sabato 29 aprile 2017

[Segnalazione] La vita soltanto di Andrea Munari - Cairo editore






"Il suo pensiero, nel vedere la scia di sangue che quell’uomo aveva lasciato sull’asfalto, era immediatamente andato alla moglie e ai figli, e con loro a tutti quelli che ne avrebbero pianto la scomparsa, che si sarebbero tolti la pelle di dosso pur di non far accadere ciò che era accaduto. Di fronte alla morte siamo tutti uguali, e nessuno meglio di lei avrebbe potuto testimoniarlo.”


Casagiamarra, frazione di Vetto, provincia di Reggio Emilia, 5 settembre 1921. Germa viene alla luce in una grande famiglia contadina, i Nobili: tante bocche da sfamare, campi da coltivare con fatica, pochi letti per troppa gente. Sullo sfondo, nel Paese stremato dalla Grande guerra, i vagiti del Ventennio fascista già sovrastano ogni altro suono. Ed è in questa minuscola parte di mondo che Germa diventa grande, circondata stagione dopo stagione dal folto parentado, genia di orgogliosi attaccabrighe che al civile scambio di idee preferiscono menare le mani. Le fa da mentore il Professore, straccivendolo-cantastorie che non canta ma incanta con i suoi racconti di ciò che accade fuori di lì. E mentre la nazione precipita verso la guerra, a Vetto si ama, si nasce e si muore, a volte per un semplice raffreddore.
Ma la povertà non permette a Germa di trascorrere i suoi giorni in quello spicchio di Appennino come hanno fatto sua madre e la madre di sua madre. A guerra finita, per lei giunge il momento di emigrare con marito e figlia, e la seconda stagione della vita sarà a Milano, nel negozio che vende frutta e verdura ai ricchi cittadini di via della Spiga. Mentre l’Italia passa dall’euforia del boom economico alle lacrime degli anni di piombo, Germa scrive il nuovo capitolo della sua storia famigliare, in cui si troverà a fronteggiare le prove più dure che possono toccare a una moglie e madre.
La storia di una famiglia, all’apparenza come tante, che si intreccia con le vicende forti del secolo scorso; una protagonista femminile “di carne e sangue”; una civiltà antica ed emozionante: sono gli ingredienti di questo esordio letterario. In una parola, la vita. La vita soltanto.


L'autore



Andrea Munari, di origini emiliane, è nato a Milano il 1° gennaio 1971 e vive nel capoluogo lombardo. Appassionato di storia, letteratura e calcio, è cintura nera di judo, gioca nella Nazionale Editori e lavora da sempre nel mondo dell’editoria. Questo è il suo primo romanzo.

L'autore sarà a Milano presso la libreria Mondadori, Duomo, il 10 Maggio alle 18.30


lunedì 24 aprile 2017

[Recensione] La ragazza nel giardino del tè di Janet MacLeod Trotter - Newton Compton Editori



Trama
Adela Robson è una studentessa che sogna di calcare il palcoscenico, in un'India in cui l'impero è prossimo alla morte. Quando scappa dalla scuola con Sam Jackman, sa che sta andando incontro a una nuova vita. Ma quello che il futuro ha in serbo per lei non è ciò che Ade-la immaginava. Anni dopo, a Simla, la sede estiva del governo del Raj, Adela può abbandonarsi a ogni tipo di divertimento che la società degli anni Trenta è in grado di offrirle. Ma proprio quando le sue ambizioni sembrano sul punto di diventare realtà, conosce un principe, affascinante ma viziato, e quell'incontro scatena una serie di eventi dalle conseguenze devastanti. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Adela è in Inghilterra, in un Paese in cui ha vissuto da bambina, ma di cui non ha ricordi. La sua vita ormai sembra senza speranza, non ha nemmeno un amore a cui aggrapparsi. E ha un terribile segreto da nascondere. Solo il coraggio e la volontà di resistere la terranno a galla in tempi tanto bui, fino a quando potrà tornare a quella che, almeno nel suo cuore, è la sua vera patria.

