mercoledì 19 settembre 2018

[Review Party] Cercasi amore vista lago di Virginia Bramati - Giunti Editore




Trama
Bianca Maffei: 33 anni, una laurea in architettura e... una passione per i cantieri. Nonostante lavori da qualche anno in uno studio importante, Bianca non perde tempo in riunione con i capi ma adora mettersi scarponcini e caschetto e andare dove le gru lavorano e i carpentieri danno forma allo spazio. Bianca riesce a sentire la forma che la casa prenderà, a vederla quando ancora è fatta di pochi segni tracciati sul terreno, e questo la rende felice. Fino a che, con la crisi, non capita anche a lei di essere vittima di una "riorganizzazione"... Il solo lavoro che riesce a trovare è in un'agenzia immobiliare fuori città, nel paesino brianzolo di Verate. Lascia così il centro di Milano per mettersi alle dipendenze del geometra Volpe, pittoresco individuo dalle scarpe squadrate e dall'etica discutibile. Eppure, appena arrivata a Verate Bianca trova per sé un meraviglioso abbaino con vista fiume, proprio sopra la mitica Osteria Moretti dove le oche bianche chiacchierano con gli avventori e basta ascoltare attentamente per sapere tutto quello che accade in paese. Sarà proprio lì, all'ombra della plumbago in fiore, che Bianca scoprirà i piani di un immobiliarista senza scrupoli. Sarà proprio da lì che partirà, armata solo del suo "fiuto" segreto, per una nuova avventura che la condurrà fino alla casa più meravigliosa che potesse immaginare…



La mia opinione
Cercasi amore vista lago” è il nuovo romanzo di Virginia Bramati, edito Giunti. Oggi il blog ospita la recensione per il Review Party organizzato in occasione dell’uscita del romanzo e io sono felicissima di potervene parlare già da ora.
La storia è quella di Bianca, architetto di 33 anni che, come moltissimi giovani di oggi, si ritrova improvvisamente a fare i conti con il dramma della disoccupazione. 
Dopo un periodo di depressione totale nel quale il mercato sembra non avere più bisogno di architetti, si apre una piccola speranza: quella del mercato immobiliare. 
Il problema è che il lavoro non è esattamente quello dei sogni di Bianca, che per diventare agente immobiliare dovrà necessariamente cancellarsi dall’albo degli architetti. In più, il lavoro non è nella sua amata Milano, ma nel paesino di Verate.
Non avendo altra scelta, Bianca decide di accettare la sfida, complici anche gli abitanti del paese di Verate, che la accolgono immediatamente come se fosse una di loro. 
L’unico ostile sembra essere l’ingegnere Andrea Sanna, che dovrà lavorare fianco a fianco con Bianca per un progetto di ristrutturazione. Il tipico personaggio per cui, prima di un incontro, è necessario assumere una doppia dose di Maalox!
La storia è molto carina, anche se non l’ho apprezzata al 100% forse per la mia nota allergia alle storie d’amore di questo tipo.
Come punti forti sicuramente vi segnalo lo stile dell’autrice, fresco e scorrevole, l’ambientazione (mi è venuto subito il desiderio di visitare Verate e Sirmione) che l’autrice racconta con una ricchezza di dettagli tale da farvi sentire di trovarvi là con i suoi personaggi.
Ho invece trovato il carattere dei protagonisti poco dettagliato: la passione di Bianca per la lettura, ad esempio, emerge a sprazzi, così come il suo essere goffa e divertente. Non sono, fondamentalmente, riuscita ad entrare in empatia con i personaggi, tale da affezionarmi a loro come accaduto altre volte.
In generale, un libro carino e leggero che può accompagnare una piacevole serata, ma non indimenticabile.

Voto finale: 3/5



martedì 4 settembre 2018

[Recensione] La casa dei naufraghi di Guillermo Rosales - Fandango Libri


Trama
William Figueras è un uomo in fuga. Dalla cultura, dalla musica, dalla letteratura, dalla televisione, dalla storia e dalla filosofia di Cuba. È arrivato a Miami con in tasca nient’altro che le edizioni rilegate dei Romantici inglesi e l’illusione, coltivata al buio della sua mente, che nella Grande America riuscirà a scrivere senza paura delle persecuzioni. Ma William è malato di nervi e dopo il confino le voci che sente gli rimbombano forte nella testa. Talmente tanto che la zia che lo ospita deve arrendersi: “Non si poteva fare di più, lui avrebbe capito”. La casa in cui viene deportato è una clinica ai limiti della realtà, un rifugio disumano dalle atmosfere asfissianti in cui i matti sono vittime condannate a una quotidianità primitiva. Non c’è salvezza, via di scampo, anche se la libertà urla al di là di quelle porte. Un giorno la pallida Francis arriva tra gli Idioti e con lei il ricordo in carne e ossa dell’amore. La speranza scioglierà per poco il gelo di quell’ultimo passaggio nella casa, e la vita riprenderà a scorrere come non aveva mai fatto prima. Romanzo autobiografico, estremo e commovente, un classico della letteratura cubana tradotto in tutto il mondo, torna in libreria in una nuova edizione. La casa dei naufraghi ha ispirato il film If You Saw His Hearth con Gabriel García Bernal, presentato in concorso al Toronto Film Festival (2017) e al Festival Internazionale del Cinema di Varsavia (2017), dove ha vinto il premio per la Miglior Regia.

