mercoledì 31 maggio 2017

[Recensione] La fine dei vandalismi di Tom Drury - NN editore


Trama
Il mondo di Grouse County è una ragnatela di cittadine sparse in un immaginario Midwest, dove le vite sono intrecciate da legami di amicizia, affetto o semplice conoscenza. È qui che Louise Darling decide di divorziare da Tiny e fa visita alla madre, Mary, per portarla fuori a pranzo prima della seduta del consiglio comunale, dove si discutono le sorti di un cane mordace.
Nel frattempo, lo sceriffo Dan Norman si trova a dare la caccia al marito di Louise, per atti vandalici commessi nella scuola durante il ballo contro i vandalismi. E così Dan incontra Louise, se ne innamora, Tiny la perde per sempre, e Louise ritrova finalmente se stessa.
Tom Drury sceglie di non dirigere i suoi personaggi come burattini, ma al contrario, con piccole pennellate, dai loro incontri attinge la forza per creare l’epica di Grouse County.
Leggero e profondo, divertente e malinconico allo stesso tempo, La fine dei vandalismi racconta la vita, quella di ogni giorno, che macina gioie e tristezze senza sosta. E lo fa senza seguire traiettorie premeditate, accettando la fatalità dell’esistenza, in un inno alla sua pacata e ingovernabile casualità.
Questo libro è per chi ama la furia della pioggia d’aprile, che allontana l’inverno e accoglie la primavera, per chi guarda la via Lattea come una strada che conduce davvero da qualche parte, per chi ascolta Feeling good di Nina Simone, e per chi si trova a camminare verso la felicità a piccoli passi, come se stesse procedendo su un cornicione sospeso nel vuoto.

La mia opinione
“La fine dei vandalismi”, primo capitolo della trilogia di Grouse County, è un romanzo che ho amato dalla prima all’ultima pagina.
Lo scrittore colpisce con uno stile secco, che va dritto al punto, senza perdersi in romanticismi o riflessioni sulla vita.
Nonostante si approcci a tantissimi temi di attualità, come la dipendenza da alcool e droghe, l’aborto, il divorzio, le relazioni sentimentali, lo fa con un realismo estremo, tanto che vi sentirete voi stessi parte del romanzo.
Anche il filo conduttore del romanzo, il rapporto amoroso tra lo sceriffo Dan e Louise, non è narrato con il classico stile dei romanzi di fantasia. Al contrario, si tratta di una relazione reale, nella quale non trovano spazio falsi romanticismi, ma solo la concretezza e la stabilità di un vero rapporto.
Attraverso la narrazione della storia di Louise e Dan, Tom Drury ci accompagna in un mondo che di immaginario ha solo il fatto di non esistere davvero sulla cartina geografica. Tante storie di vita reale che si accavallano, episodi divertenti o tragici, raccontati spesso con una certa ironia e, talvolta, con cinismo.
Ho amato il libro proprio per queste sue caratteristiche: la possibilità, per una volta, di immergersi in un mondo reale, talvolta eccentrico, ma sempre concreto, in ogni sua sfaccettatura.
I dialoghi sono perfetti, le pagine scorrono velocemente, tanto che, alla fine del romanzo, sentirete subito la nostalgia dei personaggi che ne hanno parte, come se fossero degli amici che vi hanno parlato delle loro vite. Assolutamente consigliato. 


Voto finale: 5/5


martedì 30 maggio 2017

[Recensione] La libreria degli amori impossibili di Elisabetta Lugli - Newton Compton editori



