lunedì 15 febbraio 2016

[Recensione] Malerva - Enza Emira Festa

"Lui è felice, felice di rimestare in questa merda di droga che tanto guadagno gli dà. Ma sai che ti dico? Io preferivo quando andava a fare il sostituto del ragazzo del barbiere e se ne tornava con dieci euro di mancia e l'onestà in tasca"


Il libro
Titolo: Malerva
Autore: Enza Emira Festa
Casa editrice: Piemme
Pagine: 156
Prezzo: 16 
Data di pubblicazione: 19 gennaio 2016
Trama
Imma vive a Napoli, in uno di quei quartieri tutti casermoni scrostati e rifiuti, dove la Camorra fa paura ma è anche un’aspirazione sociale. La sua vita è come quella di tante ragazze: scuola (poca), famiglia (complessa), amici (e nemici)… Finché un giorno, sulla via di casa, non viene notata dal fratello maggiore di un suo compagno, che oltre a essere più grande e bellissimo, è anche il figlio maggiore del boss della zona. Inaspettatamente inizia il corteggiamento, e dopo qualche tempo Imma diventa la sua fidanzata ufficiale. Le tocca crescere rapidamente, acquisendo una serie di privilegi ma anche di doveri. Così, quando il padre di Imma viene catturato durante una retata e comincia a parlare, lei non ha dubbi: rinnega la famiglia di origine e si rifugia a casa del boss...

La mia opinione
Questo libro mi ha attirata subito non appena ho letto la trama, la vita di una ragazza bellissima, Imma, che vive a Napoli e che ha a che fare con la Camorra. “Sognava di essere una principessa, diventò la ragazza del boss”.
Premetto subito che, come è precisato nel sito della casa editrice Piemme, si tratta di un romanzo adatto ad un pubblico “young” dai 14 anni in su. In quest’ottica, a mio parere, deve essere vista la semplicità della narrazione.
Tuttavia, la bravura della scrittrice mi ha davvero colpita. È un romanzo che, se avessi figli, consiglierei sicuramente loro per approcciarsi a temi come quello della mafia.
È un libro coinvolgente, che ti fa capire come, purtroppo, chi nasce e cresce in quell’ambiente difficilmente poi riesce ad uscire dal “monopolio” della Camorra su tutto: lavoro, salute (perché uno degli aspetti evidenziati è quello del traffico di droga gestito dai “clan”), e anche l’amore. Sì, perché per tutto il romanzo non riesci a capire se Imma sia davvero innamorata di Pepè (figlio della famiglia che “regna” nel quartiere) o se, da ragazzina com’è, subisca semplicemente il fascino della posizione nell’ambiente in cui vive e della vita agiata che le spetterebbe con il matrimonio. E qui entrano in gioco anche i genitori, che dopo i primi tentennamenti, incoraggiano la figlia perché vedono in quell’unione un modo per migliorare la loro situazione di povertà ed essere rispettati da tutti.
Unica “mosca bianca” in questo sistema corrotto è Gennaro, il fratello di Imma, che cerca in tutti i modi di far ragionare la sorella e i genitori e di lottare, nei limiti delle sue possibilità, per raggiungere una indipendenza dal potere dei camorristi.
Il finale è aperto: penso che Enza Emira Festa abbia voluto lasciarci appositamente immaginare cosa succederà poi, a seconda di quello in cui ci piace credere (per me, da appassionata di giustizia, non può che esserci la speranza per una ribellione da quel sistema).
Lo stile è davvero scorrevole, anche se i termini che ad una persona che non proviene da Napoli (come me) possono risultare estranei. L’uso del dialetto napoletano, tuttavia, rende il romanzo ancora più verosimile.
Insomma, questo libro è assolutamente consigliato per i ragazzi del liceo. Se siete un po’ più grandi ve lo consiglio ugualmente: è una lettura piacevole e leggera, ma che allo stesso tempo fa davvero riflettere a prescindere dall’età, perché sono temi che, a mio parere, bisognerebbe avere sempre presenti.

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