lunedì 25 giugno 2018

[Recensione] La bambina falena di Luca Bertolotti - Fandango Libri


Trama
Greta ha poco più di vent'anni e un buco nero nel proprio passato. Da piccola è apparsa dal niente sulla spiaggia di un paese della riviera spezzina e nessuno ha mai capito di chi fosse figlia. L'hanno trovata zuppa e arrabbiata che urlava al mare, poi niente, nessuno l'ha reclamata. Dopo qualche passo falso, ad adottarla e crescerla lontano nell'hinterland milanese è una famiglia con due genitori che sembrano quasi fratelli. Ha studiato, mollato gli studi, si è impiegata e ripiegata sui soliti lavori di chi una strada vera e propria non è riuscito a trovarla. Soffre di una sindrome rara, qualcosa che non uccide, ma che ogni giorno le ricorda che c'è un errore nel suo DNA, un difetto di fabbricazione. Se solo sapesse chi l'ha fabbricata, potrebbe almeno chiedere conto. Un autunno, quando le cose sembrano arrivate a uno stallo, torna su quella spiaggia e si mette in cerca del "buco" da dove è spuntata anni prima, si inerpica per una collina e scopre una casa nel bosco, ma oltre le mura di marzapane, a fare compagnia alla strega, potrebbe nascondersi un orco.

La mia opinione
Il romanzo di esordio di Luca Bertolotti, edito da Fandango libri, “La bambina falena”, non sembra per nulla un libro scritto da un autore “alle prime armi”.
Ve lo dico sia per la maturità dello stile dell’autore, per la sua sensibilità e per l’originalità della storia.
Il romanzo parla di Greta, una bambina che è stata abbandonata dai genitori e si è ritrovata sulla spiaggia di un paese della Liguria, apparentemente venuta dal nulla. Dopo tante ricerche, infatti, le forze dell’ordine non sono riuscite a risalire alle sue origini e, nonostante gli annunci, nessuno è venuto a reclamarla.
Come molti bambini abbandonati, Greta si porta dietro un forte sentimento di rabbia che neanche la famiglia adottiva riuscirà a smorzare. Oltre a questo, una malattia genetica che la rende diversa da tutti gli altri bambini, più fragile, eredità di una famiglia che non l’ha voluta.
Quando cresce, Greta decide di tornare sulla spiaggia nella quale è stata ritrovata da piccola per capire quale sia l’errore del suo DNA che la fa soffrire di dolori lancinanti, ma anche per conoscere finalmente il motivo del suo abbandono.
Dal momento in cui inizia la ricerca di Greta, il romanzo diventa una sorta di fiaba. Ci ritroviamo catapultati nel mondo dei fratelli Grimm, con la casa/prigione e la strega cattiva. 
In questo modo originalissimo, Luca Bertolotti affronta argomenti estremamente delicati. In primo luogo, la ricerca della propria identità e delle proprie origini, che è un tema che accompagna tutta la narrazione. In secondo luogo, la sindrome di Stoccolma a causa della quale, come è noto, il sequestrato crea un legame simbiotico con il sequestratore, fino a non rendersi conto della sua situazione. Ma affronta anche l’importanza degli affetti che non derivano da legami di sangue, ma che si creano e rafforzano col tempo e che, spesso, sono molto più importanti di quelli dei familiari in senso stretto. 
Un romanzo che ho apprezzato moltissimo proprio per l’originalità nell’affrontare argomenti così delicati, dove la realtà si mischia con la fantasia e dove le favole, talvolta, sono più verosimili di quanto immaginiamo.
L’unica pecca è il personaggio di Greta, per il quale non sono riuscita a provare empatia. Mentre altri protagonisti della storia mi hanno coinvolta e li ho sentiti emotivamente vicini, per Greta non ho provato nulla, nonostante fosse la protagonista del romanzo.
Per il resto, “La bambina falena” è un libro che vi consiglio di leggere se siete alla ricerca di un percorso originale, che affronta temi profondamente seri ma con un pizzico di magia e che ci fa tornare un po’ alle fiabe che ci raccontavano i nonni.

Voto finale: 4/5


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