Trama
Anna vive a Torino e lavora alla Stella Polare, una libreria che offre ai suoi lettori una scelta di libri ricercati e raffinati. Quel posto le piace, nonostante le stranezze di Adele, la ricca proprietaria dal carattere brusco, a volte quasi ostile. Per il resto, la vita di Anna si divide tra una stramba famiglia, amiche eccentriche e una storia d’amore che non è mai davvero decollata. La sua routine s’interrompe quando, una mattina, legge sul giornale locale che Claudia, la sua migliore amica ai tempi dell’università, che non vede da molti anni, ha avuto un incidente. Combattuta sul da farsi, decide alla fine di andare a trovarla, non sospettando che quell’incontro possa cambiare la sua vita…
Anna torna in libreria letteralmente sconvolta: tanti anni fa Claudia le ha mentito, Claudia l’ha indotta a lasciare Luca, il suo primo grande amore, Claudia ha condizionato le sue scelte. Le domande sul passato si affollano nella mente di Anna, tutte senza risposta. O almeno così sembra. Perché Anna non sa ancora che il destino sta per giocarle un altro scherzo. Qualcuno, proprio quel giorno, entra alla Stella Polare…

La mia opinione
Il romanzo “La libreria degli amori impossibili” mi ha attratta subito per la trama: per gli amanti dei libri l’idea di una storia legata ad una libreria che è un vero e proprio punto di riferimento, non a caso chiamata “Stella Polare”, è un richiamo che non può essere ignorato.
Purtroppo, in questo caso, il romanzo mi ha parzialmente delusa.
La scrittrice, Elisabetta Lugli, è sicuramente molto brava, ha uno stile impeccabile e, per essere al suo primo romanzo, dimostra già una maturità di scrittura che non sempre è facile trovare.
Tuttavia, personalmente, non sono riuscita ad entrare in contatto con i personaggi, in particolare con la protagonista Anna. L’idea iniziale del romanzo, il grande amore con Luca terminato a causa di una bugia, era davvero intrigante. Ma Anna, come personaggio, non è riuscita a trasmettermi nulla. Per buona parte del romanzo, oltre ad essere svampita, anche se questa è una caratteristica che l’autrice ha voluto dare al personaggio, passa il tempo a riflettere, meditare, a rimpiangere questo grande amore e queste meditazioni continue personalmente mi hanno fatto da subito perdere interesse per il personaggio principale e, di conseguenza, per buona parte del romanzo.
Molto più interessanti, invece, le storie degli altri personaggi, soprattutto quella di Adele, la proprietaria della libreria, e di Giulia, la migliore amica di Anna.
Un romanzo che, nonostante come anticipato sia scritto benissimo e sia scorrevole, non riesce a mio parere a decollare, se non in alcune sue parti. Il finale è aperto… magari potrebbe esserci un seguito che riuscirà a coinvolgermi?


Voto finale: 3/5

lunedì 29 maggio 2017

[Recensione] La mia ultima estate di Anne Freytag - Leggereditore


Trama
Tessa, diciassette anni, ha atteso a lungo il ragazzo perfetto, il momento perfetto, il bacio perfetto. Pensava di avere ancora molto tempo davanti a sé, prima di scoprire che a causa di un difetto cardiaco le restano poche settimane di vita. Stordita, arrabbiata, disperata, aspetta di morire chiusa nella sua stanza. È un’attesa amara, la sua, perché sa di non aver vissuto a pieno. Pensa a sé stessa come a una “ragazza soprammobile”, che morirà “vergine e senza patente”. Fino a quando non incontra Oskar e tutto sembra di nuovo possibile. Nonostante Tessa cerchi di allontanarlo, convinta che una relazione sarebbe insensata ed egoistica, lui non le lascia scampo. Oskar sa vedere dietro le apparenze, non ha paura e vuole rimanerle accanto. Pur di sorprenderla, di vedere i suoi occhi brillare per l’emozione, organizza un piano per farle vivere un’ultima estate perfetta. Un viaggio in Italia a bordo della sua Volvo sgangherata per ammirare i tesori di Firenze, sedersi sulla scalinata di Piazza di Spagna, mangiare una pizza a Napoli. Un’ultima estate in cui il tempo non ha importanza e ciò che conta sono solo i sentimenti.
Un romanzo che emoziona e fa riflettere, che tra sorrisi e lacrime ci ricorda quanto sia importante vivere il presente.