La mia opinione
Se ancora non conoscete Guillermo Rosales, come me prima di imbattermi in questo romanzo, vi consiglio di recuperare.
La casa dei naufraghi” è un libro di poche pagine, ma che richiedono grande impegno per leggerle, perché ognuna di esse porta con sé una sofferenza inimmaginabile.
Ci troviamo a Miami, dove William Figueras, fuggito da Cuba a seguito dell’insediamento del regime di Castro, spera di iniziare una nuova vita. 
Là lo aspettano degli zii, che si mostrano subito diffidenti nei confronti di quello strano ragazzo, colto, intelligente, ma affetto da schizofrenia.
L’unica strada, continua a ripetergli la zia, è quella della boarding home, una “clinica” per persone colpite da malattia mentale. 
Ho messo la parola clinica tra virgolette perché un posto del genere non può essere definito tale. Dopo le prime pagine, vi troverete immersi in un luogo degradante, dove gli abitanti della casa vengono trattati in modo disumano.
Un libro che, come vi dicevo prima, porta con sé una grande sofferenza, che credo che lo scrittore, morto suicida giovanissimo, si sia portato dietro per tutta la vita. 
Leggere queste pagine fa riflettere tanto sulle condizioni alle quali sono spesso sottoposti pazienti con problemi mentali, che diventano talvolta vittime di un mondo dove per loro non c’è spazio, e vengono relegati in posti nei quali il trattamento loro riservato è ai limiti della tortura. Quando mi capita di leggere romanzi del genere, mi rendo conto che la storia si ripete spesso. Siamo evoluti, ma quanto?
Sullo sfondo poi c’è Cuba: un paese sicuramente meraviglioso, i cui abitanti però non sono mai stati fortunati a causa della politica. E si ritrovano tutti là, nella Grande America, come di passaggio, in un mondo che non sentono mai del tutto loro, nella speranza di poter un giorno tornare in patria. 
Un piccolo capolavoro, considerato uno dei classici della letteratura cubana, nonché uno dei pochi romanzi del grande (ora che l’ho conosciuto tra le sue pagine mi sento di definirlo così) Guillermo Rosales. Come vi ho anticipato su instagram, è uno dei libri migliori che ho letto negli ultimi tempi: crudo, realista e fondamentale nella libreria di ogni lettore.

Voto finale: 5/5


lunedì 3 settembre 2018

[Review Party] La teoria imperfetta dell'amore di Julie Buxbaum - DeAgostini


Trama
A volte basta cambiare prospettiva per dare senso al mondo. Da quando suo padre è morto in un incidente d'auto, Kit non è più la stessa. Non ha più voglia di ridere, scherzare o confidarsi con le amiche di sempre. L'unica cosa che desidera è chiudere fuori il mondo intero e voltare pagina. Per questo decide di lasciare il tavolo affollato a cui si siede ogni giorno in mensa e prendere posto a quello di David. David, che gira per i corridoi della scuola con le cuffie nelle orecchie e non parla con nessuno. David, che è un genio della fisica ma quando si agita trema come una foglia. I due non potrebbero essere più diversi, ma lentamente quei pranzi in solitudine diventano un appuntamento fisso, atteso, e tra sguardi e parole sussurrate, Kit e David imparano a essere amici. Forse qualcosa di più. Fino a quando David decide di aiutare Kit a ricostruire che cosa è successo il giorno in cui suo padre è morto. Perché David non sopporta le questioni irrisolte, non sopporta le equazioni lasciate a metà. E farebbe di tutto per ricomporre i pezzi del cuore infranto di Kit. Ma il sentimento che li lega sarà abbastanza forte per resistere alla verità?





