martedì 30 gennaio 2018

[Recensione] Il bambino del treno di Paolo Casadio - Piemme



Trama
Il casellante Giovanni Tini è tra i vincitori del concorso da capostazione, dopo essersi finalmente iscritto al pnf. Un'adesione tardiva, provocata più dal desiderio di migliorare lo stipendio che di condividere ideali. Ma l'avanzamento ottenuto ha il sapore della beffa, come l'uomo comprende nell'istante in cui giunge alla stazione di Fornello, nel giugno 1935, insieme alla moglie incinta e a un cane d'incerta razza; perché attorno ai binari e all'edificio che sarà biglietteria e casa non c'è nulla. Mulattiere, montagne, torrenti, castagneti e rari edifici di arenaria sperduti in quella valle appenninica: questo è ciò che il destino ha in serbo per lui. Tre mesi più tardi, in quella stessa stazione, nasce Romeo, l'unico figlio di Giovanni e Lucia, e quel luogo che ai coniugi Tini pareva così sperduto e solitario si riempie di vita. Romeo cresce così, gli orari scanditi dai radi passaggi dei convogli, i ritmi immutabili delle stagioni, i giochi con il cane Pipito, l'antica lentezza di un paese che il mondo e le nuove leggi che lo governano sembrano aver dimenticato.
Una sera del dicembre 1943, però, tutto cambia, e la vita che Giovanni, Lucia e Romeo hanno conosciuto e amato viene spazzata via. Quando un convoglio diverso dagli altri cancella l'isolamento. Trasporta uomini, donne, bambini, ed è diretto in Germania. Per Giovanni è lo scontro con le scelte che ha fatto, forse con troppa leggerezza, le cui conseguenze non ha mai voluto guardare da vicino. Per Romeo è l'incontro con una realtà di cui non è in grado di concepire l'esistenza. Per entrambi, quell'unico treno tra i molti che hanno visto passare segnerà un punto di non ritorno.

La mia opinione
Come tutti sapete la settimana scorsa, precisamente il 27 Gennaio, è stata celebrata La Giornata della Memoria, un evento per ricordare le vittime dell’Olocausto e per invitare i giovani a non dimenticare, affinché simili tragedie non debbano mai ripetersi.
È un ruolo difficile quello che spesso si assegna ai giovani: cambiare la storia, uscire dal quotidiano e fare qualcosa di più. 
Se è difficile farlo attivamente, uno dei modi è sicuramente quello di informarsi, leggere, cercare di capire perché. Proprio qualche giorno fa ho visto un servizio alla TV, nel quale si interrogavano persone di diverse fasce d’età sulla Giornata della Memoria e mi ha stupito scoprire che non tutti sapessero che lo scopo principale fosse quello di ricordare l’Olocausto.
Forse si potrebbe partire proprio dalla nostra nazione e leggere storie come quella di Paolo Casadio, una storia “inventata”, nel senso che i personaggi sono frutto della sua fantasia, ma storicamente fedele al periodo storico e agli avvenimenti che circondano la stazione di Fornello dal 1935.
Quando si pensa all’Olocausto ci vengono subito in mente Germania, Polonia e, anche se magari abbiamo letto classici come Il giardino dei Finzi Contini o Se questo è un uomo, spesso dimentichiamo i tantissimi ebrei che sono stati deportati dall’Italia ed è bello che un giovane autore torni a ricordarcelo con una storia originale e toccante.
La storia de “Il bambino del treno” si incentra sulla vita del capostazione Giovannino Tini e della sua famiglia: la moglie Lucia, il figlio Romeo e il fedele cane Pipito. 
Giovannino arriva a Fornello, un posto dimenticato da Dio, per la promozione a capostazione. Nonostante lui e Lucia inizialmente non si trovino a loro agio, piano piano iniziano ad abituarsi a quel luogo, che non è un vero e proprio paese. Tutto ruota attorno alla stazione di Fornello, mentre le case sono disseminate tra montagne e mulattiere.
I due, che diventano tre con l’arrivo di Romeo, si abituano quasi subito a quel bellissimo posto, complici anche la semplicità e la cortesia degli abitanti. E questa tranquillità li porta a ricevere le notizie sull’ascesa di Mussolini, sulla guerra e, infine, sugli ebrei, quasi come se la cosa non li riguardasse.
È struggente la testimonianza di come tanti, come Giovannino, Lucia e Romeo, non sapessero neanche chi fossero gli “ebrei”. E quando, casualmente, il loro destino si scontra con quello dei deportati, fanno ancora più fatica a capacitarsi di cosa possano aver fatto di male donne, vecchi, bambini, onesti lavoratori, la cui “colpa” è semplicemente quella di appartenere alla razza sbagliata.
Paolo Casadio è stato bravissimo a far vivere le stesse sensazioni di incredulità dei suoi protagonisti, la voglia di ribellarsi in qualche modo, ma allo stesso tempo la paura. Una paura che, di fronte alla salvezza delle persone che ami, è difficile da superare. Sarà proprio Romeo ad aprirci gli occhi: nella sua ingenuità di bambino cercherà di compiere un gesto tanto piccolo quanto importante. 
Un romanzo che ho adorato dall’inizio alla fine, strutturato perfettamente e con una descrizione dei luoghi e delle persone tale da riportarci indietro nel tempo e ricordare una parte terribile, ma fondamentale della nostra storia. 

Voto finale: 5/5


1 commento:

  1. Ciao, bellissima recensione...amo tanto leggere storie sugli ebrei, soprattutto se tratti dalla realtà. Non conoscevo questo libro.
    Sono una tua lettrice fissa da un pò, ma non ti vedo tra i miei...spero passerai a ricambiare. Se fosse per sempre
    Un bacio ale

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