La mia opinione 
“Vivi ogni giorno come se fosse ogni giorno. Nè il primo, né l’ultimo, l’unico.” Con questa bellissima citazione di Neruda si potrebbe riassumere il senso di “La mia ultima estate”.
Si tratta di un tipo di romanzo che normalmente, arrivata a quasi 32 anni, evito perché mi sembra da ragazzine. Ma il mio sesto senso, per fortuna, ha avuto ragione ancora una volta.
L’avvertimento, come potete capire dalla trama, è quello di non leggerlo se non volete piangere. Perché, durante la lettura di questo romanzo, vi posso assicurare che le lacrime che verserete saranno tante, anche per una persona come me, che difficilmente si commuove. Ma, allo stesso tempo, vi divertirete ed emozionerete come la protagonista, anche grazie alla scrittura scorrevole della giovane autrice, che vi porterà a non voler abbandonare il romanzo finché non sarete arrivati alla fine.
La storia potrebbe, a prima vista, sembrare banale, sull’onda cavalcata da romanzi come “Colpa delle stelle” o “Resta anche domani”. Eppure, nonostante abbia letto entrambi i libri citati, “La mia ultima estate” è riuscito a colpirmi come da tempo non accadeva.
Forse perché mi sono ritrovata tantissimo in Tessa: una ragazza apparentemente perfetta, concentrata negli obiettivi che una diciassettenne normale può avere: la scelta dell’università giusta, ottenere ottimi risultati a scuola, non deludere i propri genitori. In più, ho ritrovato in Tessa un aspetto che mi caratterizza: la pianificazione. Tessa ha sempre pianificato tutto e così, davanti all’evento più terribile che possa succedere ad un essere umano, la consapevolezza di avere una malattia che le lascerà solo poche settimane di vita, continua a fare quello che ha sempre fatto: organizza, pensa, riflette, sempre rinchiusa nella sua stanza.
Finché non incontra Oskar: tra i due basta un semplice sguardo per capire che c’è un filo che li lega. Nonostante Tessa faccia di tutto per allontanarlo, perché non vuole farlo soffrire per un rapporto che nasce già “a breve termine”, il legame tra i due non è destinato a spezzarsi, è un rapporto che, per quanto breve possa essere, sono destinati a vivere a pieno.
E finalmente Tessa decide di fare una cosa che, nella sua eterna pianificazione, nella sua continua ricerca della perfezione, non ha mai fatto: vivere. Tessa decide di partire con Oskar per l’Italia e godersi ogni singolo attimo, vivere giorno per giorno assaporando ogni stupendo momento che la vita può regalare.
Molto spesso non ci accorgiamo del tempo che stiamo perdendo, così concentrati sulla quotidianità che spesso ci annoia e ci stressa. Eppure basterebbe fermarsi per cogliere l’attimo, vivere ogni giorno come se fosse l’unico. So che è difficile e io sono la prima a non farlo, ma “La mia ultima estate” porta necessariamente a riflettere su quanto la vita sia breve e che, nonostante le paure, le insicurezze, le delusioni, il tempo è troppo importante per essere sprecato.

Vivete, innamoratevi, soffrite e rialzatevi, ma godetevi ogni piccolo attimo che vi regala il presente, il “qui ed ora”: questo è il messaggio che mi ha trasmesso questo romanzo e che, spero, possa portare a tutti voi.