La mia opinione

La teoria imperfetta dell’amore” è un romanzo che parla di “diversità”. Da un lato c’è David, che soffre di una forma di autismo che lo condanna alla solitudine, a causa della sua incapacità di relazionarsi agli altri. Allo stesso tempo, però, è dotato di un intelligenza fuori dal comune. Il problema è che nessuno l’ha mai notato, per colpa di quelle cattiverie che accomunano oggi gli adolescenti moderni, che sempre più spesso si fermano alla superficialità.
E non sono solo gli adolescenti quelli che non guardano dentro: basta essere silenzioso, usare vestiti non alla moda, girare con le cuffie in testa per isolarsi dalla realtà per non essere accettati dal gruppo. Ma David è abituato a questo mondo del liceo. Segue la sua routine quotidiana arrivando puntuale alle lezioni, sedendosi sempre allo stesso tavolo a pranzo, aspettando impazientemente il momento in cui potrà lasciare il liceo per andare al college.
Ma la sua quotidianità è scossa improvvisamente il giorno in cui Kit Lowell, la ragazza più bella della scuola secondo David, decide di abbandonare il tavolo dei fighetti della scuola e sedersi con lui. Kit è scossa dalla morte del padre per un incidente stradale, sente un improvviso bisogno di isolarsi dal resto del mondo e pensa che David sia l’unico che potrebbe rispettare il suo silenzio.
Eppure David comincia a parlare, goffamente, facendo errori, fino a quando, giorno dopo giorno, Kit smette di vederlo per la sua superficie e lo “guarda”: scopre che dietro quel ragazzo c’è una persona speciale, dotato di un’intelligenza fuori dal comune, ma anche di una schiettezza e una capacità di dire la verità che, talvolta, può essere brutale.
Si tratta di un libro che affronta tante tematiche, come il bullismo, il sentirsi diversi, il difficile periodo dell’adolescenza soprattutto quando eventi terribili sconvolgono la nostra vita. Tuttavia, lo trovo un libro che consiglierei dai 16 anni in su, magari se siete ancora nel periodo del liceo. Per le più grandi, è un libro scorrevole, divertente e, nonostante i temi trattati, che si legge velocemente, ma che non rimane particolarmente impresso.

Voto finale: 2.5/5

 

giovedì 30 agosto 2018

[Recensione] La prigioniera di Debra Jo Immergut - Corbaccio



Trama
Due voci, un uomo e una donna, si alternano nel raccontare la loro storia. La storia che li ha portati dove sono adesso: in carcere. Frank come psicologo. Miranda come detenuta. Si erano già conosciuti ai tempi del liceo, quando Frank si era infatuato di questa ragazza, schiva e misteriosa e che neanche si era accorta di lui. Non è inconsueto incontrare casualmente una persona che ci ha fatto perdere la testa tanti anni prima. Di solito la vecchia passione si ridimensiona, più raramente si riaccende. Qui però la situazione è fortemente anomala. Il luogo, la prigione, è claustrofobico, la realtà che si vive è rarefatta e distorta. La relazione tra Frank e Miranda non può essere normale, eppure non è affatto chiaro chi dei due dipenda dall'altro, chi sia libero e chi non lo sia. E il passato, che si disvela a poco a poco coinvolgendo non solo i due protagonisti ma, per cerchi concentrici, le famiglie, i genitori e tutte (e persone che fanno parte della loro vita, è un concatenarsi di eventi che ineluttabilmente li portano proprio dove sono adesso. Con un carico di emozioni, di frustrazioni, di passioni che non si sa che strada prenderanno: verso la salvezza? 0 verso la distruzione? "La prigioniera" è un romanzo che parla di bene e di male, e di come bene e male siano ripartiti in ugual misura dentro tutti noi. In questo senso è un libro universale: i protagonisti sono persone normali, che vivono, sbagliano e tentano di riscattarsi dagli errori commessi.

La mia opinione
La prigioniera” è la storia di un’ossessione. Quella dello psicologo Frank verso la detenuta Miranda.
Ricorderete tutti gli anni del liceo, in cui solitamente ci si prendeva una cotta per qualcuno, lo si idealizzava, si aspettavano le ricreazioni per poterlo anche solo salutare e nulla di più. Sono quelle persone che hanno solo sfiorato la nostra vita ma, chissà perché, non le scordiamo più.
Il romanzo inizia proprio così: con Frank che ci parla della sua infatuazione al liceo verso Miranda, che non l’ha mai notato. Frank la ritrova in carcere, lui nelle vesti di psicologo, e lei di detenuta. 
Non appena la vede, la cotta del passato riemerge prepotentemente, diventando il suo chiodo fisso e portandolo a pensare sempre di più al modo per aiutarla. 
Evidentemente, da psicologo dovrebbe fermarsi là, al primo incontro. Tra le regole deontologiche degli psicologi, che tutti un po’ conosciamo per sentito dire, c’è quella per cui non dovrebbero esserci rapporti pregressi con i pazienti, per evitare un’inquinamento della terapia. Ma gli psicologi sono pur sempre uomini e, come tali, soggetti ad errori.
Frank arriva ad un punto in cui non riesce più a separare la sfera privata da quella professionale: è talmente ossessionato da Miranda da violare tutte le regole deontologiche e, allo stesso tempo, cercare una giustificazione per i suoi comportamenti.
Dall’altra parte c’è Miranda, la bella della scuola, che non si ricorda di Frank e che, per una serie di scelte sbagliate, si ritrova in un carcere femminile con una condanna pesantissima e la libertà come miraggio lontano, obiettivo ormai irraggiungibile. 
Il romanzo alterna la voce di Frank e quella di Miranda. Pagina dopo pagina, conosceremo un uomo e una donna che commettono errori e che, fondamentalmente, ho trovato profondamente egoisti per motivi diversi. Sono due personaggi che non sono riuscita ad amare del tutto.
Il romanzo è scritto molto bene, strutturato in modo convincente, tale da permettere di entrare perfettamente nella psicologia dei due protagonisti. Apprezzabilissimo il finale, con un colpo di scena che non avrei mai immaginato.
Come note negative, ho trovato certe parti un po’ noiose e difficili da seguire. Inoltre, devo ammettere che, per la sfera dei rapporti tra detenute, mi è sembrato eccessivamente ispirato alla serie TV “Orange is the new black”.
Un romanzo carino, ma mi aspettavo di più.

