mercoledì 6 gennaio 2016

Caos calmo - Sandro Veronesi

"Poche altre volte nella mia vita mi sono sentito così centrato su un mio desiderio, così soddisfatto e - ma sì, lo dico - così eccitato nell'esaudirlo: uscire di casa ogni mattina con la curiosità che si dovrebbe sempre avere, ma in effetti non si ha mai, di scoprire quali variazioni ci saranno sul tema che si è deciso di dare alla propria giornata: è una sensazione molto piacevole, che basterebbe da sola a farmi restare qui."

Libro
Titolo:Caos calmo 
Autore: Sandro Veronesi
Casa editrice: Bompiani 
Anno di pubblicazione: 2005

Trama
"Mi chiamo Pietro Paladini, ho quarantatré anni e sono vedovo". Si presenta così il protagonista del nuovo romanzo di Sandro Veronesi. Un uomo apparentemente realizzato, con un ottimo lavoro, una donna che lo ama, una figlia di dieci anni. Ma un giorno, mentre salva la vita a una sconosciuta, accade l'imprevedibile, e tutto cambia. Pietro si rifugia nella sua auto, parcheggiata davanti alla scuola della figlia, e per lui comincia l'epoca del risveglio, tanto folle nella premessa quanto produttiva nei risultati. Osservando il mondo dal punto in cui s'è inchiodato, scopre a poco a poco il lato oscuro degli altri, di quei capi, di quei colleghi, di quei parenti e di tutti quegli sconosciuti che, ciascuno sotto il peso del proprio fardello, accorrono a lui e puntualmente soccombono davanti alla sua incomprensibile calma. Così la sua storia si fa immensa, e li contiene tutti, li guida, li ispira; saggio, brillante, scettico, cordiale, imprevedibile, Pietro Paladini è l'uomo che procede a tentoni nell'atto del risanamento, e così facendo scioglie chimicamente l'oggi, vi ricava spazi con l'ingegno: avanza, sperimenta, conclude. La scrittura avvolgente di Veronesi, la sua danza ininterrotta tra intelletto e parola è la corda con cui Pietro trae a sé il secchio dal fondo del pozzo, piano piano, senza alternative, determinando le condizioni per un finale inaudito, eppure del tutto naturale, in cui si scavalcano i limiti del possibile e si approda alla più semplice delle verità: l'accettazione della natura umana nella sua banale, eroica confusione di forza e debolezza. Con Caos calmo Sandro Veronesi ci offre un'opera importante, la cui maturità espressiva sfiora le profondità dell'apologo, centrando il nocciolo duro di un'umanità che patisce fino allo spasimo, e che dinanzi alla quiete si meraviglia.

La mia opinione
Parlare di questo romanzo è davvero complicato. Si tratta di un vero e proprio "fiume di parole" da parte del protagonista, un monologo che permette di conoscere il protagonista, Pietro Paladini, in tutti i suoi pensieri più segreti e, a volte, quasi "sgradevoli" (da un punto di vista dei convincimenti e delle convenzioni sociali) quando si pensa che è un uomo che ha appena perso la compagna della sua vita.
Il libro inizia proprio dall'evento della morte di Lara, la donna che Pietro dovrà sposare a breve, madre della loro figlia Claudia.
Caos calmo è l'elaborazione di un lutto: ed è un elaborazione molto particolare, che dimostra che ognuno reagisce agli eventi a suo modo. Lo stesso Pietro si stupisce di non essere sopraffatto dal dolore, e vive le settimane e i mesi successivi alla scomparsa di Lara in attesa che la sofferenza colpisca lui e sua figlia, di soli dieci anni, all'improvviso e spiazzandoli entrambi.
Questo, però, non accade. Claudia è sempre tranquilla e Pietro si "adatta" alla sua tranquillità entrando proprio in un "caos calmo". Lo fa, complice la fusione che sta investendo la società in cui lavora e che gli permette di non andare in ufficio, trascorrendo le sue giornate davanti alla scuola della figlia.
E in questo posto, dove lui riesce a trovare la calma nel suo caos interiore, non solo si sente bene, ma diverse persone (amici, colleghi, conoscenti, persino il suo capo) vanno a trovarlo, prima per verificare il suo stato di salute mentale, data la stranezza del rimanere fermo tutto il giorno nello stesso posto e poi si ritrovano a scaricare su Pietro i loro problemi personali.
Ho letto molte opinioni discordanti sul romanzo, alcuni lo trovano deludente, ad altri ha entusiasmato. Io personalmente ho apprezzato molto questa particolare elaborazione del lutto. Perchè, apparentemente, Pietro appare quasi diverso da tutti gli altri, sembra quasi non soffrire, tanto che ti ritrovi a domandarti se amasse davvero Lara. Ma, alla fine, tutto sommato ti accorgi che, probabilmente, proprio lo stare fermo in uno stesso posto, il "suo" posto, sia soltanto un modo per non affrontare la realtà. E sarà una persona inaspettata a farglielo capire...

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