mercoledì 16 marzo 2016

[Recensione] Una storia quasi solo d'amore di Paolo di Paolo

"Eppure: che cosa lasciamo di buono, negli altri, quando ce ne andiamo? Sarebbe più giusto - finita una storia - che il nastro su cui abbiamo registrato le prime parole e le ultime, le sillabe melense del corteggiamento, solenni, scandite, il momento in cui si spezzano, al telefono, quando la voce dell'altro nell'orecchio è ancora una sorpresa e tutto il resto: i sussurri, prendendo fiato da baci con la lingua che durano quarti d'ora, le confidenze, comprese quelle di cui ci si pente, e le frasi dette piangendo e le frasi dette godendo, e perfino i consigli, anche quelli, offerti senza calcolare le conseguenze irreversibili che producono, ecco, sarebbe giusto che tutto questo sparisse, e il nastro tornasse vergine."

Il libro
Titolo: Una storia quasi solo d'amore
Autore: Paolo di Paolo
Casa editrice: Feltrinelli
Genere: Letteratura italiana
Collana: Narrativa:
Data uscita: 03/03/2016


  • Trama
  • Si incontrano una sera di ottobre, davanti a un teatro. Lui, rientrato da Londra, insegna recitazione a un gruppo di anziani. Lei lavora in un'agenzia di viaggi. Dal fascino indecifrabile di Teresa, Nino è confuso e turbato. Starle accanto lo costringe a pensare, a farsi e a fare domande, che via via acquisiscono altezza e spessore. Al di là dell'attrazione fisica, coglie in lei un enorme mistero, portato con semplicità e scioltezza. L'uno guarda l'altra come in uno specchio, che di entrambi riflette e scompone le scelte, le ambizioni, le inquietudini. Tanto Nino è figlio del suo tempo (molte passioni spente, nessuna tensione ideologica), tanto Teresa, con il suo segreto, sembra andare oltre. Ostaggi di un mondo invecchiato, si lanciano insieme verso un sentimento nuovo, come si trattasse di un patto, di una scommessa. Accade sotto lo sguardo lungo e partecipe di Grazia, zia di Teresa e insegnante di teatro di Nino, attore giovane allo sbando. Proprio mentre crescono l'attesa e il desiderio, Grazia esce di scena, creando una sorta di "dopo" che rilegge l'intera vicenda di Nino e Teresa, il loro cercarsi là dove sono più profondamente diversi. Paolo Di Paolo entra nel teatro della contemporaneità cogliendo i segni di un bene inaspettato, di una luce che si accende dove smettiamo di esigere garanzie, dove viene voglia di mettersi alla prova. E di capire se siamo in grado di vivere.

La mia opinione
"Una storia quasi solo d'amore" è un romanzo molto particolare. A cominciare dallo stile utilizzato dallo scrittore, che sembra essere un flusso di pensieri, quelli di un osservatore esterno, Grazia, zia di Teresa e insegnante di teatro di Nino. Grazia fa incontrare i due giovani quasi per caso. Sono due ragazzi molto lontani, per età, per idee e per esperienze. 
Nino è un giovane ventenne, talvolta immaturo, con alle spalle una precaria esperienza lavorativa londinese e con un futuro incerto. Teresa, trent'anni appena compiuti, intelligente, ma con tante ansie e molto critica verso Nino. Tutte queste paure non sono immotivate, ma sono il risultato di un trascorso doloroso che lei nasconde e che solo con il tempo riuscirà a rivelare a Nino.
Attraverso il racconto di Grazia sembra quasi di essere a teatro, che è il luogo centrale del romanzo, ciò che unisce tutti i personaggi. E, come i protagonisti di una rappresentazione teatrale, Nino e Teresa vivono una parte dell'amore. La prima fase, quella dove ci si conosce, in cui si ha paura di dirsi certe cose e le si tiene per sé creando incomprensioni, in cui non si sa se l'altro ci capirà a fondo o sarà spaventato da quello che siamo. 
Nel "contorno", Paolo di Paolo affronta diversi temi, la difficoltà di trovare un lavoro che piace veramente, il difficile rapporto tra giovani e anziani, la superficialità che, talvolta, può caratterizzare i ragazzi in fase di maturazione.
Inizialmente il romanzo non mi aveva conquistata del tutto, perché, per via della narrazione "esterna", non riuscivo ad immedesimarmi pienamente nei due personaggi. Ma, dopo averlo terminato, mi sono accorta che Grazia, Nino, Teresa mi avevano lasciato davvero qualcosa e capito che, probabilmente, il significato che voleva trasmettere l'autore era proprio quello di vedere gli episodi dell'incontro e dell'avvicinamento tra due ragazzi come se fossimo a teatro. Perché spesso la realtà, vista dall'esterno, può essere una vera e propria opera di cui noi siamo protagonisti e spettatori allo stesso tempo. 

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