Voto finale: 3/5



lunedì 27 agosto 2018

[Recensione] Akhenaton L'eretico di Valery Esperian - Fanucci editore


Trama
Nato diverso, nell'aspetto e nelle idee, Akhenaton ha sfidato l'eredità del padre cambiando per sempre il volto dell'Egitto e della storia. Sposando la splendida Nefertiti, "la donna più bella dell'antichità" secondo gli studiosi, ha dato vita a una delle più appassionanti storie d'amore della storia. Ma soprattutto, Akhenaton "l'eretico" ha sconvolto un impero imponendo un unico dio, Aton il sole, e guidando una rivoluzione religiosa costellata di intrighi, passioni, tradimenti e lotte per il potere. Una gloriosa e dorata utopia, in una spirale crescente di colpi di scena. Dopo diciassette anni di regno, morì in circostanze misteriose e subì una damnatio memoriae: i suoi monumenti furono abbattuti, le sue statue distrutte e il suo nome cancellato dalle liste reali.

La mia opinione
Il secondo volume del “Romanzo dei Faraoni”, curato dal collettivo Valery Esperian, è stato per me una lettura ancora più affascinante della precedente, dedicata a Cheope.
In questo secondo romanzo troviamo la storia di Akhenaton. Anche lui, come Cheope, è un po’ il figlio emarginato che, tuttavia, ha sempre avuto uno spirito ambizioso e ribelle.
Prima di tutto perché, a differenza del padre, lui è devoto ad Aton, il sole, che lo ha salvato quando era solo un ragazzo e che, con la sua luce, l’ha guidato in tutti i momenti della sua vita, persino nell’incontro con la bellissima Nefertiti, che sarà al suo fianco dalla sua ascesa fino al crollo finale del suo regno.
Come tutte le storie dei Faraoni, si rimane affascinati da una cultura, quella degli antichi egizi, che ha lasciato monumenti memorabili nei secoli. Ognuno dei faraoni ha lasciato un segno nella storia dell’Egitto. Quello di Akhenaton è stato un segno di ribellione, quello di imporre Aton come unico Dio, rovesciando qualsiasi tradizione precedente e, in un certo senso, sconvolgendo il popolo e costringendo gli egiziani a nascondersi per praticare il culto di altri dei. 
Devo dire che il personaggio di Akhenaton mi ha affascinato moltissimo all’inizio, ma nel corso della storia ho iniziato a trovarlo troppo ambizioso e supponente. 
Come vi avevo anticipato su IGTV riguardo a Cheope, non sono un’esperta dei romanzi dedicati ai Faraoni, so che ne esistono di bellissimi di Wilbur Smith che mi auguro di recuperare in futuro, ma è comunque un argomento che mi affascina. Questi due romanzi hanno lasciato in me la voglia di saperne di più sulla storia degli antichi egizi.
Proprio per questo, come vi ho detto nella precedente recensione, quello che manca in questo romanzo è una nota che indicasse quali eventi sono fedeli alla storia e quali, invece, sono puramente frutto della fantasia degli autori.
Ancora, non ho particolarmente gradito gli eccessivi racconti di rapporti sessuali. Probabilmente a quell’epoca c’erano usanze ben diverse, ma sapete che non amo i romanzi che sono eccessivamente espliciti, sopratutto se non si tratta di erotici. Ecco, sembra che la moda di 50 sfumature di grigio sia, ormai, dilagante e che un romanzo per poter essere letto debba contenere necessariamente dettagli piccanti (mi sono informata da chi ha letto Wilbur Smith, e ho saputo che nelle sue storie, ad esempio, non c’erano. Sarà che 50 sfumature non era ancora uscito?).
Apprezzabile anche qua lo stile. Ero perplessa dalla scrittura a più mani, ma il collettivo Valery Esperian si è rivelato, nel suo insieme, un abile scrittore che non mi ha mai fatto percepire che a narrare fossero più persone. 
Nel complesso, per Cheope e Akhenaton, è una serie che mi sento di consigliarvi se amate immergervi nel passato. 