La mia opinione
Lasciatevi trasportare nella bellissima India degli anni ’30 con una protagonista davvero speciale: Adela.
Adela è una ragazza che sin da adolescente ha sempre avuto un carattere forte, non si è mai lasciata piegare da i tentativi di sopruso delle sue compagne di scuola e ha cercato di inseguire il suo sogno: quello di fare la cantante e attrice.
Il destino di Adela incrocia quello dell’affascinante Sam Jackman, quando lei è ancora un' adolescente e decide di scappare dalla scuola in cui si trova.
Inizia così un lungo cammino, che porterà Adela dalla sua amata India fino all’Inghilterra.
E, proprio mentre si trova nel suo paese d’origine, in quanto figlia di immigrati che hanno delle piantagioni di tè in India, scoppia la guerra. Per la protagonista è un periodo davvero difficile. Da un lato ama le possibilità che l’Inghilterra le può offrire dal punto di vista professionale, anche in tempo di guerra, dall’altro la distanza dall’India e dalla sua famiglia è spesso incolmabile.
Soprattutto, in India Adela ha lasciato il suo cuore: da quando era solo una bambina, l’unico a cui davvero appartiene è Sam.
Quando finalmente Adela riesce a tornare in India, nonostante cerchi in tutti i modi di avere notizie di Sam, ha paura di incontrarlo. Nel corso degli anni, infatti, è cambiata molto e, soprattutto, cela un terribile segreto, che teme che Sam non potrà mai perdonarle.
Una bellissima storia d’amore, ma anche un racconto sull’importanza dell’amicizia e della famiglia. Un romanzo che fa davvero credere nell’amore, che riaccende la speranza e l’idea che non tutto è perduto e che, forse, può sempre esserci una seconda possibilità.
Con uno stile impeccabile, Janet MacLeod Trotter ci accompagna in un Paese bellissimo come l’India, ricostruendo una importantissima parte della nostra storia. Il racconto è talmente ben strutturato che vi sembrerà di essere in India con Adela, respirandone gli stessi profumi e percependone ogni singola emozione.

Voto finale: 3,5/5


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venerdì 21 aprile 2017

[Recensione] Mia figlia, Don Chisciotte di Alessandro Garigliano - NN Editore





Trama
Lei ha tre anni e si emoziona ascoltando storie di cavalieri, re, regine e principeffe. Lui ha quarant’anni, è suo padre e si emoziona solo a guardarla. Lei è coraggiosa, vuole conoscere il mondo e non ha paura di niente; lui non trova un lavoro stabile e ha paura di tutto. La sua passione e il suo oggetto di studio è il Don Chisciotte: nelle trame del capolavoro
più rivoluzionario di ogni tempo rilegge la propria vita, scoprendosi non cavaliere intrepido ma scudiero devoto, combattuto tra l’adorazione e il buon senso, tra la sublime incoscienza della sua bambina e l’impulso di proteggerla.
Alessandro Garigliano ci consegna un romanzo intenso e avvincente che è una dichiarazione d’amore per la letteratura, per la vertigine eversiva, illimitata e imprescindibile della fantasia. E togliendo la maschera alla finzione inventa le parole del suo mondo, riannoda i fili del futuro e riesce a dare un nuovo senso all’essere padre.
Questo libro è per chi viaggia in moto al posto del passeggero, occhi chiusi e una guancia appoggiata alla schiena del cavaliere, per chi si ostina a cercare uno zoo dalla porta rosa e per chi, come Clark Kent, è riuscito a camuffare la propria identità dietro un paio di occhiali da nerd.

La mia opinione
“Mia figlia, don Chisciotte” è un romanzo davvero particolare che, ripercorrendo le gesta del cavaliere della Mancia, racconta il bellissimo ma complicato rapporto tra padre e figlia.
Si sa che tra un padre e una figlia femmina si instaura sempre una relazione particolare, che ritengo sia uno dei legami più forti e speciali del mondo. In questo romanzo sono riuscita a rivedere il rapporto con mio padre, la capacità di un genitore di ricreare un mondo fantastico per i propri figli, aiutandoli a crescere e, allo stesso tempo, proteggendoli il più possibile dalle sofferenze e dagli ostacoli che accompagnano la vita.
Mi ha colpito tantissimo la “trasformazione” del protagonista, che decide di rivestire il ruolo di professore universitario perché, non avendo un lavoro stabile, vuole apparire “importante” agli occhi della figlia.
Così, nascondendosi dietro ad uno studio sul Don Chisciotte, ripropone ogni giorno alla figlia le avventure del cavaliere, paragonando il loro rapporto a quello di Don Chisciotte e del suo devoto scudiero, Sancio, con il quale il padre trova maggiori affinità.
Eppure, il protagonista, con qualche ansia e insicurezza, riesce a svolgere al meglio il mestiere di papà. Non è un “lavoro” che si impara tra i banchi di scuola o sui libri universitari, ma ritengo che sia il più difficile del mondo. E non è importante la “divisa” che indossi, non è importante se sei un lavoratore precario o un professore universitario, ciò che conta è quello che riesci a trasmettere ai tuoi figli: perché, accompagnando ogni giorno un bambino nella sua crescita, proteggendolo e insegnandogli a difendersi dai pericoli del mondo, ai suoi occhi sarai sempre e comunque il suo vero e unico eroe.
Se, come me, non avete mai letto Don Chisciotte vi verrà voglia di correre nella vostra libreria e recuperare questo capolavoro.
Si tratta di un romanzo davvero particolare, che mostra tutto l’amore e la passione dell’autore per la letteratura, passione che, giorno dopo giorno, con una grandissima e fondamentale dose di fantasia, trasmette alla figlia.

