lunedì 19 febbraio 2018

[Recensione] Enjoy Sarajevo di Michele Gambino - Fandango Libri



Trama
Quando Amos Profeti irrompe di nuovo nella vita di Michele Banti, sono passati più di vent'anni dal loro ultimo incontro. Quell'uomo, un mercenario dal passato pieno di ombre, ha segnato inesorabilmente la sua vita e ha trasformato un giornalista in prima linea sempre accanto agli ultimi nel cinico autore di un programma televisivo pomeridiano. Il passato torna a chiedere il conto e riavvolge il nastro della memoria. Ci ritroviamo catapultati insieme a Banti sotto la pioggia di bombe su una Sarajevo assediata dopo un viaggio nell'inferno della guerra balcanica. Amos Profeti è una guida, un male necessario, un assassino che ha incrociato la strada di Michele trascinandolo in un perfido gioco senza lieto fine. Michele Banti, e noi con lui, verrà travolto dal fascino pericoloso di Profeti e insieme attraverseranno l'ex Jugoslavia, dove l'orrore della guerra si mischierà alla paura di morire per mano di un uomo a cui ha dato non solo fiducia ma accesso ai suoi affetti e alle sue debolezze. Un tragico evento chiamerà Banti a una scelta difficile, forse impossibile per lui. Un confine dove il bene e la giustizia devono per forza passare attraverso il male, quello definitivo.

La mia opinione
Il romanzo “Enjoy Sarajevo” di Michele Gambino ci trasporta nella Sarajevo degli anni ’90, che, come è noto, si trova sotto assedio e rimarrà così per diversi anni.
I protagonisti della storia sono Michele Banti e Amos Profeti, due personaggi solo apparentemente diversi, accomunati forse da un senso di vigliaccheria ed egoismo che spesso li porta a pensare solo a loro stessi. La storia, infatti, inizia con il ritorno improvviso di Amos Profeti nella vita di Michele Banti, autore di uno di quei programmi da “salotto”, che oggi vanno tanto di moda e che il protagonista, ex giornalista di guerra, non apprezza, ma che gli serve per andare avanti.
Michele Banti è fondamentalmente un’idealista o, meglio, lo era. Da quando ha intrapreso la carriera giornalistica, infatti, non si è mai piegato alle forze politiche dominanti, ha sempre lavorato per il dovere di cronaca che dovrebbe caratterizzare ogni giornalista, fino all’incontro con Amos Profeti, personaggio inizialmente insignificante, ma che gli sconvolgerà la vita.
La storia è strutturata tra presente e passato, che si alternano nella memoria di Michele Banti, ottimo narratore di una storia coinvolgente. 
Amos Profeti lo accompagnerà in un viaggio che ha come meta la Sarajevo sconvolta dall’assedio, dove, con una precisione storica certamente derivante dal mestiere dell’autore, conosceremo nei dettagli quel mondo spesso trascurato nella formazione di ognuno di noi.
Il racconto della guerra a Sarajevo è stato infatti la parte che, personalmente, ho apprezzato più di tutte. C’erano tante cose che non sapevo e che, grazie a Michele Gambino, ho avuto voglia di approfondire. Colpisce particolarmente il tratto multiculturale di Sarajevo, nella quale si incontrano diverse etnie e religioni e che, presumibilmente, è stato uno dei motivi scatenanti dell’assedio. 
L’emblema del multiculturalismo è rappresentato sicuramente da due personaggi fondamentali nel romanzo, Helena e Boban, lei musulmana e lui uno dei pochi serbi rimasti in città, entrambi ottimi amici del protagonista.
Un’altra caratteristica che mi ha colpito e che l’autore riprende nella dedica è il ruolo fondamentale delle donne all’interno della guerra. Perché, se in prima fila vi sono gli uomini, che un processo di trasformazione li riporta ai primordiali istinti animaleschi, dietro ci sono le donne, silenziose e forti, che continuano ad occuparsi della famiglia, di procurare i beni di vita primari e di incoraggiare i propri cari ad andare avanti nonostante i continui bombardamenti. La forza delle donne come Helena è incredibile, soprattutto quando si pensa che si tratta di vicende che sono realmente accadute.
Ciò che colpisce del romanzo è, come già accennato, la precisione storica nel raccontare i fatti, il tratto quasi giornalistico che caratterizza la ricostruzione dell’assedio di Sarajevo e che l’autore è riuscito perfettamente ad integrare con le parti narrative. 
Un romanzo tratto da una storia vera che vi consiglio di leggere se volete immergervi in una storia appassionante, ma allo stesso tempo formativa. 


Voto finale: 3,5/5


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