Voto finale: 4.5/5

lunedì 22 maggio 2017

[Recensione] In carne e cuore di Rosa Montero - Salani



Trama
Non è facile accettare la propria età quando non sei più una giovane donna, hai superato i cinquanta, vivi da sola e il tuo amante ti lascia perché aspetta un figlio dalla moglie. Così, quando Soledad scopre che all’opera incontrerà il suo ex, decide di ingaggiare un gigolò per farlo ingelosire. Ma all’uscita dal teatro un imprevisto violento fa prendere agli eventi una piega inaspettata e segna l’inizio di una relazione tormentata, vulcanica e a tratti pericolosa.
Con ironia, ma anche con la rabbia e la disperazione di chi si ribella alla crudeltà del tempo, il racconto della vita di Soledad si intreccia alle storie degli scrittori maledetti della mostra che lei sta organizzando per la Biblioteca Nacional di Madrid.
In carne e cuore è un romanzo audace e sorprendente, il più libero e intimo mai scritto da Rosa Montero. Un intrigo emozionale che ci parla degli anni che avanzano, della paura dell’abbandono, del fallimento, ma anche della speranza, della necessità di amare e della gloriosa tirannia del sesso, dell’esistenza intesa come un fugace momento in cui si può solo essere vittime o carnefici. L’amatissima scrittrice spagnola scava con acuta e ironica sensibilità i sentimenti di una seduttrice impenitente alle prese con l’inesorabilità della vita.

La mia opinione 
I latini parlavano di “Nomen omen” per indicare che il destino di una persona è racchiuso nel nome. Così è per Soledad, una donna che, come dice il nome stesso, sembra condannata alla solitudine.
Anche perché, avendo raggiunto una certa età, sente sempre di più l’inesorabilità del tempo che passa e la paura di non aver avuto granché dalla vita.
La storia di Soledad inizia con un piano di vendetta: quello verso il suo amante, che l’ha lasciata dopo che la moglie è rimasta incinta. Soledad, delusa e abbandonata, decide di vendicarsi facendosi vedere con un uomo molto più giovane di lei e per raggiungere il suo scopo si rivolge ad un sito nel quale si possono ingaggiare dei gigolò.
In questo modo, Soledad incontra Adam. Bello e con un passato misterioso: Soledad ne è profondamente attratta, ma, allo stesso tempo, lo e teme. Sì perché Adam non ha solo un passato misterioso, ma anche un presente che sembra debba portare solo guai.
Eppure Soledad non molla: con la capacità che solo una donna che ha paura di rimanere sola può avere, si aggrappa con tutte le sue forze all’idea che forse Adam prova qualcosa di più, sente che tra i due c’è un legame e che non sono i soldi che puntualmente gli offre a farlo restare con lei. 
Il personaggio di Soledad colpisce profondamente per la sua enorme paura dell’abbandono e della solitudine. Apparentemente una donna forte, con un bellissimo lavoro, intelligente, ma con un grandissimo bisogno di amare qualcuno.
Il lavoro di Soledad, che è la curatrice di importanti mostre, diventa una perfetta occasione per la scrittrice Rosa Montero per raccontarci la storia di moltissimi scrittori maledetti. Tanti aneddoti e tante curiosità sul mondo della letteratura che non possono non affascinare gli amanti dei libri.

Un libro profondo, a tratti struggente, ma trattato con quell’ironia che soltanto gli scrittori spagnoli posseggono, In carne e cuore vi lascerà davvero affascinati.

Voto finale: 4/5

giovedì 18 maggio 2017

[Anteprima Leggereditore] La mia ultima estate di Anne Freytag

Buongiorno lettrici e lettori! Oggi vi segnalo un romanzo che, se avete amato "Colpa delle stelle", non potete assolutamente perdere! Lo trovate in libreria e in ebook dal 25 Maggio 2017 e in anteprima da oggi al 22 al Salone del Libro di Torino, nello stand di Leggereditore!


Trama
Tessa, diciassette anni, ha atteso a lungo il ragazzo perfetto, il momento perfetto, il bacio perfetto. Pensava di avere ancora molto tempo davanti a sé, prima di scoprire che a causa di un difetto cardiaco le restano poche settimane di vita. Stordita, arrabbiata, disperata, aspetta di morire chiusa nella sua stanza. È un’attesa amara, la sua, perché sa di non aver vissuto a pieno. Pensa a sé stessa come a una “ragazza soprammobile”, che morirà “vergine e senza patente”. Fino a quando non incontra Oskar e tutto sembra di nuovo possibile. Nonostante Tessa cerchi di allontanarlo, convinta che una relazione sarebbe insensata ed egoistica, lui non le lascia scampo. Oskar sa vedere dietro le apparenze, non ha paura e vuole rimanerle accanto. Pur di sorprenderla, di vedere i suoi occhi brillare per l’emozione, organizza un piano per farle vivere un’ultima estate perfetta. Un viaggio in Italia a bordo della sua Volvo sgangherata per ammirare i tesori di Firenze, sedersi sulla scalinata di Piazza di Spagna, mangiare una pizza a Napoli. Un’ultima estate in cui il tempo non ha importanza e ciò che conta sono solo i sentimenti.
Un romanzo che emoziona e fa riflettere, che tra sorrisi e lacrime ci ricorda quanto sia importante vivere il presente.
  
