo magico viene vista come possibilità di riscatto e realizzazione, la speranza di potersi migliorare e di trovare un proprio ruolo nel mondo. Un sentimento che spesso caratterizza gli isolani e che, da sarda, posso capire perfettamente. 
Ho trovato tante assonanze con le persone che conosco e che hanno deciso di partire. Da un lato la soddisfazione per la propria realizzazione personale, per aver avuto il coraggio di lasciare le proprie radici e la famiglia. Dall’altro, un amore sconfinato per la propria terra d’origine, che solo chi vive in un’isola, spesso difficile da raggiungere, può capire.
E l’amore per la propria terra, la necessità di avere un luogo in cui tornare e da chiamare casa, emerge chiaramente nelle parole della protagonista. Un’adolescente che, pur non avendo mai vissuto nelle isole Faroe, le sente profondamente sue.
Ho apprezzato tantissimo l’ambientazione, perché le descrizioni sono talmente perfette e reali che fanno venire voglia di partire subito verso questo mondo sconosciuto e affascinante. Ugualmente la prosa dell’autrice, definita poetica, contribuisce a rendere questo libro magico.
Ciò che mi è piaciuto un po’ meno è stata l’evanescenza della trama. Il racconto della vita dei nonni, persone a mio parere fondamentali nella vita di ciascuno di noi, avrebbe meritato un approfondimento in più, così come la vita della protagonista.
Penso che quella di lasciare molte parti all’immaginazione del lettore sia stata una scelta voluta della scrittrice, che ben si concilia con il suo stile poetico, ma che in me ha lasciato un senso di insoddisfazione e incompletezza. Un bel romanzo, ma che in parte mi ha delusa rispetto alle aspettative iniziali.

Voto finale: 3/5

giovedì 22 febbraio 2018

[BlogTour] La ragazza di stelle e inchiostro - Quarta tappa: Ambientazione

Buongiorno lettori e lettrici! Oggi il blog ospita la quarta tappa del BlogTour dedicato al bellissimo romanzo “La ragazza di stelle e inchiostro” di Kiran Millwood Hargrave pubblicato da Libri Mondadori.
Un libro affascinante e avventuroso, che consiglio a tutti i ragazzi dai 14 anni in su! Sono sicura che lo amerete.



Trama
Cosa c'è oltre la foresta? Chi abita i Territori Dimenticati? Isabella, figlia del cartografo che ha mappato la misteriosa isola di Joya fin dove lo spietato governatore Adori permette di esplorarla, sogna di poter disegnare su una cartina la risposta a queste domande.
Così quando Lupe, la sua migliore amica nonché figlia del governatore, sparisce proprio in quei territori, è Isabella a guidare la spedizione di ricerca. Le mappe di famiglia la guidano attraverso villaggi deserti, nere foreste e fiumi prosciugati, e le stelle che suo padre le ha insegnato a osservare la accompagnano dall'alto. Ma il vero pericolo del suo viaggio appare presto chiaro: nelle viscere bollenti della terra Yote, un demone di fuoco, si sta risvegliando…

Ambientazione
Il romanzo inizia nell’isola di Joya, che è il luogo dove vivono Isabella, protagonista del romanzo, e suo padre, il cartografo del Paese Gromera. 
In realtà l’esplorazione dell’isola è molto limitata, in quanto il temibile governatore Adori non consente di recarsi né verso il mare né verso i “Territori Dimenticati”, un luogo ormai sconosciuto dove buona parte della popolazione è stata esiliata. 
Il libro è diviso in quattro parti, che ricalcano i luoghi che attraverseremo in compagnia di Isabella. Il primo “L’isola di Joya” è un luogo ormai molto triste a causa delle limitazioni imposte dal governatore di cui vi ho accennato e che scoprirete meglio leggendo il romanzo. Una parte di isola che è quasi una prigione, le stesse case non brillano più della luce dei loro abitanti. La casa di Isabella si differisce dalle altre grazie alla passione del padre per le mappe, che rende certe stanze fantastiche. Ma al di là di Gromera c’è tutta una parte che i giovani non conoscono, Isabella sa qualcosa dai racconti di Pa’, e dalla mappa disegnata da Ma’, i suoi genitori.
Proprio a causa di questa sorta di esilio, è sempre presente nei personaggi il desiderio di scoprire i luoghi sconosciuti e di disegnarne una mappa. Questi luoghi agognati prendono ispirazione dalle terre che noi conosciamo e che l’autrice ha modificato per rendere il romanzo fantasioso. 

“Dove vorresti andare per prima cosa, Pa’, quando i porti verranno riaperti?”“Se, Isa! Se verranno riaperti, vorrei andare per prima cosa in Amrica, naturalmente, ma poi anche in India.”“Perché?”“L’India è il paese in cui i colori brillano il doppio. Rosa che bruciano gli occhi, blu dove potresti annegare”.

La seconda parte del libro è dedicata a “I territori dimenticati”, un luogo sconosciuto, pericoloso, nel quale nessun abitante di Gromera si vorrebbe avventurare. Ed è là che Lupe, la migliore amica di Isabella, scompare. Isabella, unendosi alla spedizione di ricerca di Lupe, si avventura in un posto pieno di foreste misteriose, animali pericolosi al confine tra fantasia e realtà. 
La terza parte, invece, è ambientata nel “Labirinto”. Anche qua la scrittrice riunisce tantissimi elementi della natura: fuoco, acqua, rocce. In un mondo sotto terra, dove la luce è assente, Isabella e Lupe vivranno la parte più avventurosa del romanzo.
Infine, l’ultima parte “Da qualche parte nel mar occidentale”, che ci racconta i personaggi un anno dopo e sulla quale non mi soffermerò per non svelarvi nulla della storia. 
Il filo conduttore di tutto, però, è il cielo stellato. Le stelle sono la guida di ogni cartografo, e Isabella non passa un minuto senza alzare gli occhi verso i suoi punti fermi, che illumineranno il suo avventuroso cammino.

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