Voto finale: 3,5/5

giovedì 2 agosto 2018

[Segnalazione] Novità Leggereditore - Agosto

Buongiorno e ben ritrovati lettori e lettrici! Oggi, per le più romantiche, vi segnalo le uscite di Agosto della casa editrice Leggereditore, che troverete nel corso del mese in ebook e in libreria. Quale vi ispira di più? A me incuriosiscono molto "Il segreto di mia madre" e "Se tu vai via porti il mio cuore con te".
Buona lettura!

Il segreto di mia madre di Sheila O’Flanagan 

"O’Flanagan è un’autrice intelligente, arguta e molto divertente.” Irish Independent


Esiste forse il momento giusto per ferire le persone che più amiamo? Quando Steffie, con l’aiuto dei due fratelli, decide di organizzare una festa per il quarantesimo anniversario di matrimonio dei genitori non può neanche immaginare che proprio in quel giorno di festa il loro intero mondo rischierà di essere stravolto. Dall'autrice de La moglie scomparsa, un’indimenticabile storia sugli affetti, sulla famiglia e sull’amore che supera ogni cosa e ci aiuta nei momenti belli e in quelli difficili.








Segreti profondi di Shayla Black

I suoi romanzi sono emozionanti e spudoratamente sexy.” Maya Banks


Dalla regina indiscussa del romance erotico, un nuovo romantic suspense della serie Wicked Lovers, in cui la passione sfrenata si intreccia con l’azione generando un mix esplosivo. Dopo aver rischiato di perdere la vita in una terribile tragedia, Lily ha cambiato identità e vita. Quando però il passato riaffiora minacciandola ancora, si rivolge all’ultima persona di cui dovrebbe fidarsi: Stone, uno sconosciuto con alle spalle una storia di carcere e violenza. È un uomo pericoloso ma anche dotato di una carica sensuale irresistibile. Potrà fidarsi del legame che hanno instaurato?








Un adorabile bastardo di Melissa Spadoni 


Ho letto il libro in due giorni, perché dopo averlo iniziato non riuscivo più a smettere!” Mara Lamagna, lettrice Amazon (5 stelle) su Lasciati amare

Il primo innamoramento, la scoperta della passione e delle pene d’amore in una storia frizzante e indimenticabile. Non potrete non immedesimarvi nelle rocambolesche capriole del cuore di Aurora, alle prese con un adorabile e irresistibile bastardo: il suo fratellastro. Una storia emozionante e divertente sulla scoperta dei sentimenti e della passione che tolgono il fiato e il sonno. Un romanzo indimenticabile che vi scalderà il cuore e giocherà con la vostra mente.   









Stregata di Kresley Cole

“Gli Immortali è sicuramente una delle migliori serie paranormal romance di ogni tempo.” USA Today

L'attesissimo stand-alone de Gli Immortali, la serie paranormal romance che ha venduto oltre 120mila copie solo in Italia, l'appassionante conclusione di una storia d'amore romantica e tormentata durata millenni. Sian non ha mai dimenticato Kari, che tempo addietro gli ha spezzato il cuore. Millenni dopo, una maledizione lo ha trasformato in un mostro demoniaco, proprio mentre lei si è reincarnata nella principessa Lila. Nonostante i loro propositi tra i due si crea un legame: riusciranno a superare millenni di inganni, una maledizione e una guerra soprannaturale?





Se tu vai via porti il mio cuore con te di Silvia Gianatti

Un libro catartico che oltre al dolore racconta la capacità di rialzarsi e ricominciare.
L’emozionante diario di una mamma che perde il suo bambino all’ottavo mese di gravidanza, un’esperienza devastante, più comune di quanto si possa credere e di cui si parla ancora troppo poco. Un libro toccante e delicato su un tema difficile ma anche e soprattutto un libro sulla perdita e sul superamento del dolore, perché alle lacrime e alla rabbia seguono prima o poi la pace e la forza di ricominciare.