L’autrice
Anne Freytag è nata nel 1982 e vive a Monaco. Prima di dedicarsi completamente alla scrittura ha lavorato per un’agenzia pubblicitaria. Ha già pubblicato diversi romanzi, anche con lo pseudonimo di Ally Taylor. La mia ultima estate è il suo primo New Adult. Accolto con entusiasmo da pubblico e critica, ha conquistato i cuori di migliaia di lettrici.

martedì 16 maggio 2017

[Recensione] Una famiglia quasi felice di Amanda Prowse - Newton Compton Editori



Trama
Kathryn Brooker è la moglie del preside. Mentre suo marito Mark passa le giornate cercando di arginare l’esuberanza di frotte di adolescenti indisciplinati nelle grandi sale dell’edificio scolastico dove lavora, Kathryn prepara focaccine per la partita di cricket del figlio nel cottage all’interno del cortile della scuola. La sera, quando torna a casa, Mark si complimenta con lei e la bacia, mentre i figli li prendono in giro per quelle melense dimostrazioni di affetto. Kathryn Brooker sembra davvero rispondere all’immagine di moglie e madre soddisfatta. Se qualcuno riuscisse a sbirciare attraverso la finestra della loro casa ordinata, vedrebbe quattro figure sedute comodamente intorno al tavolo della cucina a chiacchierare: l’immagine di una famiglia felice, un’oasi di amore e serenità. Quel qualcuno di certo proverebbe invidia per Kathryn e per la sua vita perfetta. Ma si sbaglierebbe di grosso. Kathryn è intrappolata in un incubo. Ed è arrivata a un punto di non ritorno, tanto da essere pronta a compiere un passo che solo una donna veramente disperata sarebbe in grado di fare…

La mia opinione
La copertina dell’ultimo romanzo di Amanda Prowse non potrebbe essere più azzeccata per descrivere la protagonista di “Una famiglia quasi felice”, Kathryn Brooker, un indifeso uccellino in gabbia.
La sua gabbia è una vita apparentemente perfetta:  un marito bello, affascinante e di successo, preside di una scuola prestigiosa, due figli sani e felici, una casa da sogno. Cosa si potrebbe desiderare di più? Questo è quello che si penserebbe guardando la superficie.
Ma, dietro a quella perfezione, si cela una tragedia familiare che va avanti da anni e che Kathryn riesce a nascondere perfettamente dietro un sorriso forzato e un aspetto sempre impeccabile.
Ma, come spesso accade, agli altri si può far credere tutto, se ci si ferma alla superficie e alle apparenze. Soprattutto oggi, sappiamo come sia semplice inventarsi una vita perfetta che nasconda le sofferenze date da violenze psicologiche e fisiche, purtroppo spesso difficili da denunciare.
E Kathryn, ingenuamente, pensa che sopportare e stare zitta, continuare a vivere in quella gabbia, sia l’unico modo per salvare i suoi figli, per farli vivere bene in una apparente famiglia da “Mulino Bianco”.
Ma la sopportazione ha un limite e Kathryn arriva ad un punto in cui non le rimane scelta che compiere un gesto terribile, il racconto del quale dà inizio al romanzo.
L’incipit del romanzo vi lascerà sorpresi: penserete di essere di fronte alla storia di una psicopatica. In realtà, scoprirete che Kate è una donna favolosa, che ha annullato se stessa pensando solo di fare del bene, di offrire un futuro migliore ai figli, quel futuro che sognava lei prima di rimanere incastrata in un matrimonio infelice.
Questo romanzo è una denuncia alla violenza, troppo spesso nascosta tra le spesse mura di una casa familiare. La Prowse, con l’esempio di Kate, ci porta a ricordare che tutto, qualunque cosa, deve essere denunciata, che non bisogna avere paura, che non bisogna permettere a nessuno di farci del male, proprio per non dover arrivare al punto di non ritorno al quale arriva Kate.
Ma è anche un romanzo sulle seconde possibilità, sul coraggio di raccogliere i pezzi della propria vita e ricominciare da capo, cambiando un destino che sembra segnato.
Ed è una storia sull’amore: l’amore profondo che solo una madre può provare per i suoi figli, disposta a fare di tutto per loro, persino soffrire in silenzio.