Voto finale: 4/5

lunedì 10 aprile 2017

[Recensione] Fore Morra di Diego Di Dio - Fanucci editore


Trama
Alisa e Buba sono due sicari. Entrambi sono professionali, spietati, ben noti nell'ambiente. Lavorano insieme, ma non potrebbero essere più diversi. Buba è un uomo possente, maniacale, una perfetta macchina di morte dal passato ambiguo e oscuro. Alisa è una sopravvissuta. Si porta dietro il fardello di un'infanzia trascorsa tra violenze e angherie, tra abusi e povertà: è cresciuta ai margini di una società feroce e impietosa. Quando viene commissionato loro l'omicidio di un piccolo camorrista, scoprono che si tratta di una trappola architettata da un uomo potente e determinato, chiamato "il boss", e di cui si sa una cosa sola: il suo obiettivo è catturare Alisa, catturarla viva. Andando a ritroso nella memoria, esplorando i tormenti e le violenze subite nella sua vita, Alisa dovrà capire chi si nasconde dietro la grande macchinazione congegnata ai suoi danni. Lei e Buba dovranno addentrarsi tra i quartieri di Napoli e negli antri bui della mente umana, per scoprire quanto profondo e devastante possa essere l'odio di un uomo tradito. Fore morra: fuori dalla camorra. Come proiettili impazziti, con tutti e con nessuno.

La mia opinione.
Ho amato questo thriller sin dalle prime pagine. Diego Di Dio, che si occupa da tempo di editoria ed è il fondatore dell’agenzia letteraria Saper Scrivere, ci delizia con questo suo primo romanzo, dalla trama avvincente e originale.
Quello che mi ha colpita maggiormente, infatti, è stata proprio l’originalità della storia. Da lettrice con una formazione da giurista sono sempre portata a schierarmi a favore di coloro che difendono la legalità. In Fore Morra, invece, è impossibile non rimanere affascinati da Alisa e Buba, i due sicari protagonisti del romanzo.
Cosa può spingere un uomo e una donna a fare dell’omicidio un mestiere? Nel suo appassionante romanzo dal ritmo incalzante, l’autore ci fa capire che il più delle volte non si può sfuggire al proprio destino.
Così è per Alisa, cresciuta nei quartieri spagnoli di Napoli e che, sin da piccola, ha conosciuto solo una cosa: la violenza. Un duro fardello che si porta dietro, un destino segnato dalla nascita e che, spesso, non si può cambiare. Scoprirete però una donna forte, determinata, che ha provato in tutti i modi a cambiare se stessa, ma che alla fine si ritrova sempre là, in mezzo ai “cattivi”.
Proprio quando le sembra di essersi lasciata il passato alle spalle, però, questo riemerge all’improvviso. Qualcuno ha preso di mira lei e Buba e sta cercando di fare di tutto per catturarli.
Ma chi c’è dietro questo piano volto all’eliminazione dei due protagonisti? Lo scoprirete pagina dopo pagina, così come scoprirete la struggente storia di Alisa, raccontata attraverso dei flashback che si alternano ai capitoli della narrazione principale.
Sullo sfondo la triste realtà della Camorra: una puntuale e precisa descrizione dei giochi di potere, droga, soldi, che caratterizzano questo “mostro” impossibile da debellare.
Un romanzo sicuramente da leggere, un thriller che lascia il lettore con il fiato sospeso e che, per la sua trama originale, non vi lascerà delusi.