martedì 31 luglio 2018

[Recensione] La casa senza finestre di Nadia Hashimi - Piemme


Trama
È un giardino piccolo, quello di Zeba, con un cespuglio di rose in un angolo, ma è il suo giardino. E mai avrebbe immaginato di trovarvi, in un mattino di sole, il corpo senza vita di suo marito. E così proprio lei, moglie innamorata e madre generosa, si ritrova accusata di aver compiuto il crimine che rovinerà per sempre la sua famiglia. È così che funziona, in Afghanistan. Zeba, per lo shock, non è in grado di spiegare dove fosse quando l'omicidio è stato compiuto: e, in un attimo, diventa lei l'unica colpevole possibile. Colpevole di avere, forse, ucciso suo marito, ma soprattutto di non aver saputo badare a lui, come se aver perso per sempre l'uomo che amava fosse una sua colpa. Arrestata e imprigionata, Zeba finisce così nella "casa senza finestre", una sorta di prigione per sole donne, chiamata Chil Mahtab, quaranta lune, il tempo minimo che una donna condannata deve passarci. Un posto dove finiscono le donne come Zeba, dietro le quali gli uomini nascondono la propria debolezza; o quelle troppo pericolose, che non stanno zitte; o, ancora, quelle la cui vita è stata rovinata in nome di un onore che non appartiene a nessuno, di sicuro non agli uomini. Con loro, Zeba stringerà amicizie e legami: perché c'è più aria nella casa senza finestre che nel mondo là fuori. 

La mia opinione 
Leggere storie come quella di Zeba fa riflettere su tante cose. In primis, come le diversità culturali di un paese possano profondamente incidere sulle regole di giustizia.
Siamo abituati a credere nel processo giusto, nell’uguaglianza tra uomini e donne, nell’importanza di regole chiare che governino il nostro mondo. Anche se la giustizia è molto lontana da questo, almeno ci proviamo.
E quando entro in contatto con storie come quella raccontata da Nadia Hashimi, che è un romanzo ma molto vicino alla realtà, non posso non riflettere su quanto ancora abbiamo da fare.
La prima tentazione è quella di lasciare tutto e partire, unirsi a uomini come Yusuf, il giovane avvocato idealista che mette a disposizione i propri studi negli Stati Uniti per il bene del proprio Paese natale, l’Afghanistan. 
Qua incontrerà Zeba, accusata dell’omicidio del marito per una serie di indagini che definirle sommarie è poco. Le regole in Afghanistan non sono quelle a cui siamo abituati. Sia chiaro, esiste un codice di procedura penale, esiste l’ideale di giusto processo, ma di fatto si vive in un mondo fatto di tradizioni che schiacciano prepotentemente le donne. E quindi anche i giudici sono interiormente contrastati da questa continua dialettica tra giustizia e tradizione. 
Purtroppo, il più delle volte la giustizia ne esce sconfitta. Così accade all’interno del Chil Mahtab, la prigione femminile nella quale è stata rinchiusa Zeba, dove verrete a contatto con i delitti più impensabili.
Vi ripeto, verrebbe voglia di entrare là dentro e lottare con più forze possibili contro un sistema che considera le donne come esseri inferiori. 
Non voglio, però, dare l’idea che l’Afghanistan sia un paese con una connotazione esclusivamente negativa. Pur non essendoci mai stata, ogni volta che leggo qualcosa su questo luogo tanto lontano e troppo spesso nominato per la cronaca di guerra e di barbarie, ho il desiderio di visitarlo. Immagino una terra bellissima, in parte ancora pura e inesplorata, con delle tradizioni, come quelle degli amuleti, delle leggende, che sono un’altra parte fondamentale di questa storia, davvero affascinanti.
La storia di Zeba vi entrerà nel cuore. Ancora una volta una storia di donne forti, una storia di legami indissolubili, di amicizia femminile, complicità e un senso dell’onore che supera ogni cosa. All’inizio probabilmente non capirete il personaggio di Zeba, con tutte le sue contraddizioni, ma pagina dopo pagina vi innamorerete di lei, della sua forza e del suo coraggio. Un libro per donne coraggiose: così oggi mi sento di definire “La casa senza finestre”.

Voto finale: 5/5





lunedì 30 luglio 2018

[Recensione] Quattro Madri di Shifra Horn - Fazi editore



Trama
"Quattro madri" racconta la storia di quattro generazioni di donne durante l'ultimo secolo a Gerusalemme. Amal, appartenente alla quinta generazione, è disperata poiché il marito, dopo la nascita del primo figlio, se n'è andato senza lasciare traccia. Al contrario sua madre, sua nonna e sua bisnonna si rallegrano dell'evento: la nascita di un maschio sano significa, infatti, che la lunga maledizione che pesava sulla loro stirpe è finita e non ci sarà più nessuna figlia femmina a ereditarla. Per consolarla, le donne raccontano ad Amal la storia di questa maledizione e la rassicurano sul suo destino e su quello di tutta la famiglia. Una famiglia di donne straordinarie: Mazal, l'orfana, dal cui matrimonio segnato dalla sciagura prende il via la maledizione; la bellissima Sarah, sua figlia, dai bei capelli dorati simbolo del suo potere taumaturgico; la figlia di Sarah, Pnina Mazal, la cui capacità di conoscere i pensieri degli altri è fonte insieme di gioia e dolore; e infine Gheula, madre di Amali, un'idealista dall'intelligenza penetrante, pronta a impugnare la causa di ogni diseredato. Epico, commovente e appassionante, "Quattro madri", che ha per sfondo le tormentate vicende della Palestina e dello Stato di Israele, è un romanzo misterioso e fantastico, ricco di realismo magico da fiaba e di folclore da leggenda.