mercoledì 10 maggio 2017

[Recensione] Miraggio 1938 di Kjell West - Iperborea



Trama
1938. La Germania nazista sta destando paura e ammirazione in un’Europa che non sa di essere già sull’orlo di un secondo conflitto mondiale. Tornato a Helsinki dopo una fallita carriera diplomatica e abbandonato dalla moglie, l’avvocato Claes Thune, umanista liberale, si ritrova solo e smarrito a fare i conti con un amore e un intero mondo di ideali traditi, mentre perfino gli amici del suo «Circolo del mercoledì» – due medici, un uomo d’affari, un giornalista e un attore ebreo – sono sempre più divisi da opposte visioni sull’uomo, la democrazia e la ragione da seguire in un’epoca che sembra ammettere solo scelte drastiche. In questo universo rigorosamente maschile e altoborghese orbita un’unica donna, Matilda Wiik, la nuova segretaria di Thune: silenziosa, riservata, impeccabile, ma in realtà tormentata dai ricordi di ciò che ha subito nella guerra civile di vent’anni prima, e ora incapace di resistere alla voce dentro di sé che la spinge a una lenta e disperata vendetta. Separati dalle barriere sociali ma attratti dall’infelicità che leggono uno negli occhi dell’altra, Thune e Matilda continuano a osservarsi, cercarsi e incrociare i loro destini solitari nella tensione di un raffinato noir anni Trenta eppure amaramente attuale. Rievocando un anno cruciale del secolo breve, di cui la Finlandia, stretta tra Hitler e Stalin, concentra tutti i nodi e le illusioni, Westö intreccia una sensibilissima trama psicologica con una riflessione profonda sui diversi volti della Storia rispetto alle vite degli individui, sul potere e l’amicizia, e sul momento in cui la realtà che credevamo di conoscere sembra dissolversi in un miraggio. 

