giovedì 28 aprile 2016

[Blog Tour] I mercanti dell'Apocalisse di L.K. Brass "L'estratto più bello"



Buongiorno lettori e lettrici, siamo giunti alla penultima tappa di questo bellissimo Blog Tour... Protagonista il thriller "I Mercanti dell'Apocalisse" di L.K. Brass, che sono sicura vi piacerà tantissimo... Io lo sto leggendo e lo trovo davvero intrigante. Il mio "compito" oggi è quello di condividere con voi uno degli estratti più significativi del romanzo (grazie al prezioso aiuto dell'autore), per incuriosirvi e farvelo conoscere un po'... Mentre poi spetterà a La Fenice Book parlarvene nel dettaglio! Alla fine dell'estratto troverete anche il form per poter partecipare al giveaway e avere la possibilità di portarvi a casa una copia!




Londra, aprile 2008
Quando la vita finisce non senti un bel niente. Solo confusione, come quella che segue per pochi istanti un brusco risveglio.Ero solo nel letto. Aprii gli occhi e vidi che la sveglia indicava le sei e due minuti: Mel e i gemelli dovevano essere atterrati da un paio d’ore. Per un attimo mi sembrò di sentire il profumo di mia moglie fondersi con la brezza del mare tropicale e mi accorsi che Isabel era seduta a gambe incrociate ai piedi del letto.«Cosa ci fai lì, Isa?» chiesi ansioso mentre mi tiravo su. «Come ti senti?»Isabel non rispose e rimase ferma a guardarmi. Le afferrai dolcemente un braccio e mi accorsi che era fredda.«Sei qui da molto?» insistetti, toccandole la fronte. «Sei gelata! Vieni subito sotto le coperte.»Non mi rispose e si lasciò prendere in braccio.La sera prima, quando avevamo dovuto rinunciare alla par- tenza, aveva ancora trentanove di febbre e non avevo idea di quanto tempo fosse rimasta fuori dal letto con indosso solo il pigiama.«Vieni, scricciolo, che facciamo un nido» dissi, mentre la portavo con me sotto il piumone.La tenni stretta, accarezzandole la testa, finché il suo corpicino non riprese un po’ di calore. Riuscii anche a calmarmi, sentendo che respirava in maniera regolare.Mi scostai appena e sollevai la testa per guardarla, convinto che si fosse addormentata. Mi sbagliavo. Aveva gli occhi ben aperti.«Stai bene, papà?»Non mi chiamava mai papà.«Isa, papi sta bene. Adesso cerca di dormire...»Lo squillo del mio cellulare la mise ancora di più̀ in agitazione. «Non rispondere!» esclamò allarmata.«Fammi rispondere tesoro. Forse è la mamma che chiama per dirci che sono arrivati. Vorrà̀ sapere come stai.»«Stai qui! Ho tanto freddo» insistette, stringendomi forte. «Isa, cosa ti succede? Lasciami solo prendere il telefono, rimango qui. La mamma sarà̀ preoccupata per la sua bambina malata. Forse ci racconta anche qualcosa di divertente. Magari i tuoi fratellini ne hanno combinata una delle loro sull’aereo...»«Non rispondere... non farlo...»Mentre mi divincolavo per prendere il cellulare immaginai Mel a piedi nudi sulla spiaggia che mi chiamava guardando il cielo stellato. «Lasciami tesoro, magari la mamma ci fa sentire le onde del mare...»Guardai lo schermo: non era Mel.«Signor Martin, Daniel Martin?»«Sì, con chi parlo?»«Sono Elizabeth Ashton, della British Airlines. La chiamo dall’aeroporto di Gatwick. Possiamo parlare? È solo?»La donna esordì con una serie di giri di parole, ma capii subito cosa cercava di dirmi. Rimasi immobile ad ascoltare, premendo con forza il telefono contro l’orecchio per evitare che Isabel sentisse. Una morsa di gelo mi attanagliava il cuore. La fine della mia vita stava per cominciare.  