La mia opinione
Chi segue il mio blog sa che amo le storie che hanno per protagoniste delle donne forti, oltre che le saghe familiari. “Quattro madri” riunisce esattamente queste caratteristiche e non poteva non rimanermi nel cuore.
La storia è quella di una famiglia matriarcale non nel senso più comune del termine, ma un matriarcato nel quale gli uomini non ci sono proprio. 
La locuzione latina “mater semper certa est, pater numquam”, nel caso della famiglia di Amal, che racconta la generazione delle tre donne che l’hanno preceduta, descrive perfettamente questa famiglia. Sembra, infatti, che dalla generazione di Mazal, la trisnonna di Amal, ci sia una sorta di maledizione. Gli uomini, i padri, sono solo destinati a procreare le figlie, ma non a fare parte della loro vita. Così succede anche ad Amal, il cui marito scompare proprio nel giorno della nascita del figlio maschio.
Ma questo evento potrebbe determinare una sorta di salvezza per la famiglia di Amal: la nascita di un maschio sano potrebbe, infatti, spezzare la maledizione che accompagna le donne della sua famiglia. 
Amal, che non capisce queste dinamiche e ha sempre desiderato di conoscere suo padre, si reca dalla bisnonna Sarah, per sapere qualcosa di più sul suo passato.
Sarah è una donna affascinante e misteriosa. Si dice che a Gerusalemme non ci fosse una donna più bella di lei e che tutti accorressero per vederla da Paesi lontani. 
Partendo dalla mamma di Sarah, Mazal, la scrittrice Shifra Horn ci racconta quattro storie diverse ma tutte altrettanto straordinarie. La particolarità di questo romanzo è il suo intrecciare fantasia e realtà, leggende e fatti storici della Palestina, rendendolo un romanzo allo stesso tempo verosimile e fiabesco.
Le donne sono protagoniste assolute del romanzo, quel tipo di donna che non solo riesce a mantenere i figli, ma si rimbocca le maniche quando i mariti non ci sono più. Quelle donne che si inventano i lavori più diversi per sopravvivere, fino a diventare, come Sarah, delle vere e proprie benefattrici. 
Da donna dico alle altre donne: leggete questo romanzo, vi sentirete forti, rimarrete ammaliate da queste “quattro straordinarie madri”. Ma anche per gli uomini può essere una bella lettura: vi ricorderà la forza delle vostre madri e i sacrifici che, giorno per giorno, hanno fatto per voi.

Voto finale: 5/5

venerdì 20 luglio 2018

[Recensione] Tre volte di Alessia Principe - Bookabook edizioni



Trama
In un torrido pomeriggio estivo un padre perde di vista la sua bambina di due anni che sparisce senza lasciare traccia. Passati trent'anni, Giovanni, spinto da un misto di necessità e rimorso, decide di intraprendere un viaggio che spera possa aiutarlo a trovare una risposta e a riappacificarsi con il passato. Un passato che non ha influenzato solo la sua vita: cambieranno per sempre anche quelle di un'altra famiglia, lontana, diversa, e di un giovane ragazzo troppo fragile per far fronte alle mosse di un destino che ha agito subdolo e rapido come un battito di ciglia. Anche una persona perbene può fare del male? Come si convive con la colpa? Si può cambiare il corso degli eventi? I protagonisti cercheranno di capire se una vita basta a rispondere a questi interrogativi.

