martedì 20 febbraio 2018

[Recensione] Cannibali di Régis Jauffret - Edizioni Clichy


Trama
Noémie è una pittrice di 24 anni che ha appena rotto con Geoffrey, un architetto cinquantaduenne con cui ha avuto una relazione. Il romanzo inizia con una lettera in cui la ragazza annuncia alla madre del suo ex di aver rotto con lui. Tra le due donne si sviluppa una corrispondenza che finisce per creare un legame diabolico che le porterà a progettare di divorare quest'uomo. Due donne che sono due amanti appassionate. La madre che ha dato al figlio il nome dell'unico uomo che abbia mai amato, morto prima del suo matrimonio. La ragazza che è una «collezionista di storie d'amore» sempre alla ricerca di un ideale irraggiungibile.

La mia opinione
Si dice spesso che “l’amore è follia” e il romanzo “Cannibali” di Régis Jauffret racconta perfettamente di questo labile confine.
Si tratta di un romanzo epistolare che inizia con l’annuncio da parte della giovanissima pittrice Noémie alla madre del suo ex, Geoffrey, della loro rottura. Inizialmente, come ci si aspetterebbe da chiunque, la madre si mostra fredda nei confronti della ragazza, non capisce perché le abbia scritto e difende a spada tratta il figlio.
Piano piano le lettere si infittiscono e il rapporto tra le due donne diventa folle: il progetto finale è quello di distruggere Geoffrey, ma non in senso letterale. Le due, infatti, progettano di diventare dei veri e propri cannibali e fare un banchetto con il corpo dell’amante e figlio. 
Tre i protagonisti della storia. Da una parte abbiamo Noémie, apparentemente ingenua e fragile, ma che in realtà tratta gli uomini come degli oggetti, alla ricerca del suo ideale che, probabilmente, non esiste. In questo modo colleziona storie d’amore fallimentari, dove l’uomo è visto come strumento di realizzazione, talvolta come possibile padre di un figlio, talaltra come oggetto da mostrare nella società.
Geoffrey diventa l’uomo arrogante, crudele, che è destinato ad uscire perdente nella rappresentazione delle due donne. L’autore cerca di dare una connotazione negativa di questo personaggio che, nonostante ciò, finisce col diventare agli occhi del lettore una vittima della follia di due donne che, in qualche modo, lo amano entrambe.
Infine c’è la madre di Geoffrey che a mio parere è il personaggio meglio riuscito della storia: una donna che è sempre rimasta in secondo piano nella sua relazione con il marito, come si addiceva alle donne del passato, ma che nasconde una passione incredibile, che con la corrispondenza con Noémie trova finalmente sfogo.
Adoro gli scrittori francesi per la particolarità del loro stile e delle storie che raccontano, così come ho imparato nel corso del tempo ad apprezzare certi film francesi. Mentre leggevo le pagine di questo romanzo, mi sono venuti in mente i film come “Amami se hai coraggio” o “M’ama non m’ama”, dove come in questo caso amore e follia sono due sentimenti indissolubilmente legati. 
Lo stile dello scrittore è a dir poco sublime. Un crescendo di pathos, passione, ma anche uno stile crudo e spesso cinico. Si tratta di un romanzo che, nella sua forza, scorre come un fiume in piena, in un botta e risposta appassionante e curato in ogni minimo dettaglio.

Voto finale: 5/5


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