El Gouna (Egitto), giugno 2008 
Chiusi subito il mio portatile e mi alzai. Il canto di Isabel che proveniva dalla terrazza mi aveva sorpreso. Il suggerimento dello psicologo si stava rivelando utile. Anche se non voleva ancora nominare né la mamma né i fratellini, mia figlia mi sembrava diversa e il suo canto era rivelatore: stava cominciando di nuovo a divertirsi.Il giorno della sciagura ero riuscito a tenerla all’oscuro e quando le spiegammo tutto (non ebbi il coraggio di farlo da solo), non mostrò nessuna delle reazioni che ci saremmo aspettati. Nei due mesi successivi ignorò completamente gli avvenimenti e continuò a comportarsi come se nulla fosse accaduto. Partecipò a tutte le cerimonie con contegno senza versare una sola lacrima. Riuscì̀ addirittura ad atteggiarsi a consolatrice degli altri dispensando frasi ampollose che chissà̀ dove aveva pescato.L’avevo portata con me in vacanza a El Gouna sul Mar Rosso nella speranza di riuscire a rompere la corazza che si era costruita. Passavamo le giornate insieme, tranne al mattino, quando mi re- cavo al centro subacqueo. Facevo immersioni da sempre, Isabel ne era molto incuriosita e io rispondevo volentieri alle sue domande. Fremeva all’idea di poter visitare un giorno le profondità̀ del mare. Le parlavo come a un esperto e lei lo apprezzava moltissimo. Anche quella mattina feci colazione con lei, finimmo di prepararci e la accompagnai nell’area bimbi dell’albergo.Al centro subacqueo era già̀ tutto pronto e il motoscafo ci portò sul posto in meno di un’ora. Il gruppo era composto da clienti con sufficiente esperienza per un’immersione abbastanza profonda: avremmo visitato un relitto della seconda guerra mondiale. Ci accompagnava Mostafa, il titolare in persona. Oltre a me, c’erano una giovane coppia norvegese, che lavorava sulle piattaforme petrolifere, Paul, un ingegnere di Dublino con cui avevo subito legato, e uno speleologo svizzero un po’ burbero abituato a svolgere incredibili immersioni in solitaria.La boa era fissata alla torretta di comando della nave affondata e la leggera corrente la spingeva verso il largo. Dopo esserci tuffati uno dopo l’altro, a cinque metri di profondità̀ ci riunimmo intorno al cavo della boa per l’ultimo controllo e io accesi la videocamera sull’elmetto che avevo affittato perché́ Isabel potesse vedere un filmato.Come consigliato da Mostafa, iniziammo a scendere lenta- mente per abituare poco alla volta gli occhi alla mancanza di luce. Il fondo era scuro e mi parve di intravedere una forma oscura e indistinta all’altro capo della corda. A venticinque metri la luce era già̀ notevolmente diminuita, così rallentai cercando di filmare l’effetto dell’apparizione dell’enorme relitto. Se la videocamera funzionava, sarebbero state delle immagini molto suggestive. Visti dall’alto i miei compagni sembravano fluttuare nel blu.Improvvisamente, però, iniziarono tutti ad accelerare la discesa e pensai che avessero deciso di cambiare percorso e che mi fossi perso qualche segnale. Vidi Mostafa nuotare verso il basso con rapide pinnate diretto verso i due norvegesi. Accelerai anch’io con un colpo di pinne e smisi di equilibrare il peso con il giubbotto. Solo allora mi resi conto che non erano diretti da nessuna parte, ma stavano precipitando quasi in verticale.Mostafa raggiunse la ragazza e riuscì̀ ad afferrarne una pinna con la punta delle dita. Io ero ormai a poco più̀ di cinque metri da lui e avevamo già̀ superato i quarantacinque metri di profondità̀. La luce del sole era sparita, lasciando il posto a un uniforme chiarore di un azzurro intenso. Di fronte a me, la torretta della nave si stagliava come una minacciosa sagoma nera.Guardai di nuovo verso il basso e nuotai ancora in direzione di Mostafa. Paul era a più̀ di dieci metri da me e, ancora oltre, scorsi il bagliore delle due torce dello speleologo. Le aveva accese fin dall’inizio, forse per abitudine.Osservai il profondimetro che segnava cinquantacinque metri; a quella profondità̀ la luce era quasi sparita del tutto. Accesi la mia lampada appena in tempo per vedere Mostafa mollare di colpo la presa e seguire inerte la ragazza. Feci un ultimo tentativo per raggiungerlo quando di colpo provai una certezza assoluta e agghiacciante. Era una percezione precisa. Sentii chiaramente che stavo per perdere conoscenza.Non ebbi il minimo dubbio o tentennamento. Reagii all’istante, come vedendo un oggetto fragile che cade e che si tenta di afferrare prima che si rompa al suolo. Dimenticai Mostafa e gli altri, svuotai i polmoni e aprii la valvola di risalita d’emergenza del giubbotto.Fu questione di pochissimi secondi e da quel momento non ricordo più̀ niente, nemmeno di avere iniziato a risalire, ma la certezza di aver previsto quanto stava per succedere mi era rimasta marchiata a fuoco nella mente.  

Sperando di aver stuzzicato la vostra curiosità, vi ricordo le altre tappe passate se ve le foste perse e quella conclusiva. Inoltre sotto trovate le regole e il form per il Giveaway... Sono sicura che questo romanzo non vi deluderà! 



Per partecipare al Giveaway dovete seguire queste semplici regole:
- Compilare il form cliccando sul seguente link: a Rafflecopter giveaway, qui vi si chiederà di: 
1) Diventare followers dei blog dell'iniziativa se non lo siete già; 
2) Commentare tutte le Tappe del Blogtour; 

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5 commenti:

  1. Sono estratti fantastici e, specialmente il primo - allo stesso terribii - terribili nel senso che senti l'angoscia serpeggiare lenta e inesorabile verso di te e la senti poi abbracciarti e stringerti in una morsa.
    Sono davvero incuriosita dal resto del libro.

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    1. Sì è davvero un romanzo intrigante e ti lascia con il fiato sospeso pagina dopo pagina!

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  2. Due estratti fantastici *_* sarà un romanzo stupefacente ed emozionante allo stesso tempo. questa tappa è stata bellissima

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    1. Sono contenta che ti abbia incuriosito! Sì è proprio così, emozionante!! Un colpo di scena dietro l'altro!

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  3. ho adorato ogni singola riga di questi estratti! questo romanzo ti cattura sin da subito!

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