La mia opinione
Parlare del primo romanzo di Alessia Principe, “Tre volte”, è davvero complicato. Sono rarissimi ormai quei libri diversi dagli altri, quelli che ti entrano dentro profondamente per la storia, i personaggi, e la bravura dello scrittore.
Alessia Principe è stata, per me, una piacevolissima sorpresa. Come avete avuto modo di leggere dalla trama, il romanzo parla di un argomento molto delicato, la scomparsa dei bambini. Penso che il tema della scomparsa sia davvero difficile da trattare, così come deve essere terribile quanto provano i genitori che vedono il loro piccolo bambino scomparire da un momento all’altro, magari a causa di un piccolo attimo di distrazione. 
Tutti conosciamo tanti fatti di cronaca, tra tutti penso ad Angela Celentano, a Denise Pipitone, e tanti altri bambini scomparsi nel nulla.
La cosa che mi è piaciuta di più è stata che l’autrice, con uno stile impeccabile e coinvolgente, è riuscita perfettamente a calarsi in tutti i personaggi, permettendo anche a me, da lettrice, di immedesimarmi sia nei genitori che hanno perso la bambina, sia nella bambina che, nel frattempo, è cresciuta in un’altra famiglia, lontano dalle sue origini.
Da un lato ci sono i genitori che scontano la colpa di quell’attimo di distrazione, soprattutto il padre, Giovanni, e che ogni giorno devono fare i conti con un vuoto incolmabile. Quello lasciato dalla loro bambina, la piccola Giulia che non hanno mai smesso di cercare.
Dall’altro c’è la bambina, ormai cresciuta, che, nonostante abbia un padre che la ama, si sente costantemente fuori posto, come se le mancasse qualcosa. E forse quello che le manca sono proprio i suoi veri genitori, come se un filo invisibile e indissolubile li legasse per sempre e fosse essenziale per lei per vivere davvero.
Un romanzo dove il senso di colpa la fa da padrone, dove ogni singolo personaggio cerca di lottare con i demoni del proprio passato. Alcuni vincono e altri perdono, ma non si può non restare colpiti da ogni singolo personaggio, di cui alla fine, girata l’ultima pagina, sentirete la mancanza.

Voto finale: 5/5


giovedì 19 luglio 2018

[Review Party] La vendetta delle single di Tracy Bloom - Newton Compton editori



Trama
Suzie Miller cura la rubrica della posta del cuore per una rivista di successo. Ogni giorno dà consigli a decine di lettori che chiedono il suo aiuto per risolvere i problemi amorosi. Ma quando viene mollata nel modo peggiore possibile – che razza di uomo lascia una donna con un sms dopo esserci andato a letto? – decide che è arrivato il momento di fare qualcosa. Suzie vuole vendicarsi per tutte le volte in cui le hanno spezzato il cuore, mettendola da parte, e ha intenzione di dimostrare che è perfettamente in grado di rendere pan per focaccia. I suoi metodi sono imprevedibili, ma l’umiliazione è garantita… ed è su larga scala. Determinata a portare avanti il piano, comincia a suggerire anche a chi scrive alla sua posta del cuore modi stravaganti per reagire. E le lettere si moltiplicano: tutti vogliono i consigli della Cara Suzie. Al culmine del successo, felicemente single, ha raggiunto il suo obiettivo. O così le sembra, almeno finché un uomo le fa mettere di nuovo tutto in discussione... 



La mia opinione
Care single di tutto il mondo preparatevi a morire dalle risate grazie al romanzo “La vendetta delle single” di Tracy Bloom.
La protagonista è Suzie, una giovane donna single che è sempre stata un po’ sfortunata nelle storie d’amore. Ironicamente, Suzie cura la posta del cuore del giornale locale in cui lavora. 
A seguito di una richiesta del capo, Suzie decide di stravolgere la rubrica. Non sarà una semplice rubrica di consigli scontati per riconquistare l’amato, ma si tratterà di risposte reali, di quelle che nessuno ha il coraggio di dirti, un po’ sulla scia di “La verità è che non gli piaci abbastanza”.
Tutti noi, nella vita, siamo stati lasciati almeno una volta. E, parlo per la mia categoria, le donne, cerchiamo sempre di farci da parte in silenzio, leccandoci le ferite fino all’incontro con lo “stronzo” (passatemi il termine) successivo. Ma se per una volta uscissimo in grande stile, vendicandoci dell’umiliazione subita?
Quando il tuo lui ti lascia con un semplice sms, quando non ha il coraggio di dirti che non ti ama più, invece di cercare mille spiegazioni, di pensare che sei tu che hai qualcosa che non va, forse sarebbe bello, ogni tanto, potersi prendere una piccola rivincita.
Questo è quello che decide di fare Suzie con tutti gli uomini che ha amato in passato e che non hanno avuto il coraggio di dirle davvero come stavano le cose. 
Un libro davvero divertente, che vi farà ridere dalle prime pagine, ma anche riflettere sull’evoluzione delle relazioni di oggi. Prima c’erano le lettere, oggi c’è whatsapp ed essere mollate con un semplice sms (se ci va bene) è molto più frequente. Un romanzo dove tutte le donne si identificheranno con Suzie, una dolce e talvolta ingenua donna che, come tutte le ragazze innamorate, troppo spesso si trova a ragionare con “gli occhiali rosa” indosso. Non è finalmente il caso di togliersi gli occhiali rosa e vedere le cose come stanno? (questa espressione l’ho rubata dal mio film preferito, 500 giorni insieme, che vi invito a vedere assolutamente!). 
Unica pecca, come tutte le storie d’amore, è il finale un po’ prevedibile, che capirete dalle prime due pagine. Rimane comunque un romanzo dolce e divertente, di quelli da portare assolutamente sotto l’ombrellone! Buona lettura!

Voto finale: 3/5