Voto finale: 5/5

martedì 4 aprile 2017

[Recensione] Nessuno può fermarmi di Caterina Soffici - Feltrinelli


Trama
Firenze, 2001. Mentre si sgombera la casa dove nonna Lina ha abitato fino alla morte, Bartolomeo, stralunato e delicato studente di Filosofia in rotta con il padre, trova una lettera. La legge sospetta che nel passato della sua famiglia ci sia un’ombra, qualcosa a cui la nonna non ha mai fatto cenno. Inizia così la sua personale indagine per sapere. 
Le tracce che affiorano lo guidano a casa di Florence, una vecchia stravagante signora inglese che ha conosciuto i suoi nonni a Little Italy, il quartiere degli immigrati italiani di Londra. 
Lei sa ma non vuole rivelare niente al ragazzo. Lui intuisce che, per mettere insieme il puzzle, bisogna prendere le mosse da Little Italy, negli anni della Seconda guerra mondiale.
Nella notte del 10 giugno 1940, dopo la dichiarazione di guerra di Mussolini, centinaia di italiani, residenti in Gran Bretagna da decenni, vengono imprigionati in campi di internamento. I servizi segreti hanno stilato una lista di 1500 uomini e ragazzi ritenuti fascisti pericolosi da deportare in Canada: tra loro anche ebrei, rifugiati politici, dissidenti e profughi che avevano cercato a Londra rifugio dalle persecuzioni fasciste e naziste. Li imbarcano sull’Arandora Star, una ex nave da crociera di sola prima classe requisita dalla Marina inglese. Il 2 luglio l’Arandora viene silurata da un sottomarino nazista al largo delle coste della Scozia. Nella tragedia annegano 446 civili italiani, che non avevano niente a che fare con il fascismo e con i giochi della politica e dei governi.
Bartolomeo e Florence – due età, due temperamenti – passano per quell’episodio, praticamente sconosciuto in Italia, per strappare alla vergogna e al silenzio la smorfia di un destino senza testimoni.

La mia opinione
“Nessuno può fermarmi” di Caterina Soffici, racconta un tragico evento di cui non conoscevo l’esistenza e che è sconosciuto alla maggior parte dei miei coetanei.
Si tratta del naufragio dell’Arandora Star, che, prima di essere requisita dalla Marina inglese, era una magnifica nave da crociera.
Il romanzo parte dal racconto di Florence, un’inglese che, negli anni della guerra, si fidanza con un italiano immigrato a Londra, Michele, e viene introdotta nel caloroso mondo di Little Italy.
La tranquilla vecchiaia di Florence viene “disturbata” da un fantasma del passato. Il nipote del suo vecchio amico di quei tempi, Bartolomeo Benni, la contatta mentre cerca di scoprire qualcosa di più di quanto accaduto al nonno, visto il silenzio serbato durante tutta la vita da nonna Lina.
Passato e presente si incontrano e, questi due personaggi, anagraficamente lontani ma allo stesso tempo legati dall’avvenimento dell’Arandora Star, ricostruiscono, tramite testimonianze e ricordi, i terribili eventi che hanno colpito gli immigrati italiani a seguito della dichiarazione di entrata in guerra con Hitler da parte di Mussolini.
Quel favoloso mondo di Little Italy improvvisamente viene preso di mira dagli inglesi, che vedono negli italiani un nemico da eliminare. Così, centinaia di uomini di tutte le età, senza alcun legame con i fascisti, vengono brutalmente prelevati dalle loro case e strappati alle loro famiglie, per essere internati in luoghi “sicuri”.
I più sfortunati, però, finiscono nell’Arandora Star, tragicamente silurata nel luglio del 1940.
In un crescendo di emozioni, con uno stile impeccabile, Caterina Soffici ricostruisce questa catastrofe tristemente dimenticata. Seguendo le orme di Bart e i ricordi di Florence, il lettore viene travolto dagli eventi, provando emozioni forti e soffrendo assieme ai personaggi. 

Se, come me, non conoscete questo importante episodio della nostra storia vi consiglio assolutamente di leggere questo libro. Non solo per ricordare il passato, ma anche per comprendere come, in un paese straniero, spesso gli immigrati possano essere considerati nemici senza avere alcuna colpa se non quella di appartenere ad una diversa nazionalità.

Voto finale: 4/5