La mia opinione
Lo scrittore Kjell Westö ci trasporta nella Finlandia del 1938 con un bellissimo noir: a fare da sfondo a questa bellissima storia, dato il periodo di ambientazione, non può non esserci l’ascesa di Hitler e la preoccupazione per un’Europa che si prepara lentamente alla guerra.
Protagonisti del romanzo sono l’avvocato Claes Thune e la sua segretaria, la signora  Matilda Wiik.
Da un lato, l’avvocato fatica a stento a riprendersi dalla separazione con la moglie Gabi che l’ha silenziosamente umiliato non soltanto tradendolo e abbandonandolo, ma pubblicando una raccolta di racconti erotici la cui immediata fama provoca in Thune una sofferenza senza fine. 
Nonostante ciò, l’avvocato continua a mandare avanti il suo piccolo studio legale e non abbandona l’abitudine del circolo del mercoledì. Un appuntamento fisso con gli amici dell’Università, luogo ideale per incontrarsi e scambiarsi le idee politiche. 
Ma in un periodo così tanto movimentato dal punto di vista politico, anche le amicizie più salde rischiano di essere scalfite dalle divergenze di opinioni. Succederà anche al circolo di Thune, dove si schierano liberali e conservatori. Tanto più che uno dei suoi più cari amici è ebreo ed è costretto ad assistere silenziosamente ai sempre maggiori soprusi che devono subire gli ebrei a causa dell’antisemitismo dilagante e del sempre crescente potere di Hitler.
La tranquilla vita di Thune è movimentata dall’ingresso nella sua vita della signora Wiik. Donna apparentemente impeccabile, precisa nel suo lavoro, ma con tantissimi segreti appartenenti al passato.
Tra i due si crea subito un legame che va al di là del rapporto datore di lavoro - dipendente. Nonostante il suo professato liberalismo, Thune è preoccupato da questo rapporto, è un uomo timido e schivo ancora troppo inchiodato alle convenzioni sociali che caratterizzano l’epoca in cui vive.
Questa diffidenza lo porterà a fare delle ricerche sulla signora Wiik, facendo emergere piano piano i suoi segreti.
Tra le ricerche di Thune e i racconti di Matilda, scopriremo un personaggio misterioso e complesso, che ha sofferto tanto nella vita e  che cerca un riscatto.
Un romanzo davvero sorprendente, che fa riflettere su tanti temi, come l’amicizia, il divorzio, l’amore e che vi lascerà davvero stupiti nelle ultime pagine. Un finale inaspettato ed emozionante metterà a posto tutti i piccoli tasselli lasciati in sospeso nel corso della narrazione.
Ancora una volta gli scrittori nordici si rivelano straordinari e Kjell Westö è un autore che, se amate i noir e i romanzi storici, non può non essere letto.

Voto finale: 5/5

lunedì 8 maggio 2017

[Recensione] I guardiani dell'isola perduta di Stefano Santarsiere - Newton Compton Editori


Trama
Una scossa improvvisa giunge nella vita di Charles Fort, giornalista appassionato di misteri. Il suo amico Luca Bonanni è morto in un incidente stradale e proprio lui viene convocato dalle autorità per riconoscerne il corpo. Ma le sorprese che lo attendono non sono poche: la compagna di Bonanni, Selena, sospetta un'altra causa di morte e lo contatta per chiedergli aiuto. Ha con sé una valigia lasciata dall'uomo piena di oggetti provenienti da relitti inabissatisi nel Pacifico e che nessuno, in teoria, potrebbe aver recuperato. Le domande sono tante: cosa lega il contenuto della valigia alle ultime ricerche di Bonanni? Da cosa dipendevano i suoi timori negli ultimi giorni prima dell'incidente? E soprattutto, chi o cosa sono gli hermanos del mar che cercava lungo le coste messicane e poi nell'arcipelago delle Fiji? Per risolvere i tanti misteri, Charles Fort e Selena si spingeranno dall'altra parte del mondo, trovandosi alle soglie di una scoperta scioccante che unisce le ipotesi sull'esistenza di misteriose creature degli oceani agli affari di una spietata multinazionale…

La mia opinione
E se vi dicessero che nell’evoluzione dell’uomo alcuni dei nostri antenati si sono fermati alla vita marina? E in realtà ci sono dei tritoni, con occhi umani ma tutte le caratteristiche dei pesci? Prendendo ispirazione da un documentario di Discovery Channel, il bravissimo scrittore Stefano Santarsiere ci porta nel misterioso e affascinante mondo degli oceani, in un thriller che vi terrà con il fiato sospeso sin dalle prime pagine.
Gli ingredienti di questo romanzo sono, infatti, suspence, colpi di scena e, soprattutto, due protagonisti indimenticabili: Charles Fort e Selena.
Il loro incontro è determinato dal caso, dalla morte di uno dei migliori collaboratori di Charles, un giornalista appassionato di misteri e fenomeni inspiegabili.
Luca Bonanni rimane tragicamente ucciso in un incidente e Charles Fort viene chiamato a riconoscere il cadavere. Sarà così che si imbatterà nella fidanzata di Luca, scossa per la morte del fidanzato ma decisa a scoprirne a tutti i costi la causa. Sembra, infatti, che quello di Luca non sia un tragico incidente stradale, ma un vero e proprio omicidio.
La causa, secondo Selena, va ricercata nelle recenti scoperte di Luca a proposito dello spiaggiamento e della morte di numerosi cetacei nell’arcipelago delle Fiji.
Alla ricerca del vero motivo della morte di Luca, Selena convince uno scettico Charles Fort ad accompagnarla dall’altro lato del mondo e proseguire le ricerche cominciate dal fidanzato e amico.
Inizierà una fantastica avventura nell’oceano, che pur mettendo in pericolo i due protagonisti, permetterà loro di conoscere un po’ meglio il bellissimo e inesplorato mondo marino.
Come vi ho anticipato si tratta di un thriller pieno di colpi di scena e di suspence, scritto benissimo e perfetto per le giornate di mare e l’estate che si avvicina!

Voto finale: 4/5


mercoledì 3 maggio 2017

[Recensione] Due volte a settimana di Ernesto Valerio - presentARTsì


Trama 
In America li chiamano junker. Uomini e donne che della ricerca di oggetti usati ne hanno fatto un vero e proprio lavoro. Svuotano cantine, si perdono tra mercatini dell’usato e fiere di varia natura: esperti nella valutazione di ciò che ha accompagnato, per un po’, la quotidianità delle persone e che viene poi messo da parte, da dare via. Elio Toso, in America, potrebbe sarebbe uno di loro. Ma quello di Elio non è un vero e proprio lavoro. Quarantadue anni, di cui gran parte passati nella grande distribuzione, dopo aver trovato a vent’anni due sedie ed un tavolo “di valore” sul ciglio della strada, ha iniziato ad andare a caccia di oggetti da valutare e valorizzare, rubare al tempo e all’incuria delle persone. Da portare nella sua vita, o nella vita di altri. Testimoni di abitudini, di relazioni che si sono fermate, che sono cambiate, di momenti o di fasi concluse: tracce di vite, storie di uomini che ad Elio si affidano per fare ordine, inscatolare, conservare o eliminare. Piacevoli grovigli di identità. Monica ed Ennio, Stefania, Filippo, Louise, che con i loro oggetti riempiono il presente e la casa di Elio, obbligandolo a fare i conti con i suoi pezzi unici: con Serena, per esempio, o con Angelo. Soprattutto con Angelo, che nella vita di Elio entra, puntualmente, due volte a settimana. 

La mia opinione
“Due volte a settimana” è il romanzo di esordio del giovane scrittore Ernesto Valerio che sta già riscuotendo grandi successi. Cercherò di spiegarvi perché e cosa racchiude questo piccolo libro. In poco più di 100 pagine lo scrittore racconta tante storie, partendo dal protagonista Elio, che ha avuto il coraggio di lasciare un lavoro convenzionale e talvolta noioso, per dedicarsi ad una grande passione: quella di raccogliere oggetti da cantine, mercatini e cercare di dare loro una nuova vita. Si tratta di oggetti di ogni tipo, di quelli che tutti noi ad un certo punto non vogliamo più e abbandoniamo da qualche parte o lasciamo dietro di noi magari dopo un trasloco. Elio, attraverso il suo lavoro, ci racconta la vita di tante persone. Nella ricerca degli oggetti scopre tante storie, alcune narrate proprio da quei pezzi inanimati che spesso e volentieri parlano tanto di noi, raccontano chi siamo e il percorso che abbiamo fatto. La passione di Elio, in fondo, è un’eredità del padre, Angelo. Un personaggio che, anche se resta ai margini della storia, impareremo ad amare ed apprezzare. Un uomo che vive per il figlio, per gli appuntamenti telefonici due volte a settimana e che sin da quando Elio era piccolo ha sempre amato raccogliere vecchi oggetti, sistemarli, ridare nuova luce. Un uomo che ha conservato ogni piccola cosa senza mai riuscire a disfarsene. Ernesto Valerio è bravissimo nel raccontare e trasportare il lettore nel mondo dei suoi personaggi, facendoci riflettere sull’amore